Salute e vita media nel 2040 a rischio in metà del mondo

Autore:
Redazione
19/10/2018 - 08:04

La salute globale potrebbe peggiorare al punto da portare a un calo dell'aspettativa di vita in metà delle nazioni nel 2040.

È emerso da uno studio su The Lancet, condotto all'Università di Washington, che offre proiezioni sull'aspettativa di vita futura in 195 paesi nel 2040 e in diversi scenari più o meno catastrofici di peggioramento dei fattori di rischio. Emerge che aumenteranno i decessi per malattie non contagiose come diabete, disturbo polmonare cronico ostruttivo (COPD), malattia renale cronica, cancro del polmone.

La mortalità prematura sarà legata a ipertensione, obesità e sovrappeso, iperglicemia, fumo, alcol e inquinamento. Per l'Italia nel 2040 è previsto un aumento dell'aspettativa di vita media e la prima causa di morte diventeranno le demenze, superando l'infarto. In particolare, l'Italia potrebbe passare da un'aspettativa di 82,3 anni (dato 2016 – settimo posto nella classifica globale per longevità) a 84,5 anni nel 2040 (salendo al sesto posto) e, anche nel peggiore degli scenari, manterrà un'aspettativa sopra gli 80 anni.

Tanto si può fare, migliorando ad esempio fattori di rischio come fumo e cattiva alimentazione, spiega l'autore Christopher Murray, per scongiurare lo scenario più catastrofico in cui ben 87 paesi vedrebbero ridursi l'aspettativa di vita.

«Questo studio - spiega in un commento all'ANSA Francesco Moscone della Brunel University London - aiuta a comprendere meglio l'evoluzione temporale dello stato di salute e delle cause di cattiva salute nel mondo. Sarà importante tenerne conto nelle scelte di politica sanitaria delle singole nazioni. Gli autori, ad esempio, mettono in guardia sulle forti disuguaglianze rilevate all'interno di ciascun paese. Nel nostro, per esempio, esistono marcate differenze tra le regioni su salute e accesso alle cure. Senza investimenti in istruzione e politiche sanitarie che creino eccellenze anche in regioni non virtuose è a rischio la tenuta dei sistemi sanitari regionali e l'Italia potrebbe retrocedere nelle classifiche dei sistemi sanitari migliori al mondo».

(ANSA)

 

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