Malasanità, una piaga che colloca l'Italia al quinto posto in Europa

13/02/2017 - 21:57

Sono sempre di più i casi di malasanità in Italia e purtroppo il Bel Paese registra un pessimo primato a riguardo. Vediamo nel dettaglio qual è il quadro generale della situazione italiana. Partendo dal presupposto che con malasanità si intendono tutti quei casi il cui epilogo è spesso il decesso a causa di errori, secondo i dati della Commissione parlamentare d’Inchiesta, la regione italiana con il più alto numero di casi di malasanità è la Sicilia con purtroppo ben 117 casi di cui 84 sono decessi. Di questi 117 casi 72 sono dovuti a presunti errori e 49 sono decessi, mentre 45 sono dovuti ad altri motivi di cui 35 decessi. La seconda regione con un grande numeri di casi di malasanità è la Calabria con 107 casi di cui ben 87 per presunti errori e 20 per altre motivazioni. Si prosegue poi con: Lazio (63 casi); Campania (37); Puglia ed Emilia Romagna (36); Lombardia e Toscana (34); Veneto (29); Piemonte (24); Liguria (22); Abruzzo (8); Umbria (7); Basilicata e Marche (4); Friuli Venezia Giulia (3); Molise e Sardegna (2); Trentino Alto Adige (1); unica regione che vanta nessun caso di mala sanità è la Valle D’Aosta.

Ma quali sono le cause principali e gli ambiti in cui vengono commessi errori? Secondo il rapporto PIT Salute 2016 le segnalazioni riguardo errori in ambito sanitario, da cui possono scaturire casi di malasanità, sono costanti ad oggi ma peggiorano progressivamente le condizioni delle strutture. Ciò dipende principalmente dal malfunzionamento dei macchinari, dalle precarie condizioni igieniche e da ambienti fatiscenti. Il 58,3% di errori sono principalmente riscontrati nell’ambito delle terapie e a seguire l’area diagnostica con il 41,7%. In ambito terapeutico gli errori più comuni riguardano l’ortopedia e la ginecologia e ostetricia e a seguire la chirurgia generale. Anche per quanto riguarda l’ambito diagnostico gli errori più frequenti vengono commessi in ortopedia e ginecologia e ostetricia.

Dai dati rilevati dal rapporto della Commissione parlamentare d’Inchiesta, la gravità degli errori commessi è da attribuire, oltre all’inefficienza delle strutture sanitarie, a eventuali carenze dell’organico del personale medico e paramedico. Ci sono poi regioni che per la riduzione strutturale del disavanzo del Servizio Sanitario Nazionale hanno sottoscritto un accordo con lo Stato per la predisposizione di uno specifico piano di rientro. Queste regioni sono il Lazio, la Campania, la Sicilia, la Sardegna, l’Abruzzo, il Molise, la Calabria, e la Campania che sono state commissariate. La Sardegna ad esempio a partire dal 2007 provvede al finanziamento del fabbisogno complessivo del servizio sanitario nazionale, all’interno del proprio territorio, senza alcun apporto a carico dello Stato. Ricordiamo che la Sardegna è un delle regioni con il più basso numero di casi di malasanità cioè 2. Mentre tra le regioni che hanno dovuto predisporre di un piano di riequilibrio troviamo la Sicilia e la Calabria che toccano l’apice di casi di malasanità. In definitiva abbiamo situazioni contrastanti e diverse da regione a regione.

