Degenerazione maculare: porta alla cecità, ma gli italiani non lo sanno

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02/11/2017 - 09:21

Lo scorso 30 ottobre a Milano sono stati presentati i risultati della prima indagine a livello nazionale sulla Degenerazione Maculare, che ha rilevato l’opinione di un campione rappresentativo della popolazione italiana sopra i cinquant’anni. La ricerca, condotta dall’istituto Lorien Consulting in collaborazione con il Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO), ha dato la possibilità di dare voce anche a chi soffre di questa patologia, ovvero oltre il 5,3% della popolazione over 50, per un totale stimato di 1.400.000 sofferenti in Italia. Non va dimenticato, inoltre, che l'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) ha stimato che nei prossimi trent'anni la cecità causata dalla Maculopatia subirà un aumento esponenziale, soprattutto nei paesi più industrializzati.

Più donne che uomini

Rispetto al totale campione, i sofferenti risultano essere in prevalenza donne (69% vs 54% del totale), provenienti dal Nord Ovest (40% vs 27%), con un’età distribuita in maniera diametralmente opposta rispetto alla popolazione e con una maggiore concentrazione di ultraottantenni (54% vs 14%). Anche nella percezione generale, i sofferenti di questa patologia sono più donne che uomini. Dall’indagine è emersa inoltre una correlazione fra la Degenerazione Maculare (DM) e altre patologie o abitudini di vita scorrette; i sofferenti sono ad esempio maggiormente affetti da diabete (25%) rispetto al resto della popolazione over 50 (11%), hanno subito o devono subire interventi di cataratta (35% vs 13%) o soffrono di ipertensione (46% vs 35%), così come ci sono più fumatori tra i sofferenti (31%) che nel resto del campione (23%).

Solo l'11% la conosce

Nonostante sia una malattia diffusa, è ancora molto scarsa la conoscenza tra i non sofferenti: il 32% afferma di conoscerla, ma solamente l’11% riesce a darne spontaneamente una definizione più precisa e a ricordarne alcuni degli effetti principali, tra cui la percezione di macchie scure (scotomi) e di distorsioni (metamorfopsie), fino quasi alla perdita della vista. Quest’ultima percentuale sale, naturalmente, per chi è affetto dalla patologia, sebbene sia solo il 29%. Solo dopo averne riferito la corretta definizione, i conoscitori fra la popolazione raggiungono il 41%, che resta ben al di sotto della metà degli intervistati, mentre raggiunge il 100% fra i sofferenti. Per i non sofferenti che la conoscono, comunque, il passaparola è il principale canale di comunicazione (10%), mentre ancora molto bassa è la percentuale di persone che ne hanno sentito parlare tramite i media tradizionali.

Una forte differenza tra i due campioni è costituita dall’individuazione dei corretti sintomi e cause della DMLE (Degenerazione Maculare Legata all'Età). Se infatti il 25% del totale campione ricorda le corrette cause, fra cui diabete, un’età superiore ai 50 anni e l’ipertensione, e il 20% dello stesso cita almeno un sintomo corretto, in primis la perdita della capacità visiva, tali percentuali salgono rispettivamente all’81% e al 75% per gli affetti dalla patologia.

Ignorato l'esame salva cecità

Ma la principale differenza risiede nella percezione della gravità della malattia. Se i sofferenti, utilizzando una votazione da 1 a 10, la giudicano in media all’8,7, con un 54% che indica un voto tra 9 e 10, per gli ultracinquantenni italiani il punteggio medio è pari a 7, dove, però, più della metà del campione non sa indicare nessun voto. La maggior parte del campione (74%) non sa inoltre che basta un semplice esame oculistico (si chiama OCT - Tomografia a Coerenza Ottica), oltre agli esami più specifici, per ottenere una diagnosi della malattia. «Una diagnosi precoce, ottenibile con un semplice esame non invasivo che dura pochi minuti – sottolinea il professor Francesco Bandello, ordinario di Oftalmologia dell’Università Vita e Salute del San Raffaele – è fondamentale per anticipare la terapia nei tempi giusti».

Mese della prevenzione col patrocinio del Ministero della Salute

Al riguardo, dall’indagine è stata colta con grande soddisfazione l’iniziativa di una campagna di prevenzione promossa da CAMO, in collaborazione con l’Ospedale San Raffaele di Milano, e con il patrocinio del Ministero della Salute, che offrirà ai cittadini un mese di visite gratuite presso quindici centri di eccellenza su tutto il territorio per diagnosticare questa patologia.

«Proprio perché siamo consapevoli che la popolazione ignora la gravità della maculopatia – spiega il dottor Lucio Buratto, direttore scientifico del Centro Ambrosiano Oftalmico (CAMO) – abbiamo deciso di attuare questo grande screening con una task force di specialisti. Vogliamo fermare questa epidemia che porta grave compromissione della vista».

«L’indagine, infatti, ha fatto emergere un alto numero di sofferenti di questa patologia. Eppure sono ancora in pochissimi a conoscerla e a ricordare dettagli correlati a essa. Chi la vive ne conosce certamente il livello di gravità, ma fra gli altri la conoscenza è talmente esigua da non sapere che basterebbe una visita medica oculistica per averne una prima diagnosi», ha commentato il presidente di Lorien Consulting e direttore della ricerca, il dottor Paolo Rossi.

L’indagine è stata condotta con metodologia di raccolta dati quantitativa CATI (Computer-Assisted Telephone Interviewing) su un campione di seicento persone rappresentativo per sesso, età, area geografica e ampiezza centro abitato della popolazione italiana over 50.

Il sondaggio è stato realizzato tra l'11 e il 16 settembre 2017.

 

Per saperne di più

Maggiori informazioni sul Mese della Prevenzione della Maculopatia saranno presto disponibili sul sito www.maculopatie.com

 

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