Presentate le raccomandazioni civiche per l'aderenza terapeutica

Autore:
Redazione
01/08/2018 - 07:37

Molta attenzione all’appropriatezza prescrittiva, meno all’informazione e agli strumenti tecnologici di supporto al paziente per migliorare l’aderenza alle terapie. È questo il quadro degli strumenti messi in campo dalle regioni sul tema dell’aderenza terapeutica che emerge dall’analisi civica realizzata da Cittadinanzattiva - Tribunale per i diritti del malato, con il contributo non condizionato di Servier. L’indagine è stata realizzata attraverso un questionario rivolto agli Assessorati alla Salute, al quale hanno risposto tredici regioni (Campania, Friuli Venezia Giulia-FVG; Lazio, Liguria, Lombardia, Marche, Molise, Sardegna, PA Bolzano, PA Trento, Umbria, Valle d’Aosta e Veneto), e a duecentosessantaquattro professionisti sanitari.

Secondo stime dell’OMS, il 30-50% dei farmaci prescritti non sono assunti come dovrebbero; inoltre, tra il 30% e il 70% dei pazienti commette errori o scambi involontari di farmaci. Secondo quanto riportato nel Piano Nazionale delle Cronicità sono stati 194.500 i decessi nell’Unione Europea per mancanza di aderenza o per errori nel dosaggio o assunzione di farmaci, con una spesa di 125 miliardi di euro l’anno per ricoveri.

Tra i fattori che incidono maggiormente sulla mancata aderenza alle terapie ci sono: la compresenza di più patologie; la scarsa motivazione del paziente o frustrazione nel non percepire esiti e benefici dalle cure; la scarsa comprensione sulla terapia da seguire; le difficoltà economiche e sociali che colpiscono il paziente, ma anche motivi organizzativi e carenze nei servizi sanitari.

«È necessario dare tempestiva e piena attuazione su tutto il territorio nazionale alle indicazioni contenute nel Piano Nazionale della Cronicità (PNC), in riferimento alla sezione “Terapie e aderenza terapeutica”. Ciò che va scongiurato è il rischio di interventi regionali e territoriali frammentati, per avere una politica il più possibile unitaria e sistemica sull’aderenza alle terapie», dichiara Tonino Aceti, coordinatore nazionale del Tribunale per i diritti del malato di Cittadinanzattiva. «Il Piano Nazionale chiarisce bene che oltre a intervenire sull’appropriatezza prescrittiva, sulla quale le regioni si stanno concentrando particolarmente, è necessario generare soluzioni organizzative che favoriscano l’adesione alle prescrizioni, con particolare riferimento alle persone che assumono molti farmaci (politerapie), assicurando equità di accesso. Dalla ricerca alle soluzioni tecnologiche, dalla formazione all’informazione e formazione di cittadini e operatori sanitari, le linee sono tracciate. E, infatti, anche le regioni, sebbene in ordine sparso, affrontano alcuni dei nodi. Un cambio di passo importante è necessario sul fronte del protagonismo del cittadino nel percorso di cura, nella riduzione della burocrazia inutile, negli strumenti tecnologici per semplificare la vita e nella valorizzazione di tutti i professionisti sanitari più vicini al malato e alla famiglia. Contrastare la logica di tempari e minutaggi che può compromettere la relazione di fiducia e la personalizzazione dei percorsi è misura imprescindibile».

 

I DATI DELL’INDAGINE

Per migliorare l’aderenza le regioni puntano di più sui medici di famiglia

Tutte le tredici regioni che hanno risposto al questionario hanno individuato nel medico di famiglia e nel pediatra di libera scelta il professionista principale per l’aderenza terapeutica. Seguono gli specialisti, poi i farmacisti delle farmacie convenzionate (sette regioni) e i farmacisti del SSN (sei regioni) e ancora gli infermieri (cinque regioni).

Nessuna regione ritiene prioritario puntare sul caregiver professionale (esempio badanti) per implementare l’aderenza alle terapie; mentre le associazioni di volontariato e dei pazienti risultano avere un ruolo secondario rispetto a quello dei professionisti sanitari. Solo il Friuli Venezia Giulia, il Molise e la PA di Trento stanno investendo anche sull’associazionismo per migliorare l’aderenza.

Scarsa l’informazione al paziente e agli operatori socio-sanitari

Si punta ancora troppo poco sull’informazione: solo il FVG ha attivato iniziative informative per gli operatori socio-sanitari. Anche i professionisti ritengono centrale l’appropriatezza prescrittiva come strumento per migliorare l’aderenza alle terapie, mentre sottovalutano gli strumenti informativi di supporto al paziente, come leaflet, brochure o tutorial (considerandoli rilevanti solo nella misura di un 7%), i programmi formativi per badanti (5,7%), l’uso delle nuove tecnologie (5,7%), numero verde o teleassistenza (2,8%).

Tutte le regioni presentano Unità di gestione del rischio clinico e dichiarano di occuparsi di sicurezza dell’uso del farmaco. Su questo aspetto la Lombardia non risponde, la Valle d’Aosta risponde “non so”.

