Fratture, il rischio potrebbe aumentare seguendo le diete pescetariana, vegana e vegetariana

Autore:
Redazione
30/11/2020 - 04:29

Regimi alimentari come le diete vegana, vegetariana o pescetariana potrebbero esporre in misura maggiore al rischio di incorrere in fratture ossee, a causa del ridotto apporto di proteine e calcio.

A dirlo è una nuova ricerca che, pubblicata sulla rivista BMC Medicine e condotta da esperti delle Università di Oxford e Bristol, ha scoperto un aumento del 43% delle possibilità di fratture totali per chi segue diete che non includono il consumo di carne.

«Prendendo in considerazione l’Indice di Massa Corporea (BMI), il calcio e l’assunzione di proteine, abbiamo notato tuttavia che il rischio assoluto di fratture è meno significativo», afferma Tammy Tong, epidemiologo nutrizionale presso il Nuffield Department of Population Health dell’Università di Oxford.

Il team ha analizzato i dati relativi a 54.898 persone nell’ambito dello studio EPIC-Oxford, prendendo in considerazione uomini e donne del Regno Unito reclutati tra il 1993 e il 2001. Il 54% dei partecipanti (29.380) seguiva un’alimentazione normale, il 15% (8.037) pescetariana, il 28% (15.499) vegetariana e il 3% (1.982) vegana. Il follow-up è stato condotto per una media di 18 anni, durante i quali sono state monitorate le condizioni di salute ossea e l’insorgenza di fratture nel campione di riferimento.

«Questo è il primo studio completo sui rischi di fratture totali e sito specifiche in base alle abitudini alimentari. I nostri risultati evidenziano che il rischio di frattura all’anca potrebbe essere fino a 2 o 3 volte più elevato per i vegani rispetto alle persone che mangiano la carne, il che si traduce in una media di quindici casi in più ogni mille persone in 10 anni», sottolinea il ricercatore.

Il gruppo di ricerca riporta i dati sulle fratture ossee di braccia, polsi, anche, gambe, caviglie e altri siti, come clavicola, costole e vertebre.

«Oltre a un rischio più elevato di problemi all’anca, i non mangiatori di carne erano associati a una percentuale maggiore di fratture alle gambe. Non abbiamo osservato differenze significative nei rischi tra i gruppi dietetici per quanto riguarda braccio, polso o caviglia», aggiunge Tammy Tong.

Gli studiosi hanno preso in considerazione l’assunzione totale di proteine, il che ha portato ad un lieve calo nelle possibilità di insorgenza delle fratture.

«Studi precedenti hanno dimostrato che un basso Indice di Massa Corporea potrebbe essere legato ad un rischio più elevato di fratture dell'anca e un basso apporto di calcio e proteine potrebbe essere associato a una peggiore salute delle ossa. Il nostro lavoro dimostra che i vegani, che in media hanno un BMI, un apporto di proteine e calcio inferiori, possono correre rischi più elevati in ambito di salute ossea», avverte il ricercatore.

Secondo il team, diete ben bilanciate e prevalentemente a base vegetale possono migliorare il benessere dell’organismo. Infine, Tong ricorda che nel lavoro appena pubblicato non si è distinto «tra le fratture provocate da una minore salute delle ossa e quelle provocate da incidenti. Un altro limite riguarda la popolazione di rappresentanza, che includeva principalmente individui bianchi europei, per cui ci proponiamo di continuare a indagare estendendo il campione di riferimento per i prossimi studi».

(Fonte: AGI - Fotografia di copertina: Pixabay)

 

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