Una rete tra pubblico e privato per far “volare” il turismo in Sicilia

Autore:
Redazione
09/06/2022 - 01:48

Nel 2021 in Sicilia si è registrato un incremento di presenze del 45% rispetto all’anno precedente con un boom di stranieri (+83%), mentre la quota degli italiani si è attestata su un +34%. Un trend che, stando sempre ai dati presentati dalla Regione Siciliana alla BIT di Milano, viene confermato anche per i primi tre mesi del 2022 in cui si sono registrate già 800.000 presenze nell’Isola. Un 43% in più rispetto al primo trimestre del 2021 che fa ben sperare.
E partendo da questi dati, nei giorni scorsi, al Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università di Catania, si è tenuto un “focus” sul turismo siciliano grazie al convegno In Sicilia turismo è... Riflessioni e confronto sul sistema turistico territoriale organizzato dalle docenti Eleonora Pappalardo e Simona Monteleone del corso di laurea in Scienze del Turismo.
«Negli anni Novanta e Duemila il numero delle presenze in Sicilia è aumentato del 73%. La pandemia prima e i problemi geopolitici a livello mondiale dopo hanno causato un forte rallentamento. Il settore turistico in Sicilia tuttora non ha un’incidenza molto elevata sul PIL locale, buona parte delle potenzialità di questo territorio sono rimaste a lungo poco sfruttate. La causa principale risiede nella carenza di infrastrutture, della rete dei trasporti e dalla forte presenza di sommerso», ha spiegato Simona Monteleone, docente di Elementi di Economia.
«Attualmente in Sicilia la programmazione regionale punta alla creazione di un’offerta turistica integrata tra mare, ambiente e cultura per permettere una crescita del numero di presenze e una maggiore destagionalizzazione dei flussi dei visitatori. L’arte, la storia, la gastronomia, adeguatamente valorizzate attraggono il potenziale turista, ma è necessario che le città siciliane siano più vivibili, bisogna valorizzare l’arredo urbano, migliorare le condizioni igieniche, fattori questi che incidono sulla valorizzazione del bene turismo», ha aggiunto la docente.
«La rete che deve caratterizzare il settore turistico ha le maglie ancora troppo larghe, le istituzioni, l’accademia e gli stakeholder fanno fatica a seguire una unica linea strategica», ha poi sottolineato la professoressa Monteleone evidenziando la «grande passione e amore verso il territorio degli addetti ai lavori che giornalmente si impegnano affinché la Sicilia possa finalmente diventare una meta a vocazione turistica».
Daltavolo tecnico”, a cui hanno preso parte rappresentanti delle istituzioni, del mondo accademico e della ricerca oltre che gli stakeholder e gli studenti delle dinamiche alla base della gestione del comparto, sono state lanciate anche diverse proposte.
«È impossibile parlare di turismo percompartimenti stagniimmaginando che la ricchezza del nostro patrimonio culturale e l’unicità della nostre risorse ambientali possano, da sole, bastare a compensare il resto. La Sicilia è una regione estremamente composita, caratterizzata da differenze fisiche, culturali e economiche legate alle sue dimensioni e alle differenti culture che la popolarono nei secoli e alle diverse politiche locali in atto. A questa natura caleidoscopica non fa eco, ancora, unareteadeguata di infrastrutture e servizi e, soprattutto, una concezione unitaria, che superi la frammentarietà, portando ad una visione complessiva della destinazione. Semplificando, la nostra regione è frammentata, e noi la proponiamo in maniera frammentata», ha spiegato Eleonora Pappalardo, docente di Archeologia Classica. «Una soluzione potrebbe essere quella di pensare ad una “Unique Selling Proposition”, una proposta di “vendita” unica, partendo dalla creazione di un brand unico, sfrondato, però, del retaggio atavico che associa la nostra terra a pizza, mafia e mandolino. Un’immagine della Sicilia capace di racchiudere, e veicolare, il suo senso profondo, la sua complessità e ricchezza», ha sottolineato la docente.
«Alla base di un simile progetto deve esserci un dialogo costante e costruttivo tra il pubblico e il privato, una comunione di intenti; è necessario che l’uno subentri all’altro dove necessario. Al contempo va sanata la delicatissima diade tra beni culturali e turismo, senza cadere nella rete delvendibile a tutti i costi”. Proprio questo è ciò che insegniamo ai nostri studenti: se, da un lato, le risorse culturali possono essere declinate in offerta e calate in un sistema di politiche strategiche di valorizzazione e fruizione, dall’altro, è necessario garantirne l’integrità, tenerne a mente il valore, prima ancora che economico, culturale e identitario, e farcene garanti per le generazioni future», ha aggiunto in conclusione la professoressa Pappalardo.

 

Foto di copertina: Pixabay

 

Leggi anche i seguenti articoli
www.ilpapaverorossoweb.it/article/la-rotta-dei-fenici-un-itinerario-culturale-rilanciare-il-turismo-sicilia
www.ilpapaverorossoweb.it/article/etna-raccontare-la-muntagna-tra-meraviglia-e-terrore

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci