Bayer e Monsanto, quali i rischi della fusione? Intervista al dr. Ancona

09/11/2016 - 09:42

Bayer ha chiuso l'operazione di acquisto con la Monsanto, il colosso chimico e farmaceutico tedesco ha portato a casa un'acquisizione da 57 miliardi di dollari.

La fusione con il leader statunitense delle sementi permette di giocare un ruolo da protagonista nell'agribusiness. Bayer e Monsanto avranno il controllo della produzione di semenze OGM, erbicidi e pesticidi. A questo punto, dopo questa brillante operazione finanziaria, quali sono i pericoli per l'agricoltura, per il commercio e la produzione e di conseguenza anche sulla qualità della vita? Lo abbiamo chiesto al dr. Francesco Ancona (in foto), agronomo esperto in Agroecologia.

La fusione Monsanto-Bayer quali rischi comporta? “La fusione tra le due aziende, consente alla Bayer di avere un ruolo molto più rilevante in quanto potrebbe commercializzare un quarto dei fitofarmaci venduti a livello mondiale con una funzione egemone nel settore dei semi soprattutto di soia e di cereali. Questo aggraverebbe il problema del controllo delle sementi da parte di poche grandi aziende agritech. Si tratta di un pericolo per la biodiversità in agricoltura e di un motivo in più per continuare a conservare i semi locali e antichi. Con la fusione tra Bayer e Monsanto sopraggiunge il rischio che un oligopolio di multinazionali prenda sempre di più il controllo del nostro cibo a partire da ciò che viene coltivato nei campi e dai metodi agricoli utilizzati, con possibile abuso di pesticidi e erbicidi e via libera agli OGM nella UE, a sfavore dell’agricoltura biologica e delle sue declinazioni agro-ecologiche”.

Sul rischio oligopolio, non soltanto in riferimento alla fusione delle due aziende citate, il dottor Ancona, aggiunge: “La fusione tra Bayer e Monsantoo segue l'acquisizione del gruppo Syngenta da parte di Chemchina e la fusione tra Dow Chemical e Dupont a conferma dei rischi di una eccessiva concentrazione di poche multinazionali su mercati come quelli delle sementi che sono strategici per la sovranità alimentare dei singoli Paesi. In breve tempo il mercato degli input agricoli potrebbe vedere tre società controllare circa il 65% del mercato globale dei pesticidi - e quasi l'80% del mercato degli erbicidi - nonché il 60% del mercato globale delle sementi. Una concentrazione oligopolistica molto preoccupante”.

La Monsanto è leader per la produzione di sementi Ogm: cosa sono e che impatto hanno sulla salute e l'ambiente? “È necessario innanzitutto chiarire i termini scientifici, per evitare confusioni tra “Biotecnologie Naturali” e “Manipolazioni Genetiche”, queste ultime atte a produrre Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Le prime si basano su organismi viventi "naturali" (es. Insetti utili per la Lotta Biologica allevati in Biofabbriche, Lieviti e Batteri per produrre vini, formaggi, pane, incroci tra razze e varietà della stessa specie, ecc.), mentre le manipolazioni genetiche alterano il patrimonio ereditario delle specie (DNA) inserendo frammenti di dna estranei alla linea evolutiva. Ciò non avviene in natura, laddove scambi di geni, per "definizione scientifica", si hanno solo entro i confini della specie o tra specie molto vicine nella evoluzione (che spesso, nel secondo caso, daranno origine a individui sterili) e, di generazione in generazione, nel breve periodo si ha solo un "rimescolamento del pool genetico".

Modificazioni genetiche in una specie si hanno per mezzo di mutazioni naturali ben precise e successivi adattamenti all‘ambiente, fatti che si realizzano in periodi lunghissimi di selezione darwiniana, mentre le mutazioni peggiorative o patologiche (gli "errori della natura"), in genere, si estinguono. Nell'ultimo secolo gli scienziati hanno imitato la natura ricombinando i geni all'interno delle specie e scegliendo gli individui migliori, portando a un aumento delle potenzialità produttive in Agricoltura, anche se troppo spesso si è trascurata la resistenza delle piante e degli animali, il che ha provocato impieghi massicci di pesticidi e medicinali, che oggi manifestano drammatiche conseguenze.

