Taranto, livelli di diossine e PCB nel latte materno in città più elevati che in provincia

03/05/2019 - 10:27

Si è concluso lo studio, durato tre anni, per valutare l’esposizione a diossine e PCB (policlorobifenili) in donne di Taranto e provincia tramite l’analisi del latte materno.

Mediamente, lo studio ha mostrato una concentrazione di queste sostanze nel latte nelle donne residenti a Taranto e Statte (TA) del 28% più elevata rispetto a quella delle donne residenti in provincia, in linea con quanto osservato in altre aree industrializzate in Italia.

Lo studio è stato commissionato da ILVA all’Istituto Superiore di Sanità, che lo ha realizzato in collaborazione con il Dipartimento Prevenzione dell’ASL di Taranto, nell’ambito del decreto del Ministero dell’Ambiente del 2012 con il quale si imponeva il riesame dell’Autorizzazione Integrata Ambientale (AIA) per l’esercizio dello stabilimento siderurgico prevedendo, con una specifica norma, la realizzazione di un biomonitoraggio per determinare la concentrazione di diossine e PCB nel latte materno nella zona di Taranto.

Nelle donatrici residenti a Taranto e Statte le concentrazioni degli inquinanti sono risultate più elevate, in modo statisticamente significativo, di quelle rilevate nelle donne residenti in provincia con un aumento compreso tra il 18 e il 38% a seconda delle sostanze considerate (diossine, PCB diossina-simili e PCB non diossina-simili) e pari al 28% per l’insieme delle sostanze ad azione diossina-simile.

«Lo studio che abbiamo realizzato in collaborazione con la ASL di Taranto mostra che l’esposizione delle donne residenti nell’area urbana è superiore, in modo statisticamente significativo a quella delle donne residenti in provincia - afferma Elena De Felip del Dipartimento Ambiente e Salute dell’Istituto Superiore di Sanità - ed è sovrapponibile a quella riscontrata in studi simili in altre zone industrializzate presenti in Italia. Il confronto con i risultati di altri studi di biomonitoraggio effettuati negli anni precedenti a Taranto e provincia suggerisce, inoltre, che nel tempo ci sia stata una riduzione dell’esposizione a queste sostanze. Questi risultati - conclude la De Felip - sono stati ottenuti grazie al prezioso contributo dei colleghi della ASL di Taranto il cui impegno sul territorio è stato per noi determinante».

Per realizzare la ricerca sono stati raccolti e analizzati complessivamente 150 campioni di latte, 76 appartenenti al gruppo delle donne residenti a Taranto e Statte, e 74 appartenenti al gruppo delle donne residenti in provincia, in un’area quindi di controllo localizzata a più di 30 chilometri da Taranto. Le donne arruolate avevano caratteristiche simili: primipare di età compresa tra i 25 e i 40 anni e residenti in zona da almeno dieci anni.

In conclusione, giusto sottolineare che questo studio dell’Istituto Superiore della Sanità, pur confermando che le concentrazioni di diossine e PCB nei campioni di latte materno appartenenti alle donne di Taranto e Statte sono notevolmente più elevate (e, considerando che parliamo di un lavoro commissionato dalla stessa ILVA, è un fatto che di suo dovrebbe far riflettere), sembra minimizzare i dati ottenuti sia dando l’idea che, per chi vive in aree industrializzate, si tratti di circostanza normale e, pertanto, accettabile sia non indagando a fondo su quelle che possono essere le effettive ricadute sulla salute.

Nel caso particolare, infatti, non si è posta quella che crediamo una questione importante: ammesso che le concentrazioni di diossine e policlorobifenili riscontrate nei soggetti adulti siano nei limiti e non rischiose per la salute (cosa che, comunque, ci lascia a dir poco perplessi, tenendo presente tutta la letteratura sull’argomento o le notizie non sempre rassicuranti che arrivano dalla città pugliese), può dirsi lo stesso in riferimento a tutti quei neonati che di quel latte materno si cibano?

Resta, poi, una questione più generale. Sempre che l’esposizione ad un singolo inquinante resti entro i limiti dettati dalla legge e sia di fatto non nociva, cosa accade quando si ha compresenza di più sostanze?

 

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