Gli effetti dei nuovi inceneritori in Italia

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18/10/2016 - 10:13

L'aumento esponenziale dei rifiuti in questi ultimi decenni ha prodotto una significativa espansione dell'installazione di impianti ad incenerimento. In Italia, gli impianti in esercizio, chiamati comunemente inceneritori, sono 42, e altri 6 sono in via di costruzione, e sono disseminati in quasi tutte le regioni della penisola.

Gli Inceneritori, creati per risolvere la gestione e lo smaltimento dei rifiuti funzionano tramite un processo di combustione ad alta temperatura che produce un insieme gassoso, ceneri e polveri. Oggi, il loro utilizzo è al centro di un dibattito che oscilla tra le affermazioni di coloro che sostengono la non innocuità degli impianti, che indiscutibilmente producono un impatto negativo sulla salute umana e sull'ambiente, e tra le osservazioni di coloro che ritengono necessario dotarsi di centri adeguati che possano combattere l'aumento indiscriminato dei rifiuti.

 

Sebbene gli inceneritori non siano tutti uguali, esistono quelli di vecchia e di nuova generazione, il loro utilizzo concorre all'inquinamento dell'atmosfera attraverso le emissioni di numerose sostanze tossiche, ad una preoccupante produzione di cenere ed altri residui, e alla contaminazione del suolo e della vegetazione attraverso l'emissione di diossine e metalli pesanti.

All'interno di questi impianti sono destinati principalmente i rifiuti solidi urbani (RSU), che vengono bruciati ad alte temperature. Gli impianti che accolgono i rifiuti solidi urbani sono alimentati da rifiuti misti che contengono delle sostanze pericolose, come i metalli preziosi e le sostanze organiche clorurate. Chiaramente, l'impatto sulla salute umana è molto elevato, tanto da procurare conseguenze sulla salute di coloro che abitano intorno agli inceneritori.

 

Questi impianti, per molto tempo, sono stati considerati come la soluzione al problema alla gestione dei rifiuti. Oggi, tuttavia, dopo diversi studi scientifici e accurate indagini sono state messe in discussione le pratiche di impianti ad incenerimento, sostenendo che le cose bruciate non vengono eliminate, bensì cambiano semplicemente la loro forma.

Un rapporto di Greenpeace intitolato Incenerimento e salute umana. Stato delle conoscenze e sugli effetti degli inceneritori dei rifuti sulla salute umana del 2003 (www.greenpeace.it/inquinamento/incenerimentoesalute.pdf) testimonia la pericolosità degli impianti sulla salute umana e sull'ambiente. In particolare, viene evidenziata l'emissione di sostanze inquinanti che vengono rilasciate in atmosfera e spesso anche presenti nelle ceneri e nei residui.

Queste sostanze sono: le diossine, i policlorobifenili (PCB); policloruri di naftalene; cloruro di benzene; idrocarburi policiclici aromatici (IPA); numerosi composti organici volatili (COV) e metalli pesanti, come piombo, cadmio e mercurio. Purtroppo, queste sostanze sono considerate persistenti, bioaccumulabili e tossiche. Cioè sono più resistenti alla degradazione nell'ambiente, si accumulano nei tessuti degli organismi viventi e sono nocivi per la salute.

 

Diversi studi scientifici, inoltre, dimostrano come le popolazioni esposte agli inceneritori subiscano danni gravi per la salute. In sintesi – così come affermava Patrizi Gentilini, medico oncologo ed ematologo, componente di Isde e Medicina Democratica – i possibili danni si dividono in due gruppi: non tumorali e tumorali.

Al primo gruppo appartiene il rischio di malformazioni, diabete, malattie respiratorie, danni ischemici e cardiovascolari, problemi alla tiroide, ridotta fertilità ed effetti sul sesso alla nascita.

Al secondo gruppo si registrano un aumento significativo dei tumori; crescono casi di linfomi e sarcomi; un aumento della mortalità dei tumori dei polmoni, esofago, apparato gastrico.

 

Mentre il IV Rapporto della Società britannica di Medicina Ecologica ha studiato gli effetti sulla salute che gli inceneritori dei rifiuti producono. Ed emerge, secondo le loro conclusioni, che anche gli inceneritori di ultima generazione contribuiscono significativamente all'immissione nell'ambiente di polveri sottili, le cosiddette nanoparticelle, che sono un rischio sanitario ben più grave delle polveri PM10. In riferimento all'argomento, rimando all'intervista fatta a Graziano Piana, dottore in Medicina interna e Nutrizione Clinica Applicata di Biella che spiega l'esigenza di fare informazione sulla tossicità e sulla cancerogenicità delle nanoparticelle (http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/le-nanoparticelle-e-i-possibili-effetti-sulla-salute).

Le emissioni prodotte da un impianto ad incenerimento sono polveri fini, metalli tossici e altre sostanze chimiche di natura organica, che causano nei soggetti con un'esposizione prolungata dei problemi cancerogeni, mutazioni genetiche e anomalie al carico del sistema endocrino.

 

Ultimamente sono state fatte diverse osservazioni da alcuni esperti del campo medico e oncologo. Come Patrizia Gentilini, che ha bollato come “sconcertante” la diffusione delle “7 verità” diffuse da SiTi (Società Italiana Igiene Medicina Preventiva e Sanità Pubblica) e riprese da adkronos a proposito di una presunta utilità e innocuità degli inceneritori di nuova generazione (http://www.ilfattoquotidiano.it/2016/08/23/diritto-alla-salute-quali-verita-dietro-gli-inceneritori-di-nuova-generazione/2988622/). Tuttavia, se da un lato esistono tesi molto convincenti che confermino la volontà di incoraggiare pratiche innovative e conciliabili con l'ambiente e la salute, mettendo da parte l'utilizzo degli inceneritori, dall'altro lato si registra una volontà politica, tutta italiana, che va in un'altra direzione.

 

Infatti, è stato pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale nel mese di ottobre il decreto del Consiglio dei Ministri sugli impianti di incenerimento di rifiuti urbani e assimilabili da realizzare sul territorio nazionale. Il decreto, tra le diverse direttive, mira all'individuazione, per grandi aree o regioni, degli impianti di incenerimento con recupero energetico di rifiuti urbani e assimilati da realizzare o da potenziare per coprire il fabbisogno residuo nazionale di trattamento degli stessi rifiuti. L'operazione fatta dal legislatore di conseguenza produce un declassamento dei benefici apportati dal riciclo dei rifiuti e sottovaluta il D.M. Del 5 settembre 1994 che inserisce gli inceneritori nell'elenco delle industrie insalubri.

 

Puntare ad una strategia discutibile e poco efficace mette a repentaglio la salute dell'uomo, come nel caso testimoniato nell'articolo pubblicato in questa testata e intitolato Inceneritori e cementifici: quali rischi per ambiente e salute? (http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/inceneritori-e-cementifici-quali-rischi-ambiente-e-salute)

Sappiamo, inoltre, come la realizzazione di nuovi impianti, che siano inceneritori o termovalorizzatori, costituisca un interesse nazionale, favorendo le aziende attive in questo settore.

Un'operazione che stride soprattutto con le politiche dell'Unione Europea in materia ambientale, che attraverso una direttiva del 2008, la 2008/98/CE, mira a creare invece una “società del riciclo ad altro livello di efficienza” mediante la riduzione dei rifiuti e incoraggiando la raccolta differenziata nei comuni, il riuso, il riciclaggio e la costruzione di impianti con trattamento a freddo che incide sulla parte di rifiuti non riciclabile.

Una strategia che se perseguita consentirebbe di risparmiare energia, disincentivare la costruzione di altre discariche e ridurre significativamente le emissioni inquinanti. Questo è quello che vorremmo.

 

 

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