
Il depresso e il suo mondo: tra sostegno e pregiudizi

Non hanno cicatrici evidenti, ferite sanguinanti o parti del corpo monche. Sono malati di depressione, una malattia riconosciuta clinicamente, ma che fatica, nonostante la diffusione capillare, ad essere accettata e compresa fino in fondo, specialmente da chi circonda il malato e fa parte della sua quotidianità.
Quali sono i pregiudizi che colpiscono di più i pazienti depressi, e che risultano di fatto inutili a fornire loro un adeguato sostegno?
Ne parliamo con lo psicologo-psicoterapeuta Osvaldo Libetti Giovinazzi.
«Chi soffre di depressione ha un concreta difficoltà a svolgere la propria vita lavorativa, relazionale, sociale. Si è spesso soggetti a un considerevole calo di autostima ed è forte la tendenza ad isolarsi, a chiudersi in se stessi. Spesso chi è esterno a questa realtà, ma si trova in contatto con un amico, un fratello, un collega depresso, cerca di motivarlo con frasi come “tirati un po' su, devi forzarti... devi uscire un po'”, senza ottenere alcun effetto concreto».
La patologia depressiva influenza la voglia di fare e condiziona il modo di vedere le cose. C'è una presenza costante di pensieri legati alla morte o al suicidio, di idee suicide o progetti di suicidio. Non deve intervenire per forza una causa scatenante per provocare la patologia; per questo non capita raramente che i soggetti colpiti vengano considerati dei pigri, dei fannulloni.
Com'è il rapporto tra il depresso e gli altri?
«Per chi soffre di questo disturbo dell'umore, non è facile spiegare agli altri perché si sta così male, giustificare delle paure apparentemente immotivate e soprattutto, è difficile chiedere aiuto.
Per questo, amici, parenti e figure vicine dovrebbero spingere la persona depressa, a richiedere un supporto psicologico, coinvolgerlo in attività piacevoli, senza mai forzare la mano, e soprattutto ascoltarlo, stargli vicino, esserci».
Oggi il termine “depresso” entra frequentemente nel nostro vocabolario quotidiano anche per esprimere uno stato di malessere momentaneo “Oggi sono depresso...” ma che può involontariamente deviare il concetto di depressione vera e propria.
In questo caso interviene un calo d'umore che può persistere per giornate intere o per lunghi periodi, insieme ad altri parametri come inappetenza, insonnia, ipersonnia, pensieri di morte, calo dell'autostima, astenia e tendenza ad isolarsi.
Chi soffre di depressione è destinato a perdere inevitabilmente il posto di lavoro?
«Non sempre. Nel mondo del lavoro, se la patologia depressiva è stata diagnosticata, è possibile chiedere delle esenzioni da alcuni incarichi, non si viene abbandonati a se stessi. In alcuni casi, il medico può prescrivere dei farmaci che regolano lo squilibrio tra serotonina e noradrenalina, e che possono essere di grande ausilio al paziente, permettendogli di svolgere la sua quotidianità».
La depressione può legarsi ad altre forme patologiche?
«Spesso, depressione e ansia sono associate, e molte delle dipendenze da droghe, alcol, gioco d'azzardo hanno una forte componente depressiva di fondo».
In questo periodo attraversato da crisi economica si può essere scoraggiati nel richiedere una consulenza psicologica o psicoterapeutica?
«Certamente, anche perché la difficoltà economica, unita alla carenza di posti di lavoro, può danneggiare non poco la salute mentale di giovani e adulti. In un certo senso, si può dire che oggi l'italiano medio ha tutti i motivi per soffrire di depressione.
Non tutti sanno che i consultori offrono gratuitamente questo genere di supporto e offrono delle figure professionali apposite in grado di assicurare un adeguato sostegno psicologico».
Che cosa può rivelare un disturbo depressivo?
«Il disturbo depressivo costringe chi ne soffre a una fermata forzata, che mette in concreta difficoltà il lavoro, lo studio, il regolare svolgimento della propria vita, ma il suo affiorare mette in luce che c'è qualcosa che non va, che non si è in linea con se stessi, e permette, grazie al supporto di un esperto, di scavare dentro se stessi per intraprendere un percorso che abbia come fine il proprio benessere».
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