Valle del Simeto, dall’inceneritore alla nascita del Bio-distretto

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01/06/2017 - 19:02

Quindici anni sono trascorsi dalla battaglia civile contro la proposta dell’installazione di un inceneritore a ridosso del Fiume Simeto, torrente della Sicilia,  situato nel versante orientale. Migliaia di cittadini, nel 2002, a Paternò, accomunati dal bisogno di salvaguardare la Valle, protestarono contro la realizzazione  dei  termovalorizzatori (per ulteriori informazioni sugli inceneritori (http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/gli-effetti-dei-nuovi-inceneritori-italia e http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/no-agli-inceneritori-s%C3%AC-alla-sostenibilit%C3%A0-intervista-paolo-guarnaccia ) proposti dal governo regionale e nazionale. Dopo vari dibattiti, cortei di protesta e interrogazioni parlamentari, l’impianto non venne costruito; da quel momento in poi i cittadini portarono avanti un progetto di eco-sostenibilità finalizzato al risveglio della Valle.

Le azioni locali, gli stili di vita sostenibili e condivisi, divennero elementi essenziali per andare verso un sistema basato sulla raccolta differenziata ed il riciclaggio, in modo da garantire tariffe eque per i cittadini, tutele sindacali per i lavoratori, sviluppo sostenibile e crescita di occupazione stabile. Pertanto ,nel 2012, i Comuni e le Associazioni della valle del Simeto, area che include le città di Paternò, Adrano, Santa Maria di Licodia, Biancavilla, Belpasso, Centuripe, Motta S. Anastasia, Ragalna e Regalbuto, hanno sottoscritto il “Patto di Fiume Simeto”; esso è  un protocollo d’intesa che si configura come documento programmatico di sviluppo, ispirato ai principi di sostenibilità ambientale, economica e sociale. Per giungere al Patto, la Comunità del Simeto è passata attraverso un’importante iniziativa, tra il 2009 e il 2010, di Mappatura di Comunità, iniziativa che si è ispirata a tante esperienze italiane ed estere. Nel tempo diverse associazioni culturali hanno creato così una serie di progetti pilota nel settore della cultura simentina per la promozione e rigenerazione della Valle, tra cui laboratori creativo -formativi, teatrali e musicali- con il coinvolgimento di grandi personalità locali, che mirano alla valorizzazione e alla tutela dei beni culturali della Valle. Sono stati rivalutati anche i tradizionali cantastorie del teatro dei pupi siciliani considerati come le più famose e antiche forme culturali della tradizione simentina.

L’idea è che queste antiche tradizioni possano  rappresentare  fattori  di  unicità nelle  attività  di  promozione  e  valorizzazione dei beni culturali per turisti e abitanti della valle del Simeto. Dal punto di vista ambientale un elemento fondamentale per  l’attuazione del  Patto di  Fiume  è l’adozione da parte di tutti  i comuni simetini di una strategia condivisa rifiuti-zero per la valle del Simeto, che indirizza ad un modello di gestione sostenibile dei rifiuti, in linea con la normativa europea, nazionale e regionale vigente, finalizzato alla riduzione, al riuso ed al riciclo dei materiali recuperati attraverso una raccolta differenziata. Altra iniziativa del Patto di Fiume riguarda il ciclo d’acqua, che risultava gravemente compromessa a causa della mancanza di una portata minima vitale del fiume nei diversi mesi dell’anno, e che si associa alla riduzione della qualità dei flussi idrici; gli interventi apportati in questo ambito sono stati molteplici: l’acquisizione pubblica nei pozzi; l’ammodernamento delle reti idriche; un progetto di riutilizzo della risorsa idrica e l’ampliamento delle superfici occupate da ecosistemi naturali igrofili vicine all’importante area SIC di contrada Ponte Barca. Creati anche alcuni progetti P.O.N scolastici, che coinvolgono attivamente gli studenti, come il progetto “orti di pace”, finalizzati alla promozione di nuove forme di didattica all’aperto. Il Patto prevede la riorganizzazione della mobilità sostenibile con l’istituzione di una rete di greenway che riconnetta città e campagna. Nel 2016 vi è stata inoltre la costituzione del Bio-distretto del Simeto, in collaborazione con AIAB e l’Università di Catania, presentato per la prima volta, il 5 marzo 2016, nei locali dell’ex tribunale di Paternò.

Il Bio-distretto  promuove nuove forme di distribuzione diretta attraverso la creazione e la collaborazione con Gruppi di acquisto solidale, l’istituzione e il supporto a merca degli agricoltori, la formazione, il coinvolgimento dei piccoli esercenti, l’introduzione dei prodotti biologici e locali nelle mense pubbliche. Esso può inoltre essere un’opportunità per favorire la commercializzazione dei prodotti agroalimentari locali anche a livello nazionale e internazionale, sempre attraverso forme di distribuzione diretta tra produttori e consumatori.” L’associazione rappresenta un vero e proprio motore di sviluppo per la comunità rurale, capace di rimettere al centro del rilancio dell’economia l’agricoltura sostenibile e di qualità.Turi Maurici, presidente del Bio-distretto, ha dichiarato "è uno strumento innovativo che aiuta a ricostruire il tessuto sociale, economico e culturale. L’associazione ha come primo scopo i produttori, ma non solo, infatti si preoccupa dell’intera articolazione della società"

 

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