Facendo un confronto con l’Europa, secondo i dati di Eurostat, ufficio statistico dell’Unione Europea, l’alto numero di casi di malasanità non sono da imputare solo all’Italia. Purtroppo si conta quasi il 50% di decessi per malasanità per la Romania, seguita dalla Lettonia con circa il 48%. Poi abbiamo la Lituania con il 45,4% e la Slovacchia con il 44,6%. Subito dopo l’Italia con il 33%. A seguire l’Olanda con il 29%, la Danimarca e il Belgio con circa il 27% e la Francia con il 23%. Si conta inoltre che nel 2013 su quasi 1,7 milioni di esseri umani deceduti prematuramente, per il 33,7% si sarebbe potuto evitare il decesso operando al meglio delle possibilità che oggi la tecnologia consente. Ma allora quali sono gli errori più comuni? Si tratta spesso di errori commessi dai medici riguardo lo scambio di farmaci, sviste in sala operatoria, dosaggi sbagliati, anestesie mal dosate, dimissioni di pazienti non ancora stabilizzati del tutto e purtroppo anche l’amputazione di arti sbagliati. In Europa su 577.500 decessi per malasanità, l’Eurostat ne conta 184.800 per crisi cardiache e 94 mila per crisi vascolari/celebrali. Una cosa accomuna i vari paesi: le problematiche sono sempre le stesse.

Tornando all’Italia, secondo la relazione della Commissione parlamentare d’Inchiesta, molti episodi di malasanità pervenuti, ad esempio, dalla Campania, sono da attribuire a disfunzioni organizzative, anche se poi spesso è il professionista ad essere considerato colui che ha determinato l’evento. Esso è da considerare il frutto di una disorganizzazione generale. Le varie criticità vengono attribuite a difficoltà di gestione di percorsi assistenziali complessi del malato, che necessitano il coinvolgimento integrato di diverse strutture assistenziali; spesso sono insufficienti i mezzi di trasporto neonatale che devono garantire un collegamento rapido tra i punti nascita e i reparti ospedalieri più idonei all’assistenza del neonato a rischio; rilevate anche disfunzioni nella gestione di pazienti in età pediatrica nel contesto dell’urgenza/emergenza dovuto alla mancanza di percorsi specifici e all’assenza di astanterie pediatriche.

Gli elementi basilari ed essenziali del sistema sanitario che possono essere causa di criticità sono due: il numero dei dipendenti medici  e dei posti letto. Sono sufficienti per le esigenze sanitarie in Italia? Da notare che a livello nazionale il numero dei dipendenti medici si colloca poco sopra le 500 unità, di preciso 508, fortemente al di sopra di questo valore il Sud e le Isole e il Nord-Est, leggermente sopra il Centro, al di sotto della media il Nord Ovest. Su 162 aziende sanitarie italiane a cui la Commissione parlamentare d’Inchiesta ha posto dei questionari, i dipendenti medici sono 82.363 così distribuiti: il 27,1% nel Nord-Ovest, il 19,2% nel Nord-Est, il 22,7% nel centro e il 31% nel Sud e Isole. E che dire dei posti letto? Su 162 aziende sanitarie italiane 98.296 sono i posti letto effettivi, in particolare 32.767 nel Nord Ovest, 21.205 nel Nord Est, 20.444 nel Centro, 23.880 nel Sud e nelle Isole. Alla luce di questi dati è curioso notare come Sicilia e Calabria hanno il più alto numero di casi di malasanità pur trattandosi di regioni del Sud dove, in base al rapporto della Commissione parlamentare d’Inchiesta, è stata riscontrata la percentuale maggiore di dipendenti medici.

Sulla base di questi dati è stata stimata una media di 8 dipendenti medici per ogni 10 posti letto effettivi  e al di sotto di questa soglia abbiamo l’area del Nord-Est con circa 7,5 dipendenti, sopra la soglia il Centro con 9 dipendenti e il Sud e le isole con poco meno di 11 dipendenti ogni 10 posti letto. Entrando nel dettaglio a livello regionale abbiamo la Sicilia con 12 medici per 10 posti letto, Lazio Basilicata e Calabria circa 11, Campania 10, Toscana e Abruzzo circa 8, Molise Liguria Valle D’Aosta Emilia Romagna circa 7, Lombardia Friuli Prov. Trento e Marche e Puglie circa 6.

Insomma il panorama non è dei migliori e tra criticità, precarietà delle strutture, scarsità di macchinari, riduzione del personale, rispetto al numero di casi di malasanità, tra i paesi analizzati da Eurostat l’Italia si piazza tristemente al quinto posto. 

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