Il “mercato” mondiale dei virus, tra realtà e paure – parte seconda

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18/02/2016 - 09:24

ROMA – Nella scorsa “puntata” della nostra inchiesta sul mercato mondiale dei virus abbiamo accennato all'indagine condotta prima negli USA  e poi sviluppatasi anche in Italia. Da lì abbiamo tratto spunto per tracciare il percorso, legale, che seguono i virus per giungere nel nostro paese: ATCC, una delle aziende leader a livello mondiale nella vendita di tali prodotti si avvale del suo distributore ufficiale, LGC standards con sede, per l'Italia, a Sesto San Giovanni, in provincia di Milano.

http://www.ilpapaverorossoweb.it/article/il-%E2%80%9Cmercato%E2%80%9D-mondiale-dei-virus-tra-realt%C3%A0-e-paure

A questo punto, abbiamo contattato proprio LGC per avere informazioni circa i protocolli di sicurezza che regolano la vendita di agenti patogeni dentro i nostri confini nazionali. Dopo un primo scambio di mail una referente da noi contattata telefonicamente ha affermato che, in sintesi, LGC si attiene alle stesse norme che ATCC rispetta.

Il sito ATCC contiene, al suo interno, diverse sezioni che informano circa i parametri di sicurezza, i protocolli, i termini e le condizioni generali di vendita dei virus e di ogni agente patogeno. Chi può acquistare? Università, agenzie governative, imprese commerciali, organizzazioni no profit e altri. Non esiste la possibilità, per un privato cittadino, di poter procedere all'acquisto di tali prodotti. La documentazione presente sul sito è in inglese e uno dei certificati che l'acquirente firma è l' ”MTA” (Material Transfer Agreement, ovvero l'”accordo di trasferimento di materiale”).

Per comodità riportiamo solo alcuni passaggi del testo, nel quale è esplicitamente scritto che i prodotti possono essere venduti “solo per finalità connesse al progetto di ricerca dell'Acquirente che deve accettare di essere vincolato dai termini e dalle condizioni di questo MTA ...Nessun trasferimento successivo o uso commerciale di tali materiali è consentita senza il consenso scritto di ATCC....Al termine di qualsiasi progetto di ricerca in collaborazione, l'Acquirente deve distruggere tali materiali o restituirli …

.. si assume tutti i rischi e la responsabilità in relazione al trasferimento di tali materiali. Ad eccezione di quanto espressamente previsto nella presente sezione, l'acquirente non deve distribuire, vendere, prestare o altrimenti rendere disponibile o trasferire a terzi o ad un ente che non è parte di questo MTA, il materiale biologico, come sopra definito, per qualsiasi motivo , senza il preventivo consenso scritto di ATCC. L'acquirente si assume tutti i rischi e la responsabilità in relazione al ricevimento, manipolazione, stoccaggio, lo smaltimento, il trasferimento .

...l'acquirente deve utilizzare tutte  le precauzioni per ridurre al minimo i rischi per la salute delle persone  e quello ambientale. Ogni uso commerciale del materiale biologico è totalmente vietata senza previo consenso scritto di ATCC.

...accetta che materiali biologici designati come livello di biosicurezza 2 o 3 costituiscono noti agenti patogeni e che altri materiali biologici non così designati possono essere patogeni in determinate condizioni”.

E' espressamente scritto, nei documenti consultabili e scaricabili sul sito web, che ATCC si occupa delle verifiche sugli acquirenti che devono accreditarsi per ottenere un account e procedere agli acquisti.

Insomma, tutto è all'insegna della trasparenza e di precise normative.

Nel nostro lavoro d'indagine ci siamo chiesti, però, se davvero, alla luce dello scandalo del contrabbando di virus riportato dalle cronache, sia così sicuro questo “mercato”. Fermo restando che l'anomalia, di per sé, non è data dalle aziende che trattano legalmente questi prodotti resta il problema dell'uso illecito che qualsiasi persona può fare di virus, batteri e altro ancora. Addirittura sul web esistono testimonianze di chi afferma, da privato cittadino, di aver proceduto all'acquisto online dei virus tramite questi canali.

Non vogliamo fare pubblicità, ovviamente, a tali affermazioni non verificate e che non dimostrano nulla di concreto. Resta però il fatto che l'indagine iniziata negli USA, alcuni anni fa e poi sviluppatasi in Italia (e qui chiudiamo idealmente il cerchio rispetto al nostro iniziale lavoro di inchiesta) mette in guardia tutti noi e ci spinge a cercare sempre maggiori informazioni circa un rischio possibile. Se venisse dimostrato che quel dirigente sia riuscito a farsi recapitare in casa, tramite canali occulti, addirittura un ceppo dell'aviaria si aprirebbero scenari inquietanti. La giustizia, ovviamente, farà il suo corso e si spera possa fare luce su questo fenomeno.

La terza ed ultima “puntata” di quest'inchiesta darà, infine, la parola ad un epidemiologo italiano che ci fornirà preziose informazioni di carattere scientifico sui virus, su questo mercato e sulle epidemie.

 

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