Endometriosi: conoscenza e alimentazione per affrontarla

Autore:
Redazione
21/04/2016 - 09:46
Il dolore come compagno di vita: a questo porta l'endometriosi, malattia infiammatoria e multifattoriale. Spesso viene diagnosticata in ritardo, quando le donne hanno difficoltà a concepire, mentre avrebbero potuto cominciare a curarsi cinque o addirittura dieci anni prima. Consiste nella presenza anomala in altri organi del tessuto che solitamente riveste la parete uterina. Tre milioni di donne in Italia ne soffrono, eppure spesso tacciono; perché poco ascoltate, perché fino a pochi anni fa era poco conosciuta, anche dai medici.                                                                   
Le cause non sono del tutto note, una delle ipotesi è quella della "mestruazione retrograda": parte del flusso mestruale risale verso le pelvi, trasportando queste cellule nelle sedi sbagliate. In corso di studio cosa possa concorrere allo sviluppo della malattia: i fattori ambientali come inquinamento, assunzione di ormoni, alimentazione, movimento fisico; e quelli epigenetici, cioè l'influenza dell'ambiente su un determinato corredo genetico individuale. Un grosso avanzamento per la cura e le condizioni di vita delle pazienti dovrebbe esser dato dall'inserimento dell'endometriosi nei nuovi L.E.A. (livelli essenziali di assistenza). Tuttavia ancora non c'è niente di definitivo: "Per adesso sono tutti proclami" - ribatte Jessica Fiorini, vicepresidente A.p.e., associazione progetto endometriosi - "oggi un medico non può ancora scrivere "endometriosi" su un certificato. Noi spieghiamo continuamente che ancora non c'è stato nessun riconoscimento, perché i nuovi L.E.A. non sono ancora esecutivi".                                                                            
Il dottor Massimo Gualerzi, cardiologo, professore a contratto dell'Ateneo parmense, ha illustrato come l'alimentazione possa avere un ruolo importante nella gestione delle malattie infiammatorie. Il palcoscenico è stato l'incontro "Endometriosi: infiammazione e alimentazione", tenutosi a Roma lo scorso 16 aprile.

Dottor Gualerzi, qual è il cibo ideale per le donne con endometriosi?

"Puntare ad una alimentazione consapevole e corretta, eliminare il più possibile il latte e le proteine animali. Siamo stati senza sale per 60 milioni di anni; oggi nei paesi occidentali ne prendiamo circa 11 grammi al giorno, contro 1 grammo assunto da popolazioni indigene come i boscimani. Fare attività fisica potenziando quello che in termini tecnici viene chiamato "il core". Pensare sempre in modo positivo; ormai sappiamo anche da studi internazionali che le malattie infiammatorie hanno un addentellato molto importante con la mente".

Quindi consiglierebbe il Pilates?

"Abbiamo fatto praticare alle pazienti un misto di yoga, pilates ed altre attività aerobiche".

Che tipo di miglioramenti riscontrabili ci sono?

"Seguo molte ragazze con l'endometriosi per quanto riguarda il benessere, l'alimentazione e gli stili di vita. I miglioramenti sono riscontrabili nella riduzione del dolore e nella minore assunzione di farmaci, e questo è monitorabile. Il benessere percepito aumenta. Abbiamo condotto uno studio che stiamo per pubblicare. Ancora non sappiamo su quale pubblicazione scientifica. E' uno studio pilota, probabilmente uscirà su una rivista italiana di ginecologia, per quelle internazionali i numeri sono ancora troppo piccoli".

Anche se lei non è un ginecologo, cosa potrebbe consigliare per un corretto approccio alla gestione della malattia?

"Essendo l'endometriosi una malattia infiammatoria, ha subito pensato che il mio metodo potesse interessare le donne ammalate. Ancora non se ne conoscono le cause, tuttavia la corretta alimentazione, il movimento e la consapevolezza personale possono aiutare a ridurre i sintomi, e l'assunzione degli antinfiammatori. In alcuni casi si può anche aumentare la probabilità di avere figli, che è uno dei più grandi problemi delle donne con endometriosi". 

Sembra quindi che anche in Italia si cominci a parlare diffusamente di endometriosi, come richiesto durante la giornata mondiale della patologia, celebrata il 19 marzo. Le ragazze più giovani, grazie ad una maggiore informazione, potranno evitare di soffrire inutilmente per anni, avendo più chances di vivere serenamente maternità e sessualità. Aver previsto l'endometriosi di III e IV stadio nei nuovi L.E.A. è un ulteriore passo avanti; un concreto e definitivo aiuto da parte del SSN potrebbe essere l''istituzione di centri di riferimento per l'endometriosi in ogni regione, o almeno un centro per ogni "macroregione" nord-centro-sud, in modo da servire il territorio nazionale.

 

A cura di Francesca Romana Golino

 

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