Dipendenza dal web: quando internet nuoce alla salute

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01/05/2017 - 09:48

Provate per un istante a immaginare la vostra vita senza l'accesso a internet, tanto da PC quanto da smartphone, sia da tablet sia da smart TV, in casa e in ufficio. Inutile nascondersi dietro ad un dito: la prima reazione sarebbe forte, impattante. Per molti potrebbe tradursi in vero salto nel buio, tra ansia e smarrimento, per tanti potrebbe trattarsi di una sorta di liberazione, quasi una catarsi psicofisica. Ecco, questo piccolo esperimento, per quanto grezzo e giocoso, ci permette di affrontare un tema che, negli ultimi anni, è diventato oggetto di studi, ricerche, dibattiti e ipotesi.

Per sgombrare il campo da equivoci è bene puntualizzare che, in questa sede, non si vuole, né si può, dibattere circa l'utilità dello strumento web e lo si considererà “neutro”, ossia pura e semplice innovazione tecnologica che consente un flusso di informazioni multi-direzionale: un mezzo in grado di interconnettere persone e risorse, metterle in comunicazione e svolgere una moltitudine di attività per scopi privati e professionali. Quel che si vuole affrontare, viceversa, è l'approccio che gli individui mettono in campo quando si confrontano proprio con questo mezzo, a prescindere dagli scopi. Basta volgere lo sguardo al nostro recente passato per constatare quanto, dal 1995 (anno della comparsa del web) ad oggi, lo scenario sia mutato. Viviamo in un'era dominata dalla multimedialità e anche i rapporti sono cambiati sulla base delle nuove dinamiche tracciate dalla rete. Per avere un'idea di ciò, consideriamo una summa di alcuni dati, parzialmente tratti da http://geonet.oii.ox.ac.uk/  e altri siti (ve ne sono ormai tantissimi):

-più della metà della popolazione mondiale usa uno smartphone;

-quasi due terzi della popolazione mondiale possiede un telefono cellulare;

-più della metà del traffico internet è generato da telefoni;

-più della metà delle connessioni mobile avviene oggi su banda larga;

-più di una persona su cinque della popolazione mondiale ha effettuato almeno un acquisto online negli ultimi 30 giorni;

-con 1,24 miliardi di utenti, il 46 per cento degli utenti del mondo, l’Asia è il continente con più utenti di Internet;

-la Cina è il paese con più utenti di Internet: 600 milioni;

-sommati tra di loro, gli utenti dei successivi tre paesi in classifica – Stati Uniti, India e Giappone – sono meno di quelli della Cina, anche se oltre metà della popolazione cinese non ha mai usato Internet;

-tra i paesi con almeno 10 milioni di abitanti, solo Olanda, Regno Unito, Giappone, Canada, Corea del Sud, Stati Uniti, Germania, Australia, Belgio e Francia hanno una percentuale della popolazione con accesso a Internet superiore all’80 per cento;

-il numero di utenti di Internet di tutta l’America Latina e dei Caraibi è quasi uguale al numero di utenti degli Stati Uniti. Gli Stati Uniti hanno l’84 per cento di popolazione con accesso a Internet contro il 47 per cento di Caraibi e America Latina;

Questi numeri, per quanto sintetici, ci dicono che attualmente è in atto una ridefinizione dei vecchi schemi e dei comportamentali umani stessi. Ma cosa è cambiato, davvero, in tutti noi (o in una parte significativa)? La risposta non è semplice, ma di sicuro assistiamo sempre più ad un aumento delle patologie legate alla dipendenza dal web, per il semplice fatto che la facilità di accesso alla rete è tale da permettere, in teoria, a qualunque persona al Mondo di esplorare il World Wide Web senza che vi sia un sostanziale limite: Le dipendenze tecnologiche, da internet e smartphone, sono le malattie mentali destinate ad essere le più diffuse del prossimo decennio a livello mondiale stando al report del XVIII Congresso Mondiale di Psichiatria dinamica che si è tenuto a Firenze (dal 19 al 22 aprile - ndr).