Il tempo di visita non adeguato

Quattro regioni prevedono disposizioni regionali sui minuti da dedicare alle visite (Lazio, Liguria, Marche, Molise). Campania, FVG, PA di Bolzano e di Trento, Sardegna, Umbria e Valle d’Aosta non prevedono disposizioni regionali.

Centri prescrittori lontani dal domicilio del paziente

Nella individuazione dei Centri prescrittori delle terapie, non sono per nulla considerati fattori che agevolerebbero i pazienti, come la distanza dal luogo di residenza o la raggiungibilità del Centro attraverso il trasporto pubblico.

Strumenti tecnologici e telemedicina a singhiozzo

Sette regioni (Campania, FVG, Lombardia, Marche, Molise, PA di Trento, Valle d’Aosta) utilizzano la telemedicina; cinque regioni la teleassistenza (FVG, Marche, Molise, Valle d’Aosta, Veneto); il tele-monitoraggio solo Molise, Valle d’Aosta, Veneto; l’Umbria ha realizzato un gestionale per la presa in carico delle dimissioni protette. FVG, Lazio, Liguria, Marche, Valle d’Aosta utilizzano software, moduli, servizi di recall o SMS per migliorare l’adesione. Campania, Lombardia, Sardegna e Veneto non rispondono su questo punto.

 

OTTO PROPOSTE DI RACCOMANDAZIONI CIVICHE

1) Attuazione del Piano Nazionale della Cronicità su tutto il territorio nazionale in riferimento alla sezione Terapie e aderenza terapeutica

In particolare su: promozione di studi di ricerca applicata e di soluzioni tecnologiche e organizzative per migliorare l’aderenza; diffusione delle conoscenze su rischio aumentato di reazioni avverse ai farmaci delle persone con malattia cronica e in politerapia; adozione di procedure che favoriscano l’adesione alle prescrizioni mediche, in particolare in caso di politerapia; formazione e informazione delle persone con cronicità e degli operatori sanitari e non sanitari sull’uso appropriato di terapie e tecnologie.

2) Cittadino protagonista del proprio percorso di cura

Garantire l’effettiva erogazione della terapia educazionale, così come previsto nei nuovi LEA, per le persone con diabete, obesità, asma e allergie, ed estendere tale diritto anche ad altre condizioni. Definire, inoltre, congiuntamente tra équipe e persona assistita il percorso di cura, condividendo priorità, obiettivi e preferenze, per rendere le terapie e le indicazioni di salute compatibili il più possibile con il progetto di vita e le ambizioni del cittadino.

3) Fiducia e stabilità nel rapporto tra équipe di cura e cittadino

Garantire counseling, tempo adeguato ad una comunicazione efficace sulla patologia, sulla terapia, sulla durata del trattamento e sulla periodicità dei controlli per offrire un “sostegno ai comportamenti più utili” e consolidare l’adesione al percorso terapeutico.

4) Semplificare la vita e ridurre la burocrazia inutile

Semplificare la vita delle persone, riducendo il carico burocratico nella prescrizione (esempio rinnovo piano terapeutico, trascrizione da ricetta bianca a ricetta rossa), e le distanze da percorrere (esempio per raggiungere il Centro prescrittore o per ritirare il farmaco).

5) Aderenza per garantire più sicurezza

Piena attuazione in tutte le Regioni/PA della Raccomandazione Ministeriale n. 17 sulla Riconciliazione farmacologica, individuando in maniera chiara e univoca il centro di responsabilità deputato a garantire la riconciliazione.

Migliorare la chiarezza delle indicazioni contenute nelle prescrizioni evitando l’uso di sigle, di abbreviazioni e di vocaboli latini o stranieri, al fine di aumentare la comprensibilità e ridurre il rischio di errori nell’assunzione. A tal fine potrebbero essere utili supporti informatici, come software per il professionista e app per i cittadini.

6) Formazione al personale sanitario, caregiver familiare e professionale

Investire in formazione rivolta al personale sanitario, su comunicazione, relazione e profili di sicurezza e interazione tra farmaci in polifarmacoterapia.

Promuovere un sostegno e formazione al caregiver familiare e professionale, sostenendoli e qualificandoli nella propria attività, e in quest’ultimo caso ponendo attenzione alle eventuali differenze culturali e linguistiche.

7) Valorizzare tutte le professionalità

Valorizzare di più le competenze di tutte le professionalità coinvolte, capitalizzando anche la vicinanza e la prossimità rispetto al cittadino, soprattutto per venire incontro alle fragilità della persona, delle famiglie e delle aree disagiate, come le aree interne.

8) Misurare l’aderenza terapeutica

Misurare l’aderenza terapeutica, secondo metodi, criteri e indicatori evidence based per avere contezza della dimensione del fenomeno e delle difficoltà nel rispettare le prescrizioni farmacologiche e le indicazioni terapeutiche, al fine di restituire a professionisti, istituzioni sanitarie e organizzazioni civiche e di pazienti gli ostacoli e i trattamenti efficaci per superarli.

 

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