Rapporto Osservasalute 2017: in Italia si muore meno per tumori e malattie croniche, ma solo dove prevenzione funziona

Autore:
Redazione
20/04/2018 - 13:52

Laddove la prevenzione funziona, la salute degli italiani è più al sicuro, con meno morti per tumori e malattie croniche come il diabete e l’ipertensione (diminuiti del 20% in 12 anni i tassi di mortalità precoce per queste cause). Gli italiani, inoltre, cominciano timidamente a occuparsi in maniera più proattiva della propria salute, tendono a fare più sport (nel 2016 il 34,8% della popolazione, pari a circa 20 milioni e 485mila). Nel 2015 erano il 33,3%, pari a circa 19 milioni e 600mila), ma scontano ancora tanti problemi, in primis quelli con la bilancia (nel periodo 2001-2016 è aumentata la percentuale delle persone in sovrappeso - 33,9% contro 36,2%; soprattutto è aumentata la quota degli obesi - 8,5% contro 10,4%), poi anche il vizio del fumo che almeno dal 2014 resta in Italia praticamente stabile (al 2016 si stima fumi il 19,8% della popolazione over 14).

Anche sul fronte dei consumi di alcolici il dato sembra assumere contorni a tinte fosche: si assiste a una lenta, ma inarrestabile diminuzione dei non consumatori (astemi e astinenti negli ultimi 12 mesi), pari al 34,4% (nel 2014 era il 35,6%, nel 2015 34,8%) degli individui di età maggiore di 11 anni.

Tutti questi dati, insieme a tantissimi altri, ci arrivano dalla XV edizione del Rapporto Osservasalute (2017), un'approfondita analisi dello stato di salute della popolazione e della qualità dell'assistenza sanitaria nel nostro Paese pubblicato dall'Osservatorio Nazionale sulla Salute nelle Regioni Italiane, che ha sede a Roma presso l'Università Cattolica, e coordinato dal professor Walter Ricciardi e dal dottor Alessandro Solipaca. Il Rapporto (603 pagine) è frutto del lavoro di 197 ricercatori distribuiti su tutto il territorio italiano che operano presso università e numerose istituzioni pubbliche nazionali, regionali e aziendali.

Il Servizio Sanitario Nazionale sembra aver almeno marginalmente migliorato le proprie performance, come dimostrato per esempio dal fatto che – per quanto in aumento – le malattie croniche fanno sempre meno morti. Infatti, in Italia si verificano meno decessi in età precoce, cioè tra i 30-69 anni (la causa principe della mortalità prematura sono le malattie croniche): il tasso di mortalità precoce è diminuito di circa il 20% negli ultimi 12 anni, passando da un valore di circa 290 a circa 230 per 10.000 persone. Quindi il Servizio Sanitario Nazionale è riuscito ad incidere sulla mortalità evitabile, grazie alla corretta gestione di queste serie patologie (bisogna in ogni caso sottolineare che gli uomini presentano un tasso di mortalità molto più alto delle donne e che le differenze a livello territoriale della mortalità precoce sono evidenti e non si sono colmate con il passare degli anni, anzi la distanza tra Nord e Mezzogiorno è aumentata).

E non è tutto, l’efficacia delle cure e della prevenzione delle neoplasie è andata sicuramente migliorando. In particolare per la prevenzione, ottimi risultati sono conseguiti alla diminuzione dei fumatori tra gli uomini e all’aumento della copertura degli screening preventivi (per esempio il pap test periodico e la mammografia) tra le donne. Lo dimostra la diminuzione dei nuovi casi di tumori al polmone tra i maschi (diminuiti del 2,7% l’anno dal 2005 al 2015) e della cervice uterina tra le donne (-4,1% annuo). È aumentata di 5,7 punti percentuali anche la sopravvivenza a 5 anni per il tumore al polmone e 2,4 punti per il carcinoma del collo dell’utero.

Al contrario, risultati negativi si riscontrano per il tumore polmonare tra le donne, tra le quali i nuovi casi sono in sensibile aumento (+1,6% tra il 2005 e il 2015); questo perché storicamente le donne in Italia hanno iniziato a fumare più tardi che in altri paesi europei e quindi ancora si scontano le conseguenze dell’insalubre comportamento. Anche per questo tipo di tumore l’efficacia delle cure ha garantito un aumento della sopravvivenza a 5 anni di 5,6 punti percentuali (da 18,2% al 23,8%).

Ma ci sono ancora troppe ombre che aleggiano su salute degli italiani e sostenibilità del SSN.

