Il coronavirus può sopravvivere fino a nove giorni sulle superfici. Quale il pericolo di trasmissione?

Autore:
Redazione
20/02/2020 - 02:18

Il coronavirus può rimanere infettivo sulle superfici degli oggetti a temperatura ambiente fino a nove giorni. In compenso non è molto resistente e bastano detergenti a base di candeggina o disinfettanti a base di alcol o acqua ossigenata per ucciderlo.

A far luce è una revisione di studi, pubblicata sul Journal of Hospital Infection.

I ricercatori della Facoltà di Medicina dell’Università di Greifswald, in Germania, hanno rivisto la letteratura su tutte le informazioni disponibili sulla persistenza dei coronavirus umani e animali su superfici inanimate e sulle strategie di inattivazione con agenti biocidi utilizzati normalmente per la disinfezione chimica nelle strutture sanitarie.

L'analisi di ventidue studi rivela che i coronavirus umani come quello della sindrome respiratoria acuta grave (SARS - Severe Acute Respiratory Syndrome), della sindrome respiratoria del Medio Oriente (MERS - Middle East Respiratory Syndrome) o i coronavirus umani endemici (HCoV) possono persistere su superfici inanimate come metallo, vetro o plastica fino a 9 giorni, ma possono essere inattivati in modo efficiente nel giro di un minuto attraverso procedure di disinfezione delle superfici con alcol etilico (etanolo al 62-71%), acqua ossigenata (perossido di idrogeno allo 0,5%) o candeggina (ipoclorito di sodio allo 0,1%).

«Poiché non sono disponibili terapie specifiche per SARS-CoV-2 (precedentemente 2019-nCoV) - avvertono i ricercatori, guidati da Günter Kampf - il contenimento precoce e la prevenzione di un'ulteriore diffusione saranno cruciali per fermare l'epidemia in corso».

Per evitare eccessivo allarmismo, giusto sottolineare che, come afferma lo stesso Kampf, «non c’è nessuna evidenza diretta che conferma che il nuovo coronavirus possa essere trasmesso attraverso oggetti o mani contaminate. C’è solo un’evidenza indiretta sul SARS-CoV, che suggerisce che le mani possano avere un ruolo nel contagio, dal momento che vengono tipicamente contaminate nelle infezioni alle vie respiratorie, attraverso le goccioline prodotte dai pazienti o attraverso il contatto con le superfici».

Nel parlare di “evidenza indiretta” il ricercatore tedesco fa riferimento in particolare a uno studio, pubblicato nel 2010, che ha mostrato come l’installazione di stazioni per il lavaggio delle mani negli ospedali di Taiwan abbia probabilmente aiutato a ridurre i contagi di SARS nei dipartimenti di emergenza.

Utili sulla questione anche le parole di Roberto Burioni, professore di Virologia dell’Università Vita-Salute San Raffaele di Milano, che ha così commentato la revisione di studi: «I coronavirus umani possono rimanere infettivi sulle superfici inanimate a temperatura ambiente fino a nove giorni. Questo, però, badate bene, significa solo che c’è il virus, perché dati sulla trasmissibilità attraverso il contatto con una superficie contaminata non sono disponibili per il coronavirus. Sappiamo però che per altri virus, come l’influenza, può avvenire, per cui rimane validissimo il consiglio di lavarsi bene le mani».

Del resto, come detto, gli stessi ricercatori dell’Università di Greifswald, riassumendo il contenuto degli studi analizzati, hanno evidenziato come bastino prodotti come l’alcol e l’acqua ossigenata per disinfettare le superfici degli oggetti.

«Si tenga presente che la carica virale si abbassa nell'arco delle ore e successivamente dei giorni. Questi studi, inoltre, sono stati condotti in condizioni sperimentali», ha detto Fabrizio Pregliasco, virologo dell’Università degli Studi di Milano. «Noi sappiamo che la sopravvivenza dipende poi dall'umidità, se ce n'è di più resistono di più, e dalle tipologie di substrato: se c'è del materiale organico questi virus si salvano; il materiale proteico infatti fa da schermo e li difende, come biofilm. La cosa certa è che con il lavaggio noi asportiamo questo materiale e conseguentemente i batteri e il virus».

L’accento va dunque posto su quelle che sono le buone pratiche d’igiene da seguire quotidianamente.

«Per il coronavirus cinese l’occasione di contatto principale sono le goccioline più grosse di quelle che emettiamo, e devono essere assorbite in grande quantità», ha aggiunto Pregliasco. «Per cui, per esempio, la piccola quantità che si può prendere attraverso il dito di una mano su una superficie che ha una ridottissima quantità di virus non determina una infezione efficace. Infatti, non tutte le infezioni ovvero i contatti avvenuti con il virus possono in qualche modo determinare la malattia. La cosa importante è che le prove mostrano che i più semplici e più disponibili disinfettanti agiscono in meno di un minuto».

Rassicurazioni arrivano anche da istituzioni come l’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS), che sottolinea come non vi sia alcun pericolo di contagio per esempio nel ricevere pacchi o lettere dalla Cina. «Da analisi fatte in passato – spiega l’OMS – sappiamo che i coronavirus non sopravvivono a lungo su questi oggetti». La via principale con cui si diffonde il virus è il contatto stretto con un paziente infetto, che manifesta già i sintomi come tosse e febbre (il contagio da persone asintomatiche o con sintomi molto lievi è ad oggi considerato possibile, ma molto raro e improbabile).

(ANSA/AGI)

 

Potete leggere anche i seguenti articoli

www.ilpapaverorossoweb.it/article/world-toilet-day-2019-salute-rischio-nei-bagni-degli-uffici

www.ilpapaverorossoweb.it/article/influenza-o-raffreddore-cinque-dritte-capirlo

www.ilpapaverorossoweb.it/article/vista-la-trappola-del-virus-dellinfluenza

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci