Steve Cutts: cartoline (illustrate) dall'inferno

23/11/2016 - 09:26

Sottolineare l'indiscutibile follia del nostro mondo. Steve Cutts, noto illustratore ed animatore inglese, con il suo lavoro fa questo, ma non solo. Le sue opere, infatti, non si limitano a registrare una serie di comportamenti rappresentativi di una società odierna ormai sull'orlo di una crisi di nervi, ma, palesando quanto si nasconde dietro certe dinamiche, lanciano un disperato e pessimista grido di allarmela Terra è gravemente malata e il virus che rischia di ucciderla siamo noi!

In particolare, le illustrazioni che Cutts dedica alla realtà in cui viviamo mostrano innanzitutto l'insaziabile avidità degli esseri umani che, pur di accumulare denaro, non esitano a distruggere il pianeta e le sue risorse oppure a schiavizzare i propri simili (a tal proposito, non lascia indifferenti un diabolico Babbo Natale che gestisce, frusta in mano, la sua "fabbrica del regalo").

I colori sono sgargianti e le singole immagini risultano curate in ogni piccolo dettaglio; il risultato è una caleidoscopica rappresentazione dei mali del mondo che, per nulla rassicurante, spaventa ed annichilisce. Ritornano situazioni che già conosciamo, eventi che si ripetono costantemente ed ai quali assistiamo il più delle volte senza alzare un dito. Una delle immagini più efficaci, ad esempio, descrive due uomini che, con i piedi ben piantati sopra montagne di rifiuti per lo più tossici, si stringono, sorridenti ed ovviamente incuranti delle conseguenze delle loro azioni fraudolente, la mano. In un sol colpo, davanti ai nostri occhi gli effetti devastanti di corruzione, rapacità e consumismo.

Perché non cerchiamo di porre rimedio ai nostri errori pur sapendo molto sul reale stato delle cose? Ci aiuta a rispondere lo stesso artista che parla di una sorta di accomodamento. "Viviamo in un mondo in cui è estremamente difficile competere sul nostro mercato in modo etico e sembra impossibile produrre qualcosa senza sfruttare le persone o l'ambiente. Così la gente viene ad un compromesso sui valori e in qualche modo lo razionalizza, perché altrimenti si deve rompere con la società". Ed è probabilmente quello che in realtà dovremmo fare: provare a far deflagrare quelle strutture politiche e sociali che ci ingabbiano, trasformandoci in schiavi che non sanno di esserlo.

Quando pensa all'uomo moderno e all'uso che questi fa della tecnologia, Steve Cutts non può che disegnare dei morti viventi che si trascinano tenendo in mano uno smartphone. Quelli che vediamo sono esseri che non hanno più un'anima e non comunicano tra loro (cosa che può sembrare assurda nell'epoca dei social), esseri che seguono modelli di comportamento innaturali e mirano soltanto a soddisfare bisogni che gli sono stati imposti.

In un certo senso, guardare le opere di Cutts è come specchiarsi, con la differenza che stavolta riusciamo finalmente a vedere ciò che siamo diventati: tristi personaggi da lobotomizzare con l'ausilio di telefonini ipertecnologici e programmi TV che definire spazzatura è già un complimento. Piccoli capolavori realizzati attraverso il rovesciamento sistematico di situazioni od immagini che siamo abituati ad osservare sotto altra luce (come accade all'iconico barattolo di zuppa Campbell's che, spesso rappresentato da Andy Warhol, qui diventa simbolo di una modernità che ha il sapore della morte).

Le illustrazioni di Cutts (ma lo stesso può dirsi dei suoi corti d'animazione: si guardi a tal proposito l'apocalittico Man, che, sulle celebri note di Nell'antro del re della montagna di Edvard Grieg, descrive cosa l'uomo è stato capace di fare, e sta ancora facendo, al nostro pianeta) non danno spazio alcuno alla possibilità di un cambiamento. L'autore, con amarezza, si limita a descrivere la situazione per quella che è, senza alcuna omissione. Cutts spera chiaramente di provocare una reazione nel fruitore dei suoi lavori, ma sa bene che a noi soltanto spetta l'arduo compito di provare a modificare il nostro stile di vita, di ritrovare la via da tempo smarrita.

 

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