Compresse difficili da ingoiare, ma spezzarle è dannoso

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04/12/2017 - 15:11

Certe medicine, si sa, sono proprio difficili da buttar giù. Ne sanno qualcosa gli anziani, che spesso hanno anche difficoltà di deglutizione. Le pasticche a volte sono grandi e difficili da ingerire, così spesso succede che le persone avanti con gli anni decidano di tagliarle o triturarle o addirittura di mescolarle agli alimenti. Ma non è una buona idea, anzi la pratica può rivelarsi decisamente pericolosa.

Lo hanno detto gli esperti della Società Italiana di Gerontologia e Geriatria (SIGG), riuniti nei giorni scorsi a Napoli per il loro 62° Congresso Nazionale. E hanno messo in guardia contro i rischi di schiacciare o dividere le pillole per assumerle più facilmente o per "aggiustare" le dosi della terapia, come spesso consigliano gli stessi medici. Quattro anziani su dieci alterano la struttura dei farmaci, frantumando le compresse, e uno su cinque le camuffa nei cibi.

Ma la divisione delle pillole è diseguale in un caso su tre anche se si utilizza uno strumento di precisione come il taglia-pillole: così facendo, infatti, la quantità di farmaco assunta si discosta di almeno il 15% da quella prescritta, con un rischio di sotto o sovradosaggio che riduce l'efficacia della terapia. Non mancano gli effetti collaterali: perché se il medicinale ha una finestra terapeutica stretta, ovvero è tossico a dosaggi che si allontanano anche in modo minimo da quelli necessari, il pericolo di eventi avversi gravi è concreto. Far rivedere o richiedere al medico formulazioni diverse può ridurre fino al 70% la necessità di spezzare le compresse.

«Dividere le pillole è sempre fonte di errori - spiega Nicola Ferrara, presidente SIGG - l'imprecisione è inevitabile soprattutto negli anziani che hanno spesso difficoltà visive o problemi articolari alle mani. Non parliamo poi di quando la pastiglia viene triturata: non perderne una parte consistente è praticamente impossibile. Un'operazione che viene spesso estesa a tutte le medicine prescritte, mescolate in un'unica soluzione. Un mix che può provocare rischi di interazione fra principi diversi e fenomeni di irritazione delle vie aeree a causa dell'inalazioni delle polveri».

Secondo i dati raccolti dalla SIGG, la pratica di alterare i farmaci è un'abitudine diffusa soprattutto nelle residenze assistenziali sanitarie, perché molti pazienti non riescono a deglutire a causa di demenza o ictus. Ma ridurre il ricorso al taglio delle compresse è possibile, «per esempio somministrando la pastiglia intera assieme a yogurt, budini o altri cibi di consistenza morbida, oppure usando farmaci in diversa formulazione, dalle gocce ai granulati», consiglia Luisa Guglielmi della Fondazione "Casa di Riposo di Robecco d'Oglio" ONLUS.

(ANSA)

 

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