Nel Mediterraneo è allarme per l'alta concentrazione di microplastiche

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06/10/2017 - 09:22

Il mar Mediterraneo rappresenta un campanello d'allarme a livello mondiale per il suo livello di inquinamento da microplastiche. Secondo i dati diffusi dal Nature Scientific Reports del 2016 a cura di Ismar - CNR sono 1,2 milioni le microplastiche presenti nel Mediterraneo per chilometro quadrato, per una concentrazione che è tra le più alte al mondo.

Di questo allarme globale ancora poco conosciuto si è parlato nella seconda giornata di One Ocean Forum, l'evento internazionale dedicato alla sostenibilità degli oceani che, ideato da Yacht Club Costa Smeralda, si è tenuto a Milano il 3 e 4 ottobre. «Nel mar Mediterraneo le concentrazioni di microplastiche hanno lo stesso livello di quelle dei grandi vortici oceanici. È un tema prioritario perché è una delle aree più impattate al mondo, infatti si tratta di un mare chiuso», ha spiegato Maria Cristina Fossi, docente di Ecologia ed Ecotossicologia dell'Università di Siena.

Le microplastiche impattano sulla biodiversità marina dato che, scambiate per alimenti, possono essere ingerite dai pesci, ma anche costituire per gli stessi delle vere e proprie trappole da cui è difficile liberarsi. «Le microplastiche hanno caratteristiche fisiche per cui assorbono gli inquinanti sulla superficie del mare e rilasciano additivi plastici, danneggiano fisicamente il tessuto con cui vengono in contatto e trasportano agenti patogeni. Impattano dal plancton ai grandi organismi marini come le balene».

La scienza sta valutando attraverso ricerche se le plastiche possono danneggiare anche i tessuti e quindi di conseguenza l'uomo che si nutre anche di pesce. «È necessario creare una serie di azioni di mitigazione mirate. Azioni che vanno dalla riduzione dell'utilizzo di plastica all'attività di riuso e recupero del materiale, fino all'economia circolare. Le nuove generazioni dovranno gestire questa situazione».

(ANSA)

 

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