Il fruttosio potrebbe alimentare l'aggressività

Autore:
Redazione
03/11/2020 - 04:53

Il consumo di alimenti addolciti con il fruttosio, lo zucchero più dolce presente nella maggior parte dei frutti zuccherini, potrebbe contribuire a favorire i disturbi di iperattività e aggressività.

A dirlo sono gli esperti dell’Università del Colorado (USA), che, nell’ambito di uno studio pubblicato sulla rivista Evolution and Human Behavior, hanno analizzato la correlazione tra l’assunzione di fruttosio e le manifestazioni comportamentali.

«Bassi livelli di fruttosio possono innescare un processo che porta all’immagazzinamento di energia sotto forma di lipidi, ma, se la quantità di fruttosio nell’organismo supera una determinata soglia, le conseguenze possono comportare impulsività, aggressività e problemi comportamentali, come disturbo da deficit di attenzione o iperattività, depressione maniacale e disturbo bipolare», spiega Richard Johnson dell'Università del Colorado .

Come ribadisce anche l’Organizzazione Mondiale della Sanità, gli esperti sostengono che una piccola quantità di fruttosio è positiva per l’organismo, ma una dose eccessiva presenta una potenziale minaccia per la salute: per questo nell’aprile del 2018 nel Regno Unito è stata introdotta la tassa sullo zucchero, concernente le bevande analcoliche zuccherate.

«Il fruttosio si trova naturalmente in molte piante o nel miele, ma oggi è piuttosto comune in forma raffinata e all’interno di cibi e bevande. Le stime attuali indicano che l’assunzione di questo zucchero sia aumentata di quaranta volte dal XVIII secolo ad oggi, il che potrebbe contribuire a spiegare le moderne incidenze di diabete e obesità», aggiunge Johnson. Il ricercatore, inoltre, precisa che l’identificazione del fruttosio come fattore di rischio non sminuisce l'importanza dei fattori genetici, familiari, fisici, emotivi ed ambientali che determinano la salute mentale.

«I nostri dati suggeriscono che il consumo di fruttosio sotto forma di zucchero raffinato e nello sciroppo di mais possa avere un ruolo determinante nella patogenesi di queste condizioni, perché riduce l’energia cellulare innescando una risposta di foraggiamento simile a quella che si verifica durante la sensazione di fame», sottolinea ancora Johnson.

Secondo gli studiosi, la risposta dell’organismo potrebbe provocare un aumento nell’insorgenza di sintomi legati ai disturbi comportamentali. «Ci sono ricerche che dimostrano tali effetti e riportano risultati coerenti con la nostra».

Alcuni esperti, tuttavia, hanno accolto il lavoro pubblicato dal team di Johnson con scetticismo. «Si tratta di un modello elegante e biologicamente plausibile fondato su un pensiero bioecologico sofisticato, ma l'idea che esista un legame coerente tra i livelli di consumo di zucchero e il comportamento umano è stata ampiamente ridimensionata decenni fa», commenta Edmund Sonuga-Barke del King's College di Londra.

(Fonte: AGI - Foto di copertina: Pixabay)

 

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