Cosa ne sarà del turismo post coronavirus: ovvero come ripartire quando tutto finirà

Autore:
Andrea Cuscona
23/05/2020 - 04:05

Nel quadro generale di crisi economica generata dalla pandemia in corso, non possiamo dimenticare il fatto che dietro ogni numero c'è una persona in carne ed ossa, vittima “collaterale” degli asset produttivi che stanno soffrendo come non mai. Tra i tanti comparti che segnano già un pesantissimo bilancio in rosso vi è quello turistico-ricettivo e un primo quadro globale in termini di stime è offerto dall'Organizzazione Mondiale del Turismo (UNWTO). Nel suo "Impact assessment of the COVID-19 outbreak on international tourism" prevede una perdita di non meno di 300-450 miliardi di dollari in spese da parte di visitatori internazionali (entrate turistiche internazionali), quasi un terzo degli 1,5 trilioni di dollari generati a livello globale. Se guardiamo all'Italia, vocata al turismo come pochi altri paesi al mondo, l'allarme lanciato dalle associazioni di categoria è un coro unanime, l'unione di tante voci che chiedono un salvagente di aiuti alle imprese del settore. Per FederTurismo Confindustria “il turismo italiano è al collasso”; sulla stessa scorta AssoTurismo, che parla di un settore che rappresentava - prima del crollo da coronavirus - il 12% del PIL, con un giro d'affari di 146 miliardi.

Il problema del comparto turistico-ricettivo è che si basa su un fattore “esperienziale” connaturato alla natura intrinseca del viaggio: occorre che le persone si muovano verso le mete scelte, utilizzando mezzi di spostamento e appoggiandosi a risorse umane e strutture. Tutto ciò non consente deroghe, non è possibile dematerializzare l'esperienza di viaggio, non si può prescindere dal fatto che una location vada esplorata e vissuta, occorre il contatto tra uomo e luoghi, antropizzati e non, e tra uomo e uomo. Chi vuole visitare il complesso archeologico di Pompei può farlo solo lì, in un preciso luogo che non esiste altrove, in quanto unico. Bisogna poi conteggiare già i mancati introiti di Pasqua, Lunedì dell'Angelo, festa della Liberazione e 1° Maggio in Italia. E in Sicilia la stagione balneare appare quasi compromessa.

Ci sono delle buone notizie, però. Pur nell'ottica emergenziale, è nodale una sponda nello Stato e nelle articolazioni amministrative-politiche locali, con interventi mirati a ridurre il primo impatto. In tal senso, guardando al nostro territorio, la Commissione Bilancio dell’Assemblea Regionale Siciliana ha recepito le richieste di associazioni quali AssoTurismo e ha votato all’unanimità l’emendamento che pone l'esonero per l’anno 2020 dal pagamento dei canoni delle concessioni demaniali marittime per i titolari di stabilimenti balneari (prorogate fino al 2033). AssoTurismo propone, inoltre, di fidelizzare la clientela attraverso offerte e card turistiche e con la massima disponibilità dei privati. Altra strada utile è l'istituzione di un “Fondo di crisi del turismo”, a tutela di tutte le attività che compongono la filiera turistica con l’individuazione di specifici capitoli di spesa a sostegno delle realtà maggiormente colpite. La stagione balneare siciliana, intanto, ha ottenuto il via libera dal 6 giugno anche se già nei giorni precedenti «sono autorizzate tutte le attività propedeutiche alla apertura degli stabilimenti balneari, ivi compresa l’attività di incontro con la clientela e, in generale, la utilizzazione degli spazi finalizzata alla promozione e alla vendita dei propri servizi».

Il Governo nazionale ha adottato il c.d. “Bonus Vacanze”: la misura, prevista all'articolo 183 del Decreto Rilancio, introduce un tax credit per le spese sostenute dal 1 luglio al 31 dicembre. Il bonus può raggiungere i 500 euro per le famiglie di almeno tre persone e scende a 300 nel caso di nuclei da due persone e 150 euro per i single. Il contributo è riconosciuto a tutti i nuclei familiari con reddito ISEE non superiore ai 40.000 euro. A livello generale, nel “Decreto Rilancio” pubblicato in Gazzetta Ufficiale sono corposi gli interventi promossi a sostegno dell’imprenditoria, dei liberi professionisti e dei privati cittadini che incideranno, ovviamente, anche sul settore turistico-ricettivo.

Secondo Cerved, in Sicilia i settori degli alberghi e delle agenzie di viaggio subiranno le perdite maggiori, con stime nel primo caso tra il 37,5% e il 73,3%; nel secondo tra il 35,5 e il 68,8%. Tuttavia la Regione, in virtù delle sue innumerevoli località a vocazione turistica, dei litorali, del vulcano attivo più grande d'Europa e dei tanti altri rilievi montani, delle isole minori e dei siti storici, archeologici e naturalistici offre un ampio ventaglio di soluzioni per le vacanze, pur nel quadro generale di restrizioni. Il Governo regionale punta sul turismo interno, con fondi per l'acquisto di soluzioni promozionali. L’idea è quella di limitare le perdite, aiutando da una parte le imprese con liquidità e dall’altra le famiglie che desiderano concedersi una vacanza, seppur in ristrettezze economiche. Tra le proposte, quella che prevede una notte in regalo per ogni soggiorno di tre notti (su sei notti di vacanza, la Regione ne pagherà due). Gli incentivi, poi, riguarderanno anche altri settori del turismo, come i musei e le principali attrazioni dell’Isola. L’amministrazione locale acquisterà i biglietti, che verranno poi regalati ai viaggiatori (in questo caso, però, non si conoscono ancora le condizioni dell’offerta). L’immissione sul mercato dei pacchetti omaggio avrebbe luogo non prima di luglio/agosto. C'è anche la possibilità che i pacchetti vengano lanciati ad ottobre, per favorire la destagionalizzazione – ovvero il turismo in periodi di media e bassa stagione. FAITA FederCamping Sicilia chiede una data di apertura al pubblico dei campeggi e villaggi turistici, approvazione linee guida nazionali di un protocollo per l’accoglienza e la sicurezza sanitaria da utilizzare ad hoc per strutture ricettive open-air, nonché l'estensione del credito d’imposta, così come un chiarimento in sede europea e nazionale sull’uso dei voucher.

