Etna: flora e fauna di uno dei luoghi più belli del mondo

«Etna fumoso, colonna del cielo, perenne nutrice di fulgida neve, tra le cui latebre rigghiano fonti purissime d’orrido fuoco». Con questi versi Pindaro, nel V secolo a.C., esprimeva la sua ammirazione ed il suo profondo rispetto per l’Etna; straordinaria meta turistica adatta per ogni stagione, sia che decidiate di visitare il vulcano d’estate per andare a rilassarvi in montagna, lontano dal caldo torrido, sia che vogliate passare una giornata invernale sulla neve.
L’Etna non affascina solo per la grandiosità delle sue eruzioni e per le colate di lava incandescente, ma anche per l’ambiente indescrivibile a parole, ricco di profumi, sapori e colori.
Il rapporto tra i catanesi ed il vulcano è un legame speciale... una sorta d’amore che non deriva solo dal piacere di rivedere, ogni giorno, la maestosità del vulcano. Quando si parla ad un catanese dell’Etna si nota, sin da subito, la sua espressione cambiare, con gli occhi immediatamente trasportati davanti “a Muntagna”, “U Mungibeddu”.
La flora è ricca, varia e diversamente distribuita in relazione all’altitudine e all’esposizione dei versanti. Per conoscerla al meglio, è possibile suddividere idealmente il vulcano in tre sezioni: il piano mediterraneo basale, il piano montano mediterraneo, il piano alto mediterraneo, ossia la parte sommitale dell’Etna.
PIANO MEDITERRANEO BASALE In questo piano di vegetazione si trovano moltissime entità vegetali correlate all'influenza dell'uomo: il paesaggio è sostanzialmente dominato da agrumeti, vigneti, oliveti, mandorleti, pistacchieti e alberi da frutto. Ma anche questa fascia ospita numerose ed importanti specie naturali, in funzione della maggiore o minore distanza dal mare, dei substrati, delle quote, dei versanti.
PIANO MONTANO MEDITERRANEO Qui si spingono in gruppi o elementi isolati il pino laricio, il faggio e la betulla, che risultano spesso sparsi o in forme nane e contorte fino a cedere il posto alla vegetazione a pulvino più adatta alle ostilità del clima montano. Il principale dominatore dei pulvini spinosi disseminati lungo i versanti del vulcano è l’astragalo. L’Astragalus Siculus Endemica Etnea ha un ruolo importantissimo nella difesa delle ripide pendici del vulcano, reso mobile dal materiale incoerente che lo costituisce, come per esempio le ceneri e le leggere scorie. L’astragalo presenta un robusto apparato radicale su cui crescono pulvini spinosi alti dai 30 ai 50 centimetri, con un diametro di 1-2 metri. La sua capacità di trattenere e fissare il suolo permette la crescita di numerose e delicate piantine tra cui: il cerastio (Cerastium Tomentosum), la viola (Viola Aethnensis), la camomilla dell’Etna (Anthemis Aetnensis), il senecio (Senecio Squalidus varietà Aetnensis), il tanaceto (Tanacetum Siculum), la seriola taraxacoides (Robertia Taraxacoides), l’elicriso (Helicrisum Italicum). Associata all’astragalo troviamo la Saponaria Sicula e il caglio dell’Etna (Galium Aetnicum).
Tra le sabbie ed i lapilli trovano posto i caratteristici cuscinetti della saponaria (Saponaria Sicula) dagli eleganti fiori rosei, o i rossi cespi della romice dell'Etna (Rumex Aetnensis). Oltre i 2.400 metri solo radi popolamenti di romice e di senecio riescono a vivere, resistendo al freddo invernale ed alla estrema siccità estiva.
La fauna dell’Etna venne descritta nell’800 da Giuseppe Antonio Galvagni. Da allora le cose, per gli animali, non sono andate per il meglio. Le specie all’epoca rare sono scomparse, altre ancora si sono aggiunte al loro numero (tra esse il Gufo Reale) e molte sono entrate a far parte di quelle rare. La caccia spietata, il taglio dei boschi, l’uso dei pesticidi e il sempre maggior disturbo creato da un turismo aggressivo e devastatore, che ha portato case, strade e mezzi motorizzati in ambienti prima incontaminati, sono stati i fattori recenti che hanno causato una ulteriore rarefazione della fauna.
