Inquinamento: la plastica finisce anche nel sale marino

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12/09/2017 - 09:17

La plastica che inquina gli oceani rischia di finire sulle nostre tavole non solo attraverso i pesci che la inghiottono, ma anche attraverso il sale. Dalla Cina agli Stati Uniti, passando per l'Europa, diversi studi hanno infatti dimostrato la presenza di microplastiche nel sale marino che viene usato in cucina. L'ultimo in ordine di tempo è stato realizzato dall'Università di Stato di New York a Fredonia e dall'Università del Minnesota, che lo hanno mostrato in anteprima al Guardian.

Nell'indagine gli studiosi hanno ricercato la presenza di plastica in sale, birra, e acqua potabile. In particolare, hanno analizzato dodici tipi di sale, tra cui dieci tipi di sale marino, arrivando a calcolare che ogni americano ingerisce in media seicentosessanta particelle di plastica ogni anno. E la cifra, rilevano, potrebbe essere superiore, poiché i dati delle autorità sanitarie mostrano che la stragrande maggioranza degli statunitensi consuma più sale di quanto raccomandato.

La plastica è «onnipresente, nell'aria, nell'acqua, nei pesci che mangiamo, nella birra che beviamo. È ovunque», ha detto Sherri Mason, a capo della ricerca.

Lo studio statunitense segue quello pubblicato nel mese di agosto da un team di ricercatori spagnoli e condotto su ventuno tipi di sale da cucina, ognuno dei quali risultato contaminato dalla plastica.

Stessi risultati sono stati raggiunti nei mesi scorsi da uno studio realizzato da scienziati inglesi, francesi e malesi, relativo a diciassette tipi di sale di otto paesi del mondo (tra questi Australia, Iran, Giappone e Portogallo). La situazione non è migliore in Cina, dove già nel 2015 furono trovate microplastiche in quindici marchi di sale che venivano regolarmente venduti nei supermercati.

(ANSA)

 

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