Negli OGM invece, si combina il DNA di specie spesso diverse e talvolta molto lontane nell‘evoluzione e nell‘ambiente di vita (batteri e mais), con impossibilità di prevedere esattamente i risultati della manipolazione. La modificazione di un tratto del dna (in maniera tra l‘altro non precisa, dal momento che i geni vengono inseriti attraverso vettori batterici o virali o "sparati" a caso nel nucleo delle cellule) influenza infatti tutto l’organismo in cui è inserito il “transgene“ (esempio la sequenza genica di un batterio che produce tossine, inserita in un mais), comportando quelli che la genetica ha individuato da almeno 30 anni come "effetti pleiotropici". Basti pensare che solo il 10% del dna umano serve a produrre proteine, il resto ha funzioni tuttora in gran parte sconosciute di “regolazione e interdipendenza“ estremamente complicate.

L’essere vivente va visto pertanto come un ecosistema complesso di cellule, tessuti ed organi, guidato dal suo dna e inserito nel più ampio ecosistema di relazioni tra individui e specie, nell’adattamento reciproco tra ambiente e modificazioni dell'individuo, in una visione coevolutiva della selezione naturale. Malgrado la scarsità di studi credibili, i risultati di cui già oggi possiamo disporre sollevano serie preoccupazioni circa la sicurezza dei cibi da OGM:

1 - Effetti simili a quelli prodotti da un “fattore della crescita” [proliferazione e crescita cellulare], osservati nello stomaco e nell’intestino tenue di giovani ratti, sono stati attribuiti al processo stesso della transgenesi o al costrutto transgenico [vettore + gene estraneo]; è quindi possibile che si tratti di effetti generali che qualsiasi cibo ottenuto con l’ingegneria genetica può provocare. Il DNA transgenico presente nei cibi viene assorbito dai batteri a livello dell’intestino umano;

2 - È stato osservato che il DNA transgenico delle piante alimentari viene assorbito dai batteri, sia nel terreno che nell’intestino di volontari umani; i geni marcatori per la resistenza ad antibiotici, presenti nei cibi transgenici, possono trasmettersi a batteri patogeni, fatto che rende poi molto difficile il trattamento delle infezioni;

3 - DNA transgenico e cancro. È provato che il DNA transgenico sopravvive alla digestione nell’intestino e che ‘salta’ nel genoma delle cellule di mammifero, dando luogo alla possibilità che si comporti da elemento cancerogeno;

4 - L’uso di prodotti GM, ad esempio mais, per l’alimentazione animale può comportare rischi non solo per gli animali, ma anche per gli esseri umani che consumano i prodotti di quegli animali, (Tratto dal documento ISP- Gruppo Scienziati Indipendenti- Londra 2003).

Ma il rischio maggiore degli OGM è la perdita di biodiversità a causa della contaminazione di piante selvatiche attraverso l’incrocio e dell’uso dei diserbanti che sono associati alla coltivazione di OGM e che provocano la moria di insetti e l’inquinamento delle acque. La coltivazione delle piante transgeniche comporta l’aumento dell’uso dei pesticidi per almeno due motivi: le piante mutate possono determinare lo sviluppo di resistenze alle tossine trangeniche da parte di insetti invalidando i “benefici” della tecnologia e provocando il ricorso ad altri pesticidi; la resistenza agli erbicidi può essere trasmessa a specie infestanti con l’effetto che sarà necessario impiegare più e diversi pesticidi”.

