Gli antibiotici preventivi dal dentista sono inutili in quattro casi su cinque

11/06/2019 - 08:04

In oltre quattro casi su cinque (81%) la prescrizione di antibiotici a scopo preventivo prima di procedure dentistiche potrebbe essere non necessaria e quindi contribuire ad alimentare resistenze farmacologiche e altri rischi per la salute dei pazienti.

Lo rivela uno studio statunitense pubblicato sulla rivista JAMA Network Open e condotto presso la University of Illinois a Chicago sulla base dell'analisi di 168.420 visite dentistiche. I farmacologi USA hanno confrontato il numero totale delle prescrizioni di antibiotici prima di queste visite con il numero di pazienti ad alto rischio per i quali le linee guida in vigore negli States raccomandano, appunto, l'antibiotico prima di una procedura dentistica.

«L'antibiotico preventivo - spiega intervistato dall'ANSA Mario Aimetti del Dipartimento di Parodontologia dell'Università degli Studi di Torino e presidente della Società Italiana di Parodontologia e Implantologia (SIdP) - è raccomandato solo per pochi pazienti. Generalmente si tratta di persone che necessitano di essere protette a causa di gravi condizioni di salute generale, identificate a livello internazionale con apposite tabelle che devono essere di conoscenza del medico curante. Tra questi, ad esempio, pazienti con gravi problemi alle valvole cardiache».

In base a questo confronto è emerso che ben l'81% degli antibiotici prescritti non era necessario. Si tratta di una quota significativa poiché si stima che i dentisti siano responsabili del 10% di tutti gli antibiotici prescritti.

«Gli antibiotici vanno prescritti con molta attenzione e solo quando necessari, onde evitare che diventino inefficaci quando poi realmente servono. L'antibiotico-resistenza causa tra i 4.000 e i 5.000 morti l'anno nel nostro Paese», continua Aimetti.

«Usare antibiotici a scopo preventivo apre le porte a tutta una serie di rischi connessi con l'uso di questi farmaci - spiega l'autrice del lavoro Katie Suda - tra cui l'insorgenza di resistenze farmacologiche e di infezioni, specie quando le evidenze scientifiche suggeriscono che i rischi connessi con l'uso di antibiotici superino i benefici in molti pazienti».

(ANSA)

 

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