Buona parte delle specie di rettili presenti in Sicilia si trovano anche sull’Etna. La testuggine comune si trova in diversi ambienti ricchi di vegetazione, con preferenza per quelli piuttosto umidi. Si nutre di erbe, radici, frutti ed anche d’insetti, molluschi ed altri invertebrati.
Lacertidi: il ramarro, la lucertola campestre e il gongilo conosciuto come tiraciatu. Tali rettili si incontrano con facilità, specialmente la lucertola campestre sui muri a secco e nelle rocce che costituiscono le colate laviche.
Gli anfibi necessitano per riprodursi di un ambiente acquatico e nell’area etnea sono presenti solo nella zona pedemontana. La specie più diffusa è la rana verde minore. Tipicamente acquatica popola gli stagni e i corsi d’acqua. Il rospo comune è specie più terricola. Gli adulti trascorrono il giorno in tane scavate nel terreno o sotto le pietre. Hanno attività prevalentemente notturne e possono predare anche piccoli vertebrati come lucertole, roditori ed insettivori. Meno frequente è il rospo smeraldino, esso è più piccolo del rospo comune ma con simili caratteristiche.
Uccelli: le specie volatili sono davvero numerose, molte di esse sono tutelate. Troviamo lo sparviero, la poiana, il gheppio, il falco pellegrino, l’aquila reale. Tra i rapaci notturni presenti anche nelle aree urbane: il barbagianni e l’assiolo; infine, troviamo l’allocco e il gufo comune presente solo sull’Etna e non nelle restanti aree dell’isola.
Mammiferi: quelli che oggi vivono sull'Etna comprendono soltanto specie di piccola e media taglia, per lo più attive all'imbrunire o di notte e non legate a quote particolari. Tra i mammiferi troviamo la volpe, che è presente soprattutto nei boschi, alcuni esempi di gatti selvatici e ghiri nelle foreste di latifoglie, la donnola molto diffusa nelle pianure, martore nei boschi di conifere, scoiattoli nei castagneti e boschetti di querce, istrici in zone rocciose fino a 1.300 metri, lepri, conigli selvatici presenti in gran numero in cespugli e boschi di conifere estendendosi fino ai limiti della vegetazione.
Insettivori: il mustiolo e la crocidura sicula (entrambi toporagni), il riccio.
Roditori: il ghiro, il quercino, il ratto nero, il topolino delle case, il topo selvatico e l’istrice.
Lagomorfi: il coniglio e la lepre, visibili sia negli spazi verdi che nei dintorni dei centri urbani.
Chirotteri: il rinolofo maggiore e rinolofo minore, l’orecchione, il pipistrello albolimbato, il vespertillo maggiore, la nottola e il miniottero.
Un animale caratteristico del vulcano da secoli presente in Sicilia, grande compagno dell’uomo e specialmente dei cacciatori, è il Cirneco dell’Etna, cane dalle orecchie dritte e larghe alla base, dal portamento snello e slanciato con zampe lunghe ed agili che gli permettono di raggiungere i 45 km/h (questo lo rende un vero e proprio maestro nella ricerca di lepri e conigli). È oltretutto munito di robuste dita a cuscinetti che lo rendono unico nel camminare facilmente fra le rocce vulcaniche.
La natura sa come ammaliarci, sorprenderci, incantarci e l’Etna è, di sicuro, uno dei luoghi più magici e suggestivi del pianeta; il più grandioso vulcano attivo d’Europa.
Dunque, una presenza inquietante e spaventosa, ma al contempo affascinante, leggendaria, trionfale, solenne che, visibile da buona parte dell’isola, sovrasta l’intera provincia catanese.
Per approfondire
www.ilpapaverorossoweb.it/article/etna-raccontare-la-“muntagna”-tra-meraviglia-e-terrore
www.ilpapaverorossoweb.it/article/ingv-afferma-“radon-dalle-faglie-delletna-pericoloso-la-salute”
www.ilpapaverorossoweb.it/gallery/meravigliosa-etna
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Giornalista e scrittrice, con studi giurisprudenziali, è appassionata di benessere, salute, tutela ambientale. Vincitrice del premio “Miglior autrice della provincia di Taranto”, assegnato nell’ambito del Concorso Nazionale “Il mare tra le righe”, ha collaborato a testate online e riviste cartacee di spicco. Il suo motto? «Insegui i tuoi sogni, sempre e comunque!».







