Pomezia, allarme disastro ambientale: l’era della plastica deve finire

Visualizzazioni:
1012
09/05/2017 - 08:30

"Pericolo disastro ambientale": l’abbiamo letta e sentita parecchie volte in questi giorni, un monito che invita a riflettere sugli stili di vita. È accaduto, giorno 5 maggio, a Pomezia, alle porte di Roma, un incendio all’interno di Eco X, deposito di plastiche, carta, e altri materiali riciclabili; a causa dell’incidente si è innalzata nel cielo una grande nube di fumo nero, che ha ricoperto l’intera area circostante e che, trasportata dai venti, continua inesorabilmente ad inquinare anche i territori limitrofi, divenendo così un un vero incubo per la gente locale; una minaccia per l’ambiente, la produzione agricola e per gli animali .

Il rogo di materiale plastico potrebbe effettivamente causare un disastro ambientale. La plastica, infatti, contiene sostanze tossiche “cancerogene”, in passato sconosciute, che sono finite nei nostri alimenti. Materie plastiche che, bruciando, producono gas tossici e una notevole quantità di calore che, se non viene utilizzato per produrre energia, si disperde nell’ambiente circostante causando un indesiderato aumento della temperatura, praticamente inquinamento termico. La plastica, infine, non è degradabile, se non in tempi lunghissimi , circa un centinaio d’ anni, dunque una volta abbandonata permane nell’ambiente.

"Ciò che è accaduto a Pomezia dovrebbe spingere tutti noi a una seria riflessione, se ancora ci fosse bisogno di tragedie per riflettere. Prima di tutto su un modello di consumo basato su plastica e imballaggi; un modello anacronistico che presenta i suoi limiti sotto tantissimi aspetti. La plastica fa danni in ogni momento della sua filiera: dalla produzione basata sul petrolio, alle ripercussioni dirette del suo utilizzo sulla salute delle persone, dallo smaltimento, mai davvero sostenibile ed ecologico, alla dispersione nell'ambiente - nel mare e nei suoli – con conseguenze che pagano a caro prezzo anche gli animali. Questa nube è solo l'immagine lampante di un disastro che in realtà si consuma silenzioso e invisibile tutti i giorni e tutte le ore. Finché non capiremo questo, finché non capiremo che solo cambiando il nostro stile di vita tuteleremo davvero la nostra salute, disperarsi per l'ennesima tragedia non solo è inutile ma è anche ipocrita: queste le parole di Nadia D'Arco, coordinatrice Emilia Romagna e componente della Commissione Ambiente di A.D.A.S. onlus, allertata, subito dopo lo sprigionarsi delle colonne di fumo, dalla gente del posto che l’ha contattata per chiedere consiglio su come affrontare la situazione e proteggersi al meglio.

"La ditta Eco X non ha un sistema di sicurezza valido, poiché non essendo il fabbricato suddiviso in compartimenti, l’incendio si è propagato sull’intera struttura - ha dichiarato. "Inoltre è ridicolo parlare di dispersione, in quanto il particolato e le sostanze più solide produrranno polluzioni tossiche in un raggio presumibilmente vasto; per cui le sostanze andranno nell'acqua e nel terreno. Trovo dunque indeguato lo sgombro di 100 metri , piuttosto che la messa in sicurezza di acque e terreni per un raggio di kilometri>".

Nel Lazio il panico dilaga nelle zone vicine allo stabilimento devastato dal fuoco e non solo; molti cittadini hanno preferito dotarsi di mascherine per non respirare le esalazioni tossiche, le precauzioni assunto non sono bastate ad evitare infiammazioni alla gola e alle vie respiratorie. Il sindaco di Pomezia, Fabio Fucci, ha firmato un’ordinanza con cui è stata disposta la chiusura delle aperture delle abitazioni e delle attività commerciali, industriali e dei servizi, al fine di prevenire un possibile passaggio di inquinanti. Anche le ASL invitano la popolazione a prendere precauzioni quali chiudere le finestre, lavare accuratamente frutta e verdura di produzione, limitare gli spostamenti non necessari.

La coordinatrice A.D.A.S. onlus del Lazio, Catia Cirici, ha sottolineato la propria preoccupazione per quanti sono affetti come lei dalla sindrome della Sensibilità Chimica Multipla (MCS), che rende l’organismo incapace di tollerare sostanze chimiche anche a bassissime dosi perché in grado di scatenare gravi crisi respiratorie e neurotossiche. Dal momento dell’incendio, scoppiato a poca distanza dal paese in cui vive, indossa due maschere di protezione, ma le infiammazioni purtroppo non l’hanno risparmiata. La coordinatrice Ciriaci si sente di ringraziare un medico che nella notte del disastro, utilizzando i social, ha immediatamente diramato messaggi per informare la popolazione sulle le precauzioni da prendere.

I danni oggi non possono ancora essere quantificati. Non è possibile stimare la ricaduta che il rogo tossico avrà sull’ambiente e sulla produzione, in particolare sul pascolo di animali e sulla raccolta dei prodotti agricoli. Sono in corso prelievi ed esami per valutare la sicurezza delle produzioni locali in seguito all’esposizione alle sostanze frutto della combustione delle materie plastiche. Si delinea sempre più un profilo di danni a lungo termine. Quando finirà l’era della plastica?

 

 

clicca e scopri come sostenerci

Aggiungi un commento