Aumentano in Italia gli ettari di boschi e foreste gestiti in modo sostenibile

Visualizzazioni:
248

Continuano ad aumentare gli ettari di boschi e foreste gestiti in maniera sostenibile in Italia: il 2018 si è chiuso infatti positivamente con una superficie certificata di 819.017,06 ettari, oltre 73.000 in più rispetto al 2017 quando erano 745.559,04, segnando così un aumento percentuale del 9,8%. Sono i dati che emergono dal Rapporto annuale del PEFC Italia (Programme for the Endorsement of Forest Certification schemes), l’ente normatore della certificazione di gestione del patrimonio forestale.

Sono certificati PEFC i boschi alpini più belli e più noti (Latemar e Val d’Ega, Paneveggio e la Val di Fiemme, la Val Visdende e il Cadore, i boschi di Tarvisio, quelli dell’Alta Val di Susa) oltre a quelli dell’Amiata e delle Colline Metallifere in Toscana.

Trentino-Alto Adige la regione piùcertificata

Il Trentino-Alto Adige si conferma la regione più attenta al proprio patrimonio boschivo: l’altoatesina Bauernbund - Unione Agricoltori gestisce 300.295 ettari certificati (il 36,6% del totale PEFC italiano) mentre la Provincia Autonoma di Trento, che comprende l’area gestita dal Consorzio dei Comuni Trentini – AR Trentino e dalla Magnifica Comunità di Fiemme, cura un’area di 261.428,81 (31,9% del totale PEFC italiano). Al secondo posto c’è il Friuli-Venezia Giulia con 80.274 ettari certificati, il 9,8% del totale certificato PEFC in Italia. Seguono le foreste del Piemonte, della Lombardia, della Toscana, Basilicata e di altre cinque regioni.

Il 2018 ha registrato inoltre due primati regionali con la prima certificazione in assoluto dei boschi nelle Marche, ottenuta dalla Comunanza Agraria di Montacuto in provincia di Ascoli Piceno e rilasciata dall’Organismo di Certificazione CSQA, e in Campania, in provincia di Salerno, ad opera di Forestal Sud società agricola sas di Pasini Mirella & C. nel Gruppo GFS Legno Locale e Spettabile Reggenza dei Sette Comuni”.

«Quello che si è recentemente chiuso è stato un anno importante, con l’arrivo di nuove regioni certificate” e con il recupero di realtà storiche come il Veneto, dove tornano ad essere certificati oltre 60.000 ettari di foreste grazie alla ricertificazione del gruppo PEFC Veneto», sottolinea Antonio Brunori, segretario generale PEFC Italia.

Catena di Custodia e certificazioni aziendali

Positivo anche l’aumento del numero di aziende che hanno scelto di attestare il proprio impegno nella sostenibilità e nel rispetto del patrimonio forestale, ottenendo la certificazione di Catena di Custodia (La Catena di Custodia è un sistema di tracciabilità a livello aziendale utilizzato per tutte le fasi di lavorazione e distribuzione di legno e carta che un organismo di certificazione accreditato rilascia alle aziende dopo averne verificato la conformità alla norma PEFC per la tracciabilità del flusso della materia prima).

Nel 2018 aumentano infatti del 4% rispetto al 2017 le aziende certificate, raggiungendo le 1.040 sul territorio italiano, grazie all’arrivo di 87 nuove realtà, provenienti specialmente da Veneto (11), Piemonte (10) ed Emilia Romagna (7). Il Veneto si conferma come la regione con il maggior numero di aziende certificate per la Catena di Custodia (248), seguita dal Trentino-Alto Adige con 185 e dalla Lombardia con 175.

«I numeri significativi e la crescita continua della certificazione forestale in Italia dimostrano che nel nostro Paese esiste e si espande di anno in anno un’economia positiva che lavora in sinergia e rispetto con il territorio», dichiara Maria Cristina D’Orlando, presidente PEFC Italia. «Una presenza che diventa ancora più importante dopo fatti drammatici come quello della tempesta Vaia che il 29 ottobre 2018 ha colpito le foreste alpine del Nord-Est, abbattendo 8,7 milioni di m3 di alberi (su una superficie di 41.000 ettari di boschi) e mettendo letteralmente in ginocchio le foreste di Veneto, Trentino-Alto Adige e Friuli-Venezia Giulia. Grazie però alla volontà e all’impegno di tante aziende virtuose, riunite nella Filiera Solidale PEFC, stiamo piantando i primi semi per la rinascita di queste aree. Si tratta di un percorso complesso e gravoso che richiede l’impegno da parte di tutti gli attori del territorio, per supportare tutte quelle realtà che sono state economicamente, socialmente e ambientalmente distrutte dagli eventi atmosferici degli scorsi mesi».