Aria inquinata, i bambini rischiano di più

VICENZA - Se l'alterazione della qualità naturale dell'aria può avere gravi ripercussioni sulla salute umana, diventa prioritario quantomeno capire quali sono i rischi che si corrono. Considerando i dati diffusi dall'Organizzazione mondiale della sanità, ogni anno si contano almeno sette milioni di morti a causa dell'inquinamento atmosferico.
Il dottor Vincenzo Cordiano, specialista in Ematologia e Medicina interna, nonché presidente della sezione di Vicenza e referente per la regione Veneto dell'Associazione medici per l'Ambiente, Isde Italia, ne esamina alcuni aspetti.
“L'inquinamento a cui facciamo riferimento può essere indoor e outdoor, degli ambienti interni ed esterni. Quello esterno è responsabile di poco meno della metà di tutte le morti - afferma -. La tecnologia odierna consente di determinare con una certa precisione le concentrazioni istantanee nell'aria dei principali gas inquinanti, come il biossido di zolfo, gli ossidi di azoto, l'ozono, il monossido di carbonio e i particolati, le particelle solide che si distinguono per le dimensioni in PM10, di diametro inferiore a 10 micron, in PM 2,5, inferiori a 2,5 micron, o particolato fine e ultrafine di diametro inferiore a 0,1 micron. Il più pericoloso è quest'ultimo in quanto è in grado di arrivare negli alveoli, fino nel sangue, ed essere trasportato in tutti gli organi e tessuti dove si scatena una serie di reazioni infiammatorie e di stress ossidativo, che è il tentativo dell'organismo di liberarsene e di neutralizzarlo. Il perdurare nel tempo di questa reazione spiega i danni che si possono osservare a carico di tutti gli organi del corpo e non si tratta solo di tumori polmonari, anche se sono quelli che più preoccupano la popolazione”.
In Italia la stima conta circa ottanta mila morti all'anno e i tre principali killer sarebbero: il PM 2,5, il biossido di azoto e l'ozono.
“ Se è vero che l'inquinamento atmosferico e il PM 10, come sancito ufficialmente, sono cancerogeni anche per l'uomo, il particolato fine e ultrafine sono fra le principali cause rimovibili di malattie cardiovascolari come l'infarto del miocardio, lo scompenso cardiaco, le aritmie e le trombosi, le malattie polmonari acute e croniche come l'asma, le bronchiti e le broncopolmoniti, l'ictus cerebrale. Inoltre sempre maggior prove si stanno accumulando sul ruolo non secondario, assieme ad altri fattori, del particolato nelle malattie neurodegenerative come l'Alzheimer e il morbo di Parkinson e nelle malattie metaboliche come il diabete e l'obesità. L'aspetto più inquietante però riguarda l'associazione fra l'inquinamento e il ritardato sviluppo neurocognitivo dei bambini, che comporta una riduzione del quoziente intellettivo”.
Nella pianura Padana, l'inquinamento comporterebbe una riduzione della vita media di nove mesi, con almeno sette mila morti all'anno, con una conseguente riduzione di risorse economiche, non solo in termini di mortalità, ma anche di ricorso alle strutture ospedaliere e al consumo di farmaci.
“Uno studio compiuto nel dicembre 2015 a Roma, in un periodo in cui appena tre giorni su trentuno erano state riscontrate concentrazioni di PM 10 nei imiti di legge, è stato stimato che su circa duemila morti, almeno venti erano dovute ai picchi di particolato e la maggior parte era avvenuta per cause cardiovascolari. Dagli studi condotti su una ventina di città europee, nell'ambito del progetto Escape, si stimano con una certa precisione le morti causate in un dato momento dall'inquinamento ed è comprovato, laddove vengono attuate politiche di miglioramento della qualità dell'aria, che la mortalità si riduce”.
I cardiologi americani affermano che l'inquinamento atmosferico è una delle cause più importanti nello sviluppo delle malattie cardiovascolari, ma anche la più facilmente rimovibile, quando esiste la volontà politica di farlo. La posizione sarebbe stata ripresa in un documento dell'Associazione dei medici per l’ambiente - Isde Italia, in accordo con le principali società scientifiche e di medicina generale, pubblicato nel febbraio 2012.
“L'inquinamento atmosferico causa patologie tumorali e non, come è dimostrato dal numero in aumento dei casi registrati di malattie neurodegenerative, di restrizione della crescita fetale, di riduzione dello sviluppo neurocognitivo infantile, di infertilità maschile e femminile e di malformazioni congenite. Tutte patologie scaturite dall'attività di 'distruttori endocrini' contenuti nelle sostanze chimiche che si trovano nel particolato e che sono in grado di interferire con il normale funzionamento delle ghiandole endocrine, soprattutto ovaie, testicoli e surrenali che determinano lo sviluppo fetale, la crescita post-natale e la riproduzione umana. E' necessario che la cittadinanza, la comunità scientifica e quella politica prendano coscienza dei gravi rischi ai quali siamo esposti. Eliminare o ridurre al minimo le cause di inquinamento atmosferico, vuol dire lasciare ai posteri un mondo migliore di quello che abbiamo trovato - conclude il dottor Vincenzo Cordiano - altrimenti, come diceva Lorenzo Tomatis, uno dei padri nobili dell’Isde: le generazioni future non ci perdoneranno quello che stiamo facendo”.
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