Medici emigranti, in Europa il 52% è italiano

03/05/2019 - 08:04

La valigia di cartone è un ricordo da film in bianco e nero, la usavano i contadini del Sud in cerca di fortuna altrove. Sono passati decenni, ma gli italiani continuano a emigrare: non ne sono immuni i medici, che tra i camici bianchi europei rappresentano il 52% di quelli che espatriano.

Secondo i dati della Commissione UE è la percentuale europea più alta, seguono a distanza i tedeschi con il 19%. La regione con il maggior numero di medici che si trasferiscono è il Veneto, con 80 professionisti sui 1.500 che vanno via ogni anno. Secondo Daniele Giordano, segretario generale FP CGIL, i professionisti della sanità veneta sono tra i meno pagati d'Italia: è la quart'ultima regione nella classifica delle retribuzioni medie, ultima regione del Nord Italia, sottolinea il sindacalista.

Proprio in questi giorni, raccontano dall'Azienda Sanitaria di Padova, gli Emirati Arabi stanno contattando specialisti italiani e offrono dai 14.000 ai 20.000 euro al mese, l'interprete, la casa, la scuola per i figli, assistenza e autista. Tornando invece ai paesi europei, le richieste di camici bianchi arrivano soprattutto da Gran Bretagna, Svizzera, Germania, Francia, Belgio, Olanda. La ricerca avviene attraverso LinkedIn o società di cacciatori di teste straniere specializzate. E a quanto pare l'età non importa: nel giro di poche settimane all'ospedale di Padova una nefrologa esperta ha avuto un'offerta di lavoro dalla Francia, un altro specialista di 55 anni ha ricevuto un invito in Svizzera e uno in Südtirol direttamente dall'assessore ai Servizi Sanitari.

«La situazione italiana è paradossale: da una parte alcune regioni decidono di assumere neolaureati, medici in pensione o specialisti dalla Romania perché nelle corsie c'è carenza di medici. Dall'altra ci sono 10.000 medici specializzati in attesa di chiamata, e altri 6.000 che stanno frequentando l'ultimo anno di specializzazione ma nessuno li assume per via del blocco del turnover e del contratto fermo da dieci anni. In tanti vanno via, anche per fare la specializzazione visto che da noi non ci sono borse di studio sufficienti», spiega il segretario nazionale del sindacato ANAAO Assomed, Carlo Palermo.

«I motivi che inducono tanti camici bianchi a lasciare l'Italia? All'estero c'è un accesso alla professione più meritocratico, prospettive di carriera migliori e retribuzioni molto più alte che in Italia», elenca Adriano Benazzato, segretario ANAAO in Veneto.

«Qui ci sono condizioni di lavoro disastrose, turni massacranti e rischio collegato. Mettiamoci pure il fatto che lavorare nel privato è decisamente più allettante: un medico che fa intramoenia nel pubblico viene tassato al 45%, chi invece lavora nel privato grazie alla flat tax per la stessa attività verserà il 15%», aggiunge Palermo.

Tuttavia, c'è anche chi non ci sta, e nonostante offerte più che vantaggiose decide di restare. È il caso di Andrea Rossi, 41 anni, geriatra presso l'Azienda Ospedaliera Universitaria di Verona. «Mi ha contattato un'agenzia di cacciatori di teste, la Global Executive Solutions, offrendomi un posto di consulente medico geriatrico di zona al Queen Elizabeth Hospital di Norfolk. Mi hanno trovato su LinkedIn. L'offerta era di 150.000 sterline l'anno lorde, pari a 170.000 euro. In Italia ne guadagniamo 71.000». E conclude: «Se mi avessero trovato prima, quando ero precario e lavoravo con un contratto a gettoni pagato a ore, 10 euro lordi all'ora, avrei detto certamente di sì. Adesso ho un contratto a tempo indeterminato, faccio ricerca e ho tre figli piccoli. Ho deciso di restare».

(ANSA)

 

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