Sanità: 13 milioni di italiani limitano le visite mediche per motivi di tipo economico

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06/12/2017 - 15:12

La povertà sanitaria, in Italia, registra un nuovo aumento: nel 2017 la richiesta di medicinali da parte di 1.722 enti assistenziali è cresciuta del 9,7% (contro l’8,3% del 2016 e l’1,3% del 2015). Nel quinquennio 2013-2017 la richiesta è cresciuta del 27,4%, a seguito del costante aumento di poveri assistiti.

È ciò che emerge dal Rapporto 2017 - Donare per curare: Povertà sanitaria e Donazione Farmaci, promosso dalla Fondazione Banco Farmaceutico onlus e da BFResearch e realizzato, con il contributo incondizionato di IBSA, dall’Osservatorio Donazione Farmaci (organo di ricerca di Banco Farmaceutico). Il Rapporto 2017, presentato presso la sede di AIFA, si è avvalso del contributo del comitato tecnico scientifico composto da Caritas Italiana, Associazione Medicina e Persona e ACLI.

Complessivamente, gli enti aiutati hanno fornito farmaci a oltre 580mila utenti. Si tratta mediamente del 12% dei poveri assoluti italiani, percentuale che sale al 21% al Nord. Dopo la grande crescita degli ultimi anni (+37,4% solo lo scorso anno), nel 2017 si assiste a un processo di stabilizzazione degli utenti, che in ogni caso sono cresciuti ancora di circa il 4% rispetto al 2016.

Aumentano i poveri minorenni

Tra i poveri assistiti, oltre all’aumento degli stranieri (+6,3%), va rilevato quello dei minorenni (+3.2%). Gli under 18, in particolare, rappresentano il 21,6% degli utenti. La crescita maggiore si evidenzia tra i minorenni italiani (+4,5% in un anno, contro il +1,5% dei minori stranieri).

Gli anziani assistiti sono meno dell’anno precedente, (-5,2%) e sono, prevalentemente, italiani (20,2%, contro il 9,2% di anziani stranieri). Gli adulti rappresentano la componente maggiore dei poveri assistiti: sono il 65,2% del totale (59% tra gli italiani; 68,9% tra gli stranieri).

Anche chi non è povero fatica a curarsi

Un’indagine commissionata da Banco Farmaceutico a Doxa Pharma e condotta su un campione rappresentativo di utenti ha rilevato che un individuo su tre è stato costretto a rinunciare almeno una volta ad acquistare farmaci o ad accedere a visite, terapie o esami. Il 16% ha cumulato tutte le tipologie di rinuncia.

Il 23% degli intervistati ha rinunciato almeno qualche volta ad acquistare farmaci. Rinuncia soprattutto chi ha un titolo di studio basso (40,85%), chi ha più figli (42,1%) e chi vive al Sud (50,6%). Rinunciano casalinghe (40,2%), pensionati (39,8%) e - più di tutti - i lavoratori atipici (51,2%). Chi ha rinunciato a farmaci in quattro casi su dieci ha dovuto ridurre in modo molto consistente anche visite, terapie ed esami. Più ampia (26%) la platea di chi ha rinunciato almeno una volta a visite, esami o terapie. Poco meno della metà di questo sottogruppo ha dovuto rinunciare tre o più volte alla cura nel corso dell’anno.

Anche dentro il perimetro degli utenti coperti dal Servizio Sanitario Nazionale ci sono problemi: più del 10% degli intervistati ha rinunciato a visite ospedaliere o a esami del sangue, non potendosi permettere il ticket.

Un povero può spendere 29 centesimi al giorno per curarsi

Da un’elaborazione di Banco Farmaceutico sui dati ISTAT, emerge che in Italia, nel 2015, le persone indigenti hanno potuto spendere per curarsi 29 centesimi al giorno, ovvero 106 euro all’anno (14 euro in meno rispetto all’anno precedente), contro i 695 euro (+13 euro) del resto della popolazione. Contestualmente, le famiglie povere hanno potuto spendere solo il 2,4% del proprio budget in salute (22,18 euro su 905.84 euro mensili), contro il 4,5% (111,92 euro su 2.498,58 euro mensili) delle famiglie non povere.

13 milioni di italiani limitano il numero di visite mediche

Nel 2015, oltre 13 milioni di italiani (un milione in più rispetto al 2014) hanno limitato il numero di visite mediche o gli esami di accertamento per motivazioni di tipo economico. Sono in questa condizione 20 famiglie non povere e 42 povere su 100. Si tenga presente, infine, che secondo l’Osservatorio sui Medicinali (OsMed) di AIFA - le spese farmaceutiche totalmente a carico delle famiglie sono ammontate, nel 2016, a 8.165 milioni di euro, ovvero il 37,1% della spesa totale (22.058 milioni di euro). Significa che il SSN, nonostante assolva in buona parte alla sua funzione universalistica, copre solamente il 62,9% di tale spesa.

«In una fase storica tanto complicata, caratterizzata dal persistere degli effetti della crisi, il Terzo Settore e il mondo della solidarietà hanno bisogno di strumenti e competenze sempre più affinati per poter assolvere alla propria vocazione. L’Osservatorio Donazione Farmaci, organo di ricerca di Banco Farmaceutico, nasce per fornire un contributo di conoscenza a chi si occupa degli ultimi, ovvero gli enti assistenziali. Il nostro contributo è a disposizione delle istituzioni e costituisce per esse un elemento di sostegno – in termini di dati, analisi e previsioni – all’elaborazione delle politiche socio-sanitarie e degli strumenti necessari per soccorrere la popolazione più fragile», afferma Sergio Daniotti presidente della Fondazione Banco Farmaceutico onlus.

«Il Rapporto ODF 2017 ci conferma la necessità di compiere un ulteriore sforzo per sostenere quella straordinaria e complessa macchina che risponde al nome di Servizio Sanitario Nazionale, una risorsa che costituisce un unicum tutto italiano e che troppo spesso diamo per scontata. Sia all’interno che all’esterno del perimetro del SSN, persistono sacche di cittadini italiani e stranieri che rinunciano alle cure o alle prestazioni mediche per ragioni che hanno a che fare con il proprio reddito. L’obiettivo delle istituzioni, e in questo AIFA è assolutamente in prima linea, è limitare l’impatto dei fattori socio-economici sullo stato di salute degli italiani», ha dichiarato Mario Melazzini, direttore Generale di AIFA.

(Fonte: Fondazione Banco Farmaceutico onlus)

 

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