La Monsanto produce il glisofato, un erbicida largamente usato in agricoltura. Quali possono essere le conseguenze per la salute e l'ambiente? “E’ considerato certamente cancerogeno per gli animali e potenzialmente cancerogeno per l’uomo, classificato in passato come interferente sul sistema endocrino e, più di recente secondo studi del Mit del 2013-2014, sospettato essere alla base di gravi pericoli come l’insorgenza della celiachia. Esistono inoltre correlazioni epidemiologiche tra l’esposizione al Glifosato e il linfoma di non-Hodgkin e agli aumenti di leucemie infantili e malattie neurodegenerative (come il Parkinson). La pericolosità del Glifosato per persone, piante e animali è confermata dal fatto che questo prodotto largamente utilizzato in agricoltura professionale lo era anche per la pulizia delle strade e delle ferrovie non potrà più essere usato nemmeno nelle aree urbane come i giardinetti o i bordi di strade e ferrovie. Il decreto in particolare ne vieta l'uso in zone "frequentate dalla popolazione o da gruppi vulnerabili quali parchi, giardini, campi sportivi e zone ricreative, aree gioco per bambini, cortili ed aree verdi interne a complessi scolastici e strutture sanitarie".

Vietato pure in fase di pre-raccolta o in combinazione con le Poe-tallowamine, sostanze, coformulanti tensioattivi, sicuramente cancerogene. Inoltre in Italia, secondo anche l’ultimo report 2016 a cura dell’Ispra, risulta essere la sostanza che nell’acqua supera maggiormente i limiti della soglia fissata dalla Legge, insieme al suo metabolita (ossia il prodotto dalla degradazione del Glifosato) di nome Ampa”.

Esistono delle alternative al glisofato? Le alternative al glifosato ci sono, e vanno rese note e incentivate sia in agricoltura che per la manutenzione del verde pubblico. Si tratta di buone pratiche agronomiche ecologiche, a partire dai metodi di coltivazione biologici e biodinamici, che risultano sostenibili anche nel rapporto costi-benefici, sia a breve che a medio termine. La vera innovazione è adottare l’approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, garantire raccolti adeguati e affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali. Le tecniche di agricoltura biologica e biodinamica sono in grado di aumentare la sostanza organica dei suoli, la capacità di sequestro di carbonio, quella di trattenere acqua riducendo le necessità d'irrigazione, aumentando contemporaneamente la produttività nel medio e lungo periodo. Si richiede maggiore conoscenza, ricerca, formazione e supporto tecnico. Sono queste le tecniche innovative in grado di rispondere in maniera più adeguata alla domanda di cibo buono e sano a tutela della salute dei cittadini, alla mitigazione del cambiamento climatico e a offrire nuovi spazi economici e di lavoro per i giovani”. L'esperto aggiunge inoltre: “Oggi la vera innovazione è rappresentata da un insieme di tecniche agricole fondate sulla conoscenza delle dinamiche naturali, delle specificità territoriali e basate su principi ecologici. La vera innovazione è adottare l'approccio agroecologico, per migliorare la fertilità dei suoli, diversificare le produzioni, garantire raccolti adeguati e affrontare il controllo dei parassiti e delle erbe seguendo e monitorando le dinamiche naturali”.

Le tecniche di agricoltura biologica e biodinamica sono in grado di aumentare la sostanza organica dei suoli, la capacità di sequestro di carbonio, quella di trattenere acqua riducendo le necessità d’irrigazione, aumentando contemporaneamente la produttività nel medio e lungo periodo, e oggi chiedono più conoscenza, ricerca, formazione e supporto tecnico. Sono queste le tecniche innovative in grado di rispondere in maniera più adeguata alla domanda di cibo buono e sano a tutela della salute dei cittadini, alla mitigazione del cambiamento climatico e a offrire nuovi spazi economici e di lavoro per i giovani. Insieme di tecniche alternative all’uso del diserbo chimico diserbo manuale e meccanico (sarchiatura, erpicatura, trinciatura, pirodiserbo, vapore) (sovesci con specie erbacee rinettanti come concimazione verde, false semine, trapianti al posto delle semine, pacciamatura con materiale biodegradabile, rotazioni e avvicendamenti, con abbandono della monocoltura); nella sola gestione del verde pubblico ove necessario intervenire con l'acido pelargonico (un prodotto naturale di origine vegetale che svolge un'azione erbicida di contatto, senza azione residuale e senza inquinamento del suolo)”.

 

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