Oncologi, per 68% esiste conflitto d'interessi con industria farmaceutica

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09/07/2018 - 13:42

Il prestigioso British Medical Journal ha pubblicato i risultati della ricerca realizzata da CIPOMO (Collegio Italiano dei Primari Oncologi Medici Ospedalieri) nei confronti dei propri associati sul delicato tema del conflitto d'interessi.

Obiettivo della survey, dal titolo “Gli oncologi italiani e il conflitto di interesse”, è stato quello di verificare l'opinione dell'oncologo medico italiano in relazione alle possibili implicazioni derivanti dal conflitto d'interessi nell'ambito dell'educazione medica, dell'assistenza e della ricerca scientifica, approfondendo in particolare la relazione economica tra medici e industria farmaceutica.

Per il sondaggio, promosso da CIPOMO e condotto sotto forma anonima tra marzo e aprile 2017, hanno partecipato 321 oncologi in tutta Italia a rappresentare ben il 13% dei medici oncologi di ruolo.

Tra i risultati spiccano diversi dati significativi: il 62% dei medici, per esempio, ha dichiarato pagamenti diretti da parte dell'industria farmaceutica negli ultimi 3 anni. Non solo, il 68% pensa che la maggioranza degli oncologi italiani abbia un conflitto d'interessi con l'industria e l'82% riferisce che la maggior parte della propria educazione oncologica sia supportata dall'industria.

Da questo sondaggio emerge quindi un'urgenza reale: tra gli oncologi italiani il conflitto d'interessi è percepito come un problema importante che può influenzare costi, educazione, qualità dell'assistenza e della scienza. Il desiderio comune è quello di un'implementazione di una policy più rigorosa, per far sì che il giudizio professionale abbia sempre come obiettivo primario il benessere dei pazienti e la validità della ricerca.

Per questi motivi CIPOMO ha deciso di prendere posizione, stilando in un documento ufficiale delle raccomandazioni che abbiano l'obiettivo di dirigere il mondo dell'oncologia verso i principi di trasparenza e correttezza, facendo maturare nei clinici una più precisa consapevolezza circa la natura e le potenziali conseguenze del conflitto d'interessi.

Le raccomandazioni comprendono in primis la sfera del processo di ricerca, da tutelare dall'influenza degli interessi commerciali. Più in generale, il valore dell'interazione tra l'industria e i clinici deve essere, secondo CIPOMO, basato sulla trasmissione di informazioni utili a migliorare la qualità delle cure e non all'induzione alla prescrizione. Viene in seguito trattato anche il tema della formazione che, secondo il position paper di CIPOMO, non deve rappresentare uno strumento di marketing ma, anzi, deve avere l'obiettivo esplicito di migliorare la qualità delle scelte cliniche.

Il documento prosegue incentrandosi sul rapporto tra le società scientifiche e le influenze esterne dell'industria che spesso contribuisce a finanziare progetti, eventi e ricerche; in questo caso il rischio da evitare è che il sostegno economico si trasformi in una forma di promozione. Molta rilevanza viene data al concetto di trasparenza, atta a fornire al cittadino gli strumenti per valutare i servizi offerti.

Infine, un ulteriore aspetto da tenere a mente è il costo dei farmaci oncologici, che sta aumentando vertiginosamente, molto più del valore dei risultati ottenibili. Parte di questi costi deriva dalla ricerca; tuttavia l'industria farmaceutica spende ancora di più per promuovere i propri prodotti. Il nostro Sistema Sanitario (SSN) garantisce i farmaci a tutti, ma chi prescrive (il medico) non paga e non consuma, chi paga (il SSN) non sceglie e non consuma, chi consuma (il paziente) non sceglie e non paga.

Per questo motivo il presidente di CIPOMO, il dottor Mario Clerico, intende sottolineare con forza che «il documento CIPOMO non vuole essere una denuncia ma un invito alla consapevolezza: il confine tra “informazione scientifica” sui farmaci rispetto alla “pubblicità” è molto sottile. L'industria farmaceutica sponsorizza i congressi medici e contribuisce a gran parte della loro formazione. Per questo, i clinici devono porre particolare attenzione quando scelgono fra diverse possibilità di trattamento. La scelta deve essere basata sui valori e sulle evidenze, non sulle convenienze».

Con la sua posizione, CIPOMO tiene a evidenziare che la finalità ultima del lavoro in Sanità deve sempre essere rappresentata dal bene del cittadino. I clinici, i ricercatori, gli amministratori, l'industria e i cittadini stessi devono lavorare insieme per garantire il rapido accesso ai migliori percorsi di diagnosi e cura.

 

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