L'ipnosi come anestesia? Parola alla scienza

Autore:
Andrea Cuscona
29/09/2016 - 16:02

L'estrazione di un dente o un intervento a cuore aperto, un trapianto di organi o la rimozione di un piccolo fibroma pendulo: cosa hanno in comune queste e tutte le altre piccole o complesse operazioni chirurgiche sul corpo umano? L'anestesia, ovviamente, sia locale che generale. Il nostro corpo è dotato di recettori del dolore e sarebbe impensabile, nella maggior parte dei casi, non arrecare atroci sofferenze al paziente e non sarebbe di certo possibile operare con successo.

Da secoli si conoscono sostanze in grado di indurre quella sorta di sonno nel paziente, che permette l'esecuzione di interventi. I primi passi nella lotta al dolore operatorio furono certamente rudimentali, se pensiamo al fatto che già 5mila anni fa gli Assiri stordivano i pazienti (spesso si trattava di casi di amputazione di arti) comprimendone la carotide o stringendo la parte da operare con un laccio stretto, fino al raggiungimento delle perdita di sensibilità. Gli antichi Egizi usavano il freddo apportato da acqua ghiacciata e neve per inibire la sensibilità della parte da operare. Lo sviluppo delle scienze erboristiche portò a sfruttare le proprietà di alcune piante oppiacee. Nel Medioevo si usava la mandragola, mentre dopo la scoperta delle Americhe la pianta di coca fu utilizzata dagli europei per lenire dolori e stordire i pazienti. Passeranno secoli prima di carpire i segreti dei gas, quali il protossido d'azoto e dell'etere. Il cloroformio fu un altra scoperta rivoluzionaria. Oggi l'anestesia generale si ottiene per via inalatoria (mediante gas anestetici) o per via endovenosa. Ma esistono metodi alternativi, che non prevedono l'uso di farmaci e gas? Sì, è la risposta affonda le radici in qual fenomeno che tutti conosciamo come ipnosi.

Abbiamo chiesto al dottor Antonio Milici, medico neurologo e neuropsichiatra, di parlarci di questa pratica medica:

Dottore, che cosa è l'ipnosi? Quali sono le sue origini e gli aspetti biologici e fenomenologici?

«L’ipnosi è una stato di coscienza che sta tra la veglia ed il sonno e spesso  la stragrande maggioranza delle persone inconsapevolmente sperimenta».

Si parla di questa tecnica come sostitutiva dell'anestesia farmacologica prima di un intervento chirurgico: è davvero possibile utilizzarla?

«In epoca pre-cloroformica l’ipnosi era l’unico approccio utilizzato da tantissimi popoli e da molti chirurghi. Qualche anno fa circolavano dei  video anche nelle TV nazionali in cui si facevano vedere parti cesarei in ipnosi».

Come si effettua?

«È una metodica che ha delle regole che prevede un induzione e che ha degli aspetti tecnici specifici nella varie applicazioni specialistiche e vi sono prove che si utilizzi da più di tremila anni».

Quali benefici ne trae il paziente che si sottopone ad un'operazione e quali vantaggi comporta?

«Non vi è somministrazione di farmaci e quindi non si hanno gli effetti collaterali dei farmaci ed appare una metodica più dolce e naturale che lascia il paziente meno traumatizzato».

Si può sempre utilizzare o si valuta caso per caso?

«Si valuta caso per caso».

Nei casi di MCS l'ipnosi che ruolo ha?

«Come metodica anestetica (estrazione dentale, piccoli interventi) e come metodica di rilassamento».

In generale, in campo medico psicologico in quali contesti è utile, anzi vantaggiosa? Ci sono rischi per i pazienti?

«Nei disturbi d’ansia nelle forme lievi di depressione, in dermatologia, in ginecologia, in chirurgia. Fatta da personale esperto non esiste nessun rischio».

Non tutti possono praticarla: che tipo di formazione è necessaria?

«Solo i medici e gli psicologi che abbiano fatto una scuola di specializzazione almeno quadriennale».

Va detto che tale pratica, in Italia, non è una novità, poiché si riscontrano alcuni casi di interventi chirurgici effettuati con il paziente sotto ipnosi. Questa tecnica, tuttavia, incontra maggiori fortune in Francia, soprattutto presso l'Istituto Curie di Parigi, che ha introdotto l'ipnosi per una settantina di donne operate al seno, anche per casi di mastectomia totale, ossia rimozione totale della mammella. Si tratta, dunque, di interventi di un certo impatto e che – a quanto pare – possono essere eseguiti anche senza anestesia generale farmacologica. Il primo caso italiano risale al 2013 e riguarda una donna che aveva manifestato reazioni di shock anafilattico alle anestesie locali. Insomma, una (vecchia) nuova sfida per la medicina che mira sempre più a limitare l'uso di farmaci, laddove possibile o consigliato.

 

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