Sul fronte della salute gli italiani sono sempre più anziani e tra questi (in particolare tra gli over 75) aumentano quelli con limitazioni fisiche, che non sono in grado di svolgere da soli attività quotidiane semplici come telefonare o preparare i pasti (+4,6% tra 2015 e 2016 negli over 75 che riferiscono qualche limitazione nelle attività).

Aumentano del 12,1% dal 2012 al 2016 le malattie croniche e la compresenza in un paziente di più di una di queste malattie.

Se confrontiamo l’Italia con altre realtà europee non sempre il nostro Paese ne esce con un quadro rassicurante. L’Italia è tra i paesi più longevi d’Europa e del mondo - secondo gli ultimi dati disponibili, nel 2015 si colloca al secondo posto dopo la Svezia per la più elevata speranza di vita alla nascita per gli uomini (80,3 anni) e al terzo posto dopo Francia e Spagna per le donne (84,9 anni), a fronte di una media dei paesi dell’Unione Europea (UE) di 77,9 anni per gli uomini e di 83,3 anni per le donne. Anche rispetto agli anni di vita attesa all’età di 65 anni gli uomini e le donne italiane vivono in media un anno in più del valore medio europeo (rispettivamente, 18,9 anni contro 17,9 e 22,2 anni contro 21,2 anni).

Tuttavia se si esamina la speranza di vita senza limitazioni, dovuta a problemi di salute, la situazione cambia: ad eccezione della Svezia, gli altri paesi ai primi posti della graduatoria per speranza di vita alla nascita degli uomini, come Spagna e Italia, scendono, rispettivamente, al 7° e all’11° posto; per le donne, Francia e Spagna scendono al 6° e 8° posto, mentre l’Italia finisce in quindicesima posizione, quindi anche al di sotto della media dell’UE.

E ancora, va rilevata la maggiore prevalenza di artrosi, che caratterizza gli anziani italiani rispetto a quelli degli altri paesi europei e il loro basso livello di attività fisica.

Quanto alle buone pratiche sanitarie va rimarcato come in Italia si consumino ancora più antibiotici rispetto al resto d’Europa.

Sul fronte della sostenibilità del servizio sanitario va rilevato in primis che il decennio appena trascorso ha confermato una situazione da tempo nota e tollerata: il profondo divario fra Nord e Meridione sia nelle dimensioni della performance indagate che nella qualità della spesa pubblica e, nello specifico, di quella sanitaria; poi, che la spesa out of pocket (sostenuta privatamente dai cittadini) è aumentata in maniera disuguale (in particolare è cresciuta dell’8,3% nel periodo 2012-2016). L’aumento è stato elevato nelle regioni del Nord, nel Centro i valori di tale spesa sono stati costanti, mentre sono diminuiti nelle regioni meridionali.

Paradigmatica delle conseguenze del gradiente Nord-Sud che si abbattono sulla salute degli italiani è la sopravvivenza per tumori che mostra una certa variabilità geografica. Nelle aree del Centro-Nord la sopravvivenza è largamente omogenea per tutte le sedi tumorali esaminate, indicando una sostanziale equivalenza non solo dei trattamenti, ma anche delle strategie di diagnosi (introduzione dei programmi di screening), mentre al Sud e Isole risulta generalmente inferiore della media del Centro-Nord.

Per quanto riguarda i tumori oggetto di programmi di screening organizzato, gli effetti dell’introduzione di misure efficaci di prevenzione secondaria sono visibili nelle aree del Paese dove si è iniziato prima e dove la copertura è ottimale. Una documentata minor copertura di popolazione e una ritardata implementazione degli screening organizzati sono fattori da considerare per spiegare le diverse performance osservate in Italia. Ad esempio, nella provincia autonoma di Trento lo screening preventivo per il tumore del colon retto raggiunge una copertura del 72% della popolazione, mentre nella regione Puglia la copertura degli screening preventivi per questo tumore arriva appena al 13%.

In conclusione, come rileva il professor Ricciardi, il nostro SSN, il cui fallimento nel ridurre le differenze di spesa e della performance fra le regioni è evidente, «deve aumentare gli sforzi per promuovere la prevenzione di primo e secondo livello, perché i dati indicano chiaramente che laddove queste azioni sono state incisive i risultati sono evidenti, come testimonia la diminuzione dell’incidenza di alcuni tumori».

 

Rapporto Osservasalute 2017 (PDF)

 

crowfunding adas

clicca e scopri come sostenerci