Cosa ne sarà del turismo post coronavirus: ovvero come ripartire quando tutto finirà

Nel quadro generale di crisi economica generata dalla pandemia in corso, non possiamo dimenticare il fatto che dietro ogni numero c'è una persona in carne ed ossa, vittima “collaterale” degli asset produttivi che stanno soffrendo come non mai. Tra i tanti comparti che segnano già un pesantissimo bilancio in rosso vi è quello turistico-ricettivo e un primo quadro globale in termini di stime è offerto dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO). Nel suo "Impact assessment of the COVID-19 outbreak on international tourism" prevede una perdita di non meno di 300-450 miliardi di dollari in spese da parte di visitatori internazionali (entrate turistiche internazionali), quasi un terzo degli 1,5 trilioni di dollari generati a livello globale. Se guardiamo all'Italia, vocata al turismo come pochi altri paesi al mondo, l'allarme lanciato dalle associazioni di categoria è un coro unanime, l'unione di tante voci che chiedono un salvagente di aiuti alle imprese del settore. Per FederTurismo Confindustria “il turismo italiano è al collasso”; sulla stessa scorta AssoTurismo, che parla di un settore che rappresentava - prima del crollo da coronavirus - il 12% del PIL, con un giro d'affari di 146 miliardi.
Il problema del comparto turistico-ricettivo è che si basa su un fattore “esperienziale” connaturato alla natura intrinseca del viaggio: occorre che le persone si muovano verso le mete scelte, utilizzando mezzi di spostamento e appoggiandosi a risorse umane e strutture. Tutto ciò non consente deroghe, non è possibile dematerializzare l'esperienza di viaggio, non si può prescindere dal fatto che una location vada esplorata e vissuta, occorre il contatto tra uomo e luoghi, antropizzati e non, e tra uomo e uomo. Chi vuole visitare il complesso archeologico di Pompei può farlo solo lì, in un preciso luogo che non esiste altrove, in quanto unico. Bisogna poi conteggiare già i mancati introiti di Pasqua, Lunedì dell'Angelo, festa della Liberazione e 1° Maggio in Italia. E in Sicilia la stagione balneare appare quasi compromessa.
Il Governo nazionale ha adottato il c.d. “Bonus Vacanze”: la misura, prevista all'articolo 183 del Decreto Rilancio, introduce un tax credit per le spese sostenute dal 1 luglio al 31 dicembre. Il bonus può raggiungere i 500 euro per le famiglie di almeno tre persone e scende a 300 nel caso di nuclei da due persone e 150 euro per i single. Il contributo è riconosciuto a tutti i nuclei familiari con reddito ISEE non superiore ai 40.000 euro. A livello generale, nel “Decreto Rilancio” pubblicato in Gazzetta Ufficiale sono corposi gli interventi promossi a sostegno dell’imprenditoria, dei liberi professionisti e dei privati cittadini che incideranno, ovviamente, anche sul settore turistico-ricettivo.
Giocoforza, in virtù delle restrizioni, della ridotta liquidità delle famiglie, di minore tempo a disposizione per recuperare i lunghi periodi di fermo di moltissime attività lavorative, chi intende godere un periodo di vacanza potrebbe quindi riscoprire il cosiddetto “turismo di prossimità”. È il modo in cui viaggiavano gli italiani del Dopoguerra, negli anni '50, in una dimensione per lo più familiare. Si viaggerà all'interno dei confini locali, in auto, camper e roulotte, alla scoperta delle località anche meno battute dal turismo di massa, sarà il turismo degli itinerari naturalistici e dei piccoli borghi, delle vallate di montagna e delle oasi, dei sentieri, delle contrade. Ne trarrà vantaggio, dunque, il made in Italy e gli operatori del settore stanno già rimodulando l'offerta sul catalogo. Le strutture ricettive potrebbero riassorbire parzialmente così il colpo, ma bisognerà vedere se ciò avverrà senza incidere sulla leva del prezzo, con aumenti eccessivi. La Sicilia, con la sua vocazione, potrebbe far tesoro di questo modo “vintage” di ripensare alle vacanze e portare soprattutto i siciliani a valorizzare il territorio.
In aumento esponenziale anche le prenotazioni di case con giardino, con un raddoppio per il Veneto, la Campania e il Lazio. Iesolo registra un incremento del 209%, seguita da Venezia con un +150%. Richieste triplicate per Napoli, mentre Roma registra un aumento del 98%. Pare quindi che, dopo le restrizioni da lockdown, gli italiani stiano cercando anche spazi diversificati, più gestibili. Secondo i dati riportati da un altro portale, diffuso a livello mondiale, il 62% degli italiani opterà per soluzioni completamente indipendenti, come case singole, ville e bungalow, mentre la richiesta di appartamenti rappresenta solo il 7% delle richieste contro il 17% dell’anno scorso. Destrutturando i dati, quel che emerge ed è utile sottolineare, è il trend che porta la casa a rappresentare la vera destinazione del viaggio. Tra i servizi più ricercati la piscina supera per la prima volta il Wi-Fi, seguono possibilità di introdurre animali domestici, cucina accessoriata, Jacuzzi e aria condizionata, nonché spazi adatti alle famiglie con bambini al seguito.
Insomma, la luce in fondo al tunnel si vedrà tra un po' di tempo, ma nell'attesa occorre ripensare globalmente al settore turistico e sostenere le imprese, magari cominciando a puntare maggiormente sul già menzionato turismo di prossimità e su quello sostenibile: una nicchia ancora poco sfruttata che potrebbe garantire un parziale riassorbimento dei danni generati da questa crisi imprevedibile e che offre risvolti positivi quali minor inquinamento, meno spostamenti, meno stress e rischi, valorizzazione del PIL interno e del made in Italy, meno consumismo a favore del minimalismo, riscoperta della natura e della relazioni più intime.
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Andrea Cuscona è giornalista pubblicista dal 2005, catanese, classe '82, laureato in Culture e linguaggi per la comunicazione. “È impossibile non comunicare”. Da questo innato meccanismo parte la sua propensione al giornalismo e alla scrittura, declinati attraverso varie esperienze su carta stampata, TV, radio e web. Si considera uno spirito libero, è impegnato in cause sociali e coltiva diverse passioni.