Seguono i disturbi neurocognitivi, come la demenza e l'amnesia. In Italia, dicono gli esperti, prevalgono disturbi neuropsicologici (49%), tra cui quelli legati al sonno e al calo di attenzione, seguiti da depressione (28%) e ansia (23%).

In aumento i problemi psicologici, cresciuti del 10% negli ultimi anni, oltre ai disturbi alimentari e la depressione come conseguenza dello stress."Analizzando le patologie del futuro a livello globale - commenta Vera Slepoj - emerge che la società attuale è caratterizzata da una forma di industrializzazione postmoderna che va a discapito della qualità della vita, tanto da generare implicazioni patologiche. Dobbiamo interrogarci tutti su come affrontare il futuro e come migliorare".

Un recente studio ha messo in luce un aspetto interessante, ovvero quello che lega il narcisismo all'utilizzo dei social networks: si tratta di una metanalisi di 57 studi su complessivi 25.000 soggetti, che ha rilevato un collegamento tra il numero di amici su Facebook, o di foto pubblicate su Instagram, e il numero di tratti narcisistici di una persona. Insomma, il tempo che si trascorre sui social, quello in cui si cerca approvazione tramite likes e commenti, la pubblicazione compulsiva di foto dicono molto in merito ad una specifica componente della personalità che può indurre ad una vera malattia, uno stato patologico che può portare alla compromissione della propria salute, anche in modo inconsapevole. Un ulteriore aspetto evidenziato dallo studio pubblicato sull'autorevole “Journal of personality” mostra anche che il narcisista overt (alto livello di autostima, sicuro di sé e ricco di relazioni) si incontra più di frequente sui social network rispetto al narcisista covert (insicuro, con poca autostima e poche relazioni). Questo indica, allora, che in qualche modo il web ha dato, a chi è narcisista, uno strumento in più per sviluppare il proprio tratto psicologico.

Il problema di fondo è che esiste una acclarata dipendenza da Internet, definita in termini medici con l'acronimo IAD (Internet addiction disorder) e che copre una vasta gamma di comportamenti che spaziano dalla dipendenza dal cybersex, a quella dal net gaming (giochi on-line), dalla dipendenza dalle relazioni puramente virtuali a quella per l'overload di informazioni, un sovraccarico voluto e ricercato. Ma una definizione esaustiva non è ancora possibile, sia per la complessità del fenomeno, sia per la sua mutevolezza legata alle stesse innovazioni tecnologiche. Attualmente c’è un forte disaccordo su quale sia effettivamente l’oggetto di questo comportamento patologico. Alcune pubblicazioni parlano di Internet in termini di mezzo “additivo”, ossia in grado di offrire una tale velocità, accessibilità e intensità di informazioni da ampliare a dismisura il potenziale stimolante dei suoi contenuti. Secondo altre teorie ad essere decisivo è l'effetto di “disinibizione online”, lo stesso che sta alla base di comportamenti aggressivi on-line quali il flaming, il trolling e il cyber-bullismo. Si tratta di un mix di sentimenti negativi che in individui particolarmente repressi o ansiosi trovano terreno fertile e ne alimentano, in loop, le devianze.

Al vaglio di psicologici e psichiatri di tutto il Mondo vi sono nuove terapie (ne parleremo nei prossimi articoli), ma questa panoramica sulla mente umana in rapporto ai nuovi mezzi di comunicazione on-line deve farci riflettere. Soprattutto, deve coinvolgere in maniera massiccia le figure mediche, quelle genitoriali, le scuole e chi può, per ruolo e competenza, gettare luci su una realtà virtuale che non può prendere il sopravvento sulla vita reale, fatta di persone e relazioni. Il web è uno strumento straordinario, ma va usato con le dovute cautele e mai in sostituzione dei rapporti umani. Se non ci credete, staccate gli occhi dallo schermo e godetevi il Mondo che vi circonda, perchè ne abbiamo uno solo.

 

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