"Giornata nazionale della carne": scempio a cui noi diciamo NO

Autore:
Jose Marano
10/05/2016 - 17:49

"Giornata nazionale della carne" non uno scherzo, ma una triste verità. Istituita dalla Coldiretti per il 5 Maggio la giornata nazionale della carne è la prima festa in Italia che promuove il consumo di carne. Una grande grigliata di carne per festeggiare “l’orgoglio carnivoro” e difendersi dalla “moda” vegana. Così spiega il presidente Roberto Moncalvo: "Abbiamo deciso dar vita ad un’operazione verità sulla carne italiana ed i suoi primati qualitativi e di sostenibilità ambientale ma vogliamo anche aiutare con equilibrio e buonsenso a fare scelte di acquisto consapevoli e non cadere in pericolose mode estreme". 

La domanda nasce spontanea, anzi, le domande nascono spontanee. Consumo di carne e sostenibilità ambientale!? Da quando in qua la sostenibilità ambientale cammina a braccetto con il consumo della carne?

La consapevolezza ormai oggi dell'effetto non benefico della carne, ha portato le persone a fare delle scelte sulla propria alimentazione,  scelte non per moda, ma per la salute, grazie alla possibilità di informarsi.

 Consumo di carne e sostenibilità ambientale, sono due cose che non possono coesistere.

La zootecnia globale è ritenuta un fattore centrale nell'uso di risorse alimentari e idriche, inquinamento delle acque, uso delle terre, deforestazione, degradazione del suolo ed emissioni di gas serra. Nonostante spesso sia un fattore trascurato, anche il consumo degli animali marini incide in maniera significativa sull’equilibrio ambientale, e la pesca e l'acquacoltura sono ritenuti anch'essi responsabili di diversi problemi di natura ambientale. L'insieme di questa situazione si ripercuote anche sulla fauna e sulla flora selvatica impoverendone la biodiversità.

Quando si parla di sviluppo sostenibile, non ci si può esimere dal chiamare in causa la dieta della società di oggi ricca di questo alimento iper-proteico. La carne infatti è uno dei prodotti più dispendiosi, inefficienti ed inquinanti con un consumo molto elevato di risorse. In particolare lo è l’allevamento intensivo per incrementare la produttività e la redditività, per cui si ritrova un numero elevato di animali in uno spazio molto ristretto. Questo è un modo innaturale di allevare gli animali che ricorre ampiamente allo sfruttamento delle risorse ambientali in modo spesso indiscriminato.

Ecco alcuni dei motivi per considerare dannosa  la produzione di carne verso l’eco-sistema:

1. Degrado del suolo

Sebbene sia un dato poco stimato, l’allevamento intensivo di animali è in gran parte responsabile dell’erosione del terreno.

2. Deforestazione

Solo il Brasile, secondo i dati forniti dal CIFOR- Centro per la Ricerca Forestale Internazionale e dell’INPE-Istituto per la Ricerca Spaziale del governo brasiliano, in soli 6 anni (tra il 1997 e il 2003) ha visto un aumento del 600% di esportazione di carne bovina, soprattutto verso i paesi europei.

3. Consumo energetico

La produzione di carne, soprattutto bovina, si basa su un sistema inefficiente: l’economista Frances Moore Lappé (“Diet for a Small Planet”, New York, Ballantine Books, 1982, pp.69-71) ha calcolato che in solo un anno negli USA sono stati prodotti 145 milioni di tonnellate di cereali e soia, dalla cui trasformazione sono stati ricavati solo 21 milioni di tonnellate di carne, latte e uova.

4. Inquinamento chimico

Anche l’inquinamento del suolo e delle acque si può ricondurre all’allevamento intensivo di bestiame e al massiccio sfruttamento del terreno per monocolture destinate a diventare mangimi per animali.

5. Consumo idrico

Il consumo di acqua per la produzione di cereali e foraggio per uso animale, insieme a quella necessaria all’abbeveraggio degli animali e alla pulizia delle stalle, è uno dei fattori di maggior consumo delle risorse idriche mondiali ed ha un profondo impatto sull’economia delle risorse del pianeta. Il dato fornito da Water Footprint, sito web gestito dall’Università di Twente (Paesi Bassi) e dall’UNESCO-IHE Institute for Water Education, fa riflettere: per produrre un solo chilo di carne di manzo sono necessari 16 mila litri di acqua!

6. Smaltimento delle deiezioni

Un’altra pesante conseguenza degli allevamenti intensivi è la difficoltà di smaltire le deiezioni del bestiame che, invece, in condizioni di allevamento tradizionali, rappresenterebbero una grande risorsa per il mantenimento della fertilità del terreno.

7. Riscaldamento globale e piogge acide

Ancora in riferimento alle deiezioni, si può dire che il bestiame produce direttamente gas-serra come sottoprodotto della digestione; in particolare nel caso dei bovini si tratta di un gas fortemente inquinante come il metano. Alcuni studi hanno rilevato che l’elevato contenuto di ammoniaca degli escrementi degli animali allevati possa essere alla base del fenomeno delle piogge acide.

Quindi perchè la necessità di istituire la una giornata nazionale della carne? L'iniziativa arriva in un momento particolarmente critico per la categoria: quasi un italiano su dieci ha detto completamente addio alla carne, ma nel 2015 la tendenza si è fatta sentire sull' intera popolazione con gli acquisti delle famiglie che sono crollati del 9 per cento per la carne fresca di maiale, del 6 per quella bovina e dell'1 per quella di pollo come pure per i salumi, scendendo ai minimi dell'inizio del secolo. Il 7,1 per cento degli italiani si dichiara vegetariano mentre la percentuale di vegani ha raggiunto l'1 nel 2015 per un totale dell'8 per cento di persone che non mangia carne, una percentuale in sostanziale aumento rispetto all'anno precedente (erano complessivamente il 5,9), secondo le elaborazioni Coldiretti su dati Eurispes.

Il veganesimo e le scelte alimentari consapevoli non sono una moda, non si fanno scelte così importanti per moda, sono una presa di coscienza.

 

 

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