Lavaggio del sangue: la dottoressa D’Alessandri chiarisce alcuni aspetti della terapia

21/03/2018 - 07:28

Era agosto quando pubblicammo sul nostro giornale un articolo, assai letto e condiviso, sulla plasmaferesi (vedi Lavaggio del sangue: una terapia utile per guarire da più di ottanta malattie).

Decine le domande e i commenti di Voi lettori e a distanza di mesi, raccogliendo tutto questo materiale, abbiamo deciso di interpellare nuovamente la dottoressa Giovanna DAlessandri, ematologa e immunologa con due master alle Molinette (Torino) e a La Sapienza di Roma, impegnata adesso in attività di formazione e docenza.

 

Quali sono le patologie che beneficiano di questa terapia?

«Come ho già detto nella precedente intervista, moltissime patologie trovano indicazione nell’aferesi terapeutica. Nelle Linee Guida dell’ASFA (American Society for Apheresis - www.apheresis.org) sono descritte ottantasette malattie classificate secondo il livello di evidenza e la forza della raccomandazione in quattro categorie, dove la prima e la seconda indicano che la terapia aferetica è da considerarsi, rispettivamente, di prima e di seconda scelta; nella terza categoria la terapia aferetica non è considerata ottimale e va valutato caso per caso e, per questo, si raccomanda una scelta individuale e ben ponderata; nella quarta categoria l’aferesi potrebbe essere inefficace o dannosa, ma indicata solo in talune circostanze».

Qual è l'iter per essere ammessi?

«Ogni centro di aferesi prevede un proprio percorso di ammissione alla terapia aferetica. Normalmente, su richiesta del medico di medicina generale o di altro medico specialista, viene fatta una consulenza da parte del medico esperto in aferesi. Sono relativamente pochi in Italia i centri di aferesi terapeutica accreditati e gestiti dal Sistema Sanitario Nazionale».

Come si fa a individuare nel sangue la presenza di sostanze da togliere con la terapia?

«È l’esperto in aferesi che stabilisce se quella determinata malattia possa e debba essere trattata. A tale proposito bisogna sottolineare che l’aferesi non consiste nella mera rimozione della “noxa patogena”, ma esprime la propria efficacia terapeutica attraverso quelli che vengono detti “effetti pleiotropici” che consistono fondamentalmente nella rimozione delle sostanze pro-infiammatorie».

Vi sono rischi?

«L’aferesi terapeutica è, in genere, una procedura abbastanza sicura. Gli eventi avversi, normalmente di lieve entità, sono relativamente pochi e connessi, quasi sempre, al fatto che è una terapia extracorporea».

Quanto dura la terapia?

«La durata della terapia varia a seconda della patologia da trattare, delle condizioni cliniche del paziente, della tecnica utilizzata e, in genere, dura mediamente dalle 2 alle 3 ore».

Si può fare la terapia tramite servizio sanitario?

«La terapia viene dispensata, come ho detto precedentemente, dal SSN. Le Unità Operative dove viene effettuata sono normalmente, in Italia, le Nefrologie e/o i Centri Trasfusionali, anche se esistono Centri dedicati».

 

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