Giocoforza, in virtù delle restrizioni, della ridotta liquidità delle famiglie, di minore tempo a disposizione per recuperare i lunghi periodi di fermo di moltissime attività lavorative, chi intende godere un periodo di vacanza potrebbe quindi riscoprire il cosiddettoturismo di prossimità”. È il modo in cui viaggiavano gli italiani del Dopoguerra, negli anni '50, in una dimensione per lo più familiare. Si viaggerà all'interno dei confini locali, in auto, camper e roulotte, alla scoperta delle località anche meno battute dal turismo di massa, sarà il turismo degli itinerari naturalistici e dei piccoli borghi, delle vallate di montagna e delle oasi, dei sentieri, delle contrade. Ne trarrà vantaggio, dunque, il made in Italy e gli operatori del settore stanno già rimodulando l'offerta sul catalogo. Le strutture ricettive potrebbero riassorbire parzialmente così il colpo, ma bisognerà vedere se ciò avverrà senza incidere sulla leva del prezzo, con aumenti eccessivi. La Sicilia, con la sua vocazione, potrebbe far tesoro di questo modovintagedi ripensare alle vacanze e portare soprattutto i siciliani a valorizzare il territorio.

D’altronde anche il sottosegretario al Ministero per i Beni e le Attività Culturali e per il Turismo, Lorenza Bonaccorsi, ha recentemente dichiarato che sarà un’estate all’insegna del mare Italia”, quindi di un’offerta locale che guarda alla prossimità come volano per il settore. E anche la presidente della Commissione Europea, Ursula von der Leyen, sembra essere più ottimista rispetto alle prime dichiarazioni: «Penso che troveremo soluzioni intelligenti per trascorrere le vacanze estive», come riporta il Sunday Express. In ottemperanza ai DPCM e alle norme igieniche di necessaria applicazione, possiamo dire che ci accingeremo a vacanze diverse, in casa, possibilmente vicino al mare, con piscina o giardino. A dircelo è una ricerca condotta su un noto portale immobiliare, che ha analizzato i dati sui volumi di ricerca di case in affitto in località turistiche effettuate sulla propria piattaforma. Nei comuni costieri, le ricerche di case in affitto con piscina in Sicilia, Liguria e Toscana sono quadruplicate. Nelle prime due settimane di aprile, si è registrato un incremento di sei volte superiore alla media sulle prenotazione in affitto a Palermo, per Santa Margherita Ligure l’aumento è di ben 43 volte superiore e a Forte dei Marmi (così come su tutta la riviera livornese) il trend di crescita è del 200%. Numeri che danno la percezione, insomma, della risposta che i vacanzieri italiani stanno fornendo rispetto al momento contingente della recente fase 2.

In aumento esponenziale anche le prenotazioni di case con giardino, con un raddoppio per il Veneto, la Campania e il Lazio. Iesolo registra un incremento del 209%, seguita da Venezia con un +150%. Richieste triplicate per Napoli, mentre Roma registra un aumento del 98%. Pare quindi che, dopo le restrizioni da lockdown, gli italiani stiano cercando anche spazi diversificati, più gestibili. Secondo i dati riportati da un altro portale, diffuso a livello mondiale, il 62% degli italiani opterà per soluzioni completamente indipendenti, come case singole, ville e bungalow, mentre la richiesta di appartamenti rappresenta solo il 7% delle richieste contro il 17% dell’anno scorso. Destrutturando i dati, quel che emerge ed è utile sottolineare, è il trend che porta la casa a rappresentare la vera destinazione del viaggio. Tra i servizi più ricercati la piscina supera per la prima volta il Wi-Fi, seguono possibilità di introdurre animali domestici, cucina accessoriata, Jacuzzi e aria condizionata, nonché spazi adatti alle famiglie con bambini al seguito.

Sempre in un'ottica di risposta al delicato momento, dalla Campania arriva il “Progetto Vacanze in Italiail cui scopo è supportare concretamente gli operatori turistici, che potranno utilizzare gratuitamente i tool del portale stesso, attingendo a Social Media Manager, esperti SEO, commercialisti e docenti di management del turismo, per promuovere e rilanciare il proprio asset e convincere quindi i turisti a restare in Italia. Altri input arrivano dal recente evento BTO2020, kermesse che ha visto i protagonisti del settore confrontarsi in dibattiti, lezioni, aggiornamenti, keynote e altre iniziative che hanno certamente posto sfide e mosso proposte per permettere agli operatori di stare al passo con i più recenti mutamenti in fatto di hospitality, destination, digital strategy & innovation, food&wine.

Insomma, la luce in fondo al tunnel si vedrà tra un po' di tempo, ma nell'attesa occorre ripensare globalmente al settore turistico e sostenere le imprese, magari cominciando a puntare maggiormente sul già menzionato turismo di prossimità e su quello sostenibile: una nicchia ancora poco sfruttata che potrebbe garantire un parziale riassorbimento dei danni generati da questa crisi imprevedibile e che offre risvolti positivi quali minor inquinamento, meno spostamenti, meno stress e rischi, valorizzazione del PIL interno e del made in Italy, meno consumismo a favore del minimalismo, riscoperta della natura e della relazioni più intime.

 

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