Overshoot Day 2016: esaurite tutte le risorse del Pianeta

Lo scorso 8 agosto è stato l’Overshoot Day. Per molti queste parole non saranno familiari, ma indicano un processo di cui siamo tutti responsabili e per il quale, allo stesso tempo, ne faremo le spese.
Dall'8 agosto infatti non ci sono più risorse disponibili. Il calcolo è stato effettuato dal Global Footprint Network, un’organizzazione di ricerca internazionale, che si occupa di analizzare anno per anno le risorse ancora disponibili. Si sono esaurite tutte quelle presenti in natura: a partire da ieri abbiamo iniziato a consumare risorse in eccesso. Ma cosa significa?
La Terra non è più in grado di rigenerare le risorse che noi consumiamo in un anno. Nell’atmosfera emettiamo anidride carbonica in eccesso, che le foreste e gli oceani non possono più assorbire. Anche le zone di pesca non possono più ricostruirsi, perché sono già state depredate.
In particolare, risultano dannose per l’ambiente le emissioni di carbonio: sono difatti le principali responsabili del sovra-sfruttamento ecologico. La Carbon Footprint – così viene definita l’emissione di gas attribuibile a un prodotto, un’organizzazione o un individuo – causa il 60 % delle richieste di risorse disponibili. Cosa si può fare per ridurre i consumi?
“La buona notizia è che tutto ciò è attuabile con le tecnologie disponibili ed é economicamente vantaggioso dato che i benefici complessivi sono superiori a costi – afferma Mathis Wackernagel, co-fondatore e Ceo di Global Footprint Network - Si stimoleranno settori emergenti come le energie rinnovabili, riducendo i rischi e i costi connessi a settori imprenditoriali ormai senza futuro perché basati su tecnologie caratterizzate da alte emissioni di carbonio o perché soggetti ai rischi connessi al cambiamento climatico. L’unica risorsa di cui abbiamo più bisogno è la volontà politica".
Quest’anno l’Overshoot Day è arrivato con 5 giorni di anticipo rispetto al 2015. Consideriamo che vent’anni fa tutte le risorse naturali venivano esaurite il 10 ottobre, mentre nel 1975 il 28 ottobre e nel 1970 il 23 dicembre. Ciò significa che man mano che si va avanti, si consumano sempre più risorse e, se si dovesse continuare così, potremmo esaurire tutte ciò di cui abbiamo bisogno nei primi mesi dell’anno.
Global Footprint Network offre una panoramica delle risorse di cui avrebbe bisogno ogni paese, utilizzando come unità di misura proprio gli stati. Al primo posto per i consumi ci sono i Sud-coreani, che avrebbero bisogno di 8.4 Koree del Sud per avere tutte le risorse necessarie. Seguono il Giappone e la Svizzera, con 7.0 e 4.4. Per rispondere invece alle necessità degli Italiani, ci vorrebbero ben 4,3 Italie.
I Paesi sono consapevoli dei rischi che si corrono, a causa dell’eccessiva emissione di anidride carbonica.Nel 2000 è stato firmato l’accordo di Parigi, con il quale si è stabilito che l’aumento della temperatura terrestre dovrà diminuire al di sotto dei due gradi. In particolare, nell’articolo 4, si legge: “Le emissioni dovranno quindi diminuire rapidamente per arrivare nella seconda metà del secolo ad un equilibrio tra le emissioni e il loro assorbimento”. Chiaramente, affinché ogni Paese rispetti l’impegno preso, verranno effettuati periodicamente dei controlli sul livello di emissione. Perché è così importante ridurre l’anidride carbonica?
L’anidride carbonica fa parte dei cicli naturali e, una volta generata, resta nell’atmosfera, contribuendo all’effetto serra naturale, utile per la termoregolazione della Terra. Ma con le attività dell’uomo, la presenza di anidride carbonica è aumentata notevolmente e si è accumulata nell’atmosfera, accentuando l’effetto serra e il riscaldamento del clima.
Per questo motivo, al di là degli accordi di Parigi, alcuni Paesi hanno deciso di raccogliere l’invito del Global Footprint Network. Nei primi tre mesi del 2016, il 97% dell’elettricità del Costa Rica è stato generato da fonti rinnovabili. Per alcuni giorni o minuti, il 100% dell’energia elettrica è stata utilizzata nel rispetto dell’ambiente in Portogallo, Germania e Gran Bretagna.
Anche la Cina ha risposto alla sfida: l’obiettivo è ridurre del 50% il consumo di carne dei cittadini, con lo scopo di tagliare circa un miliardo di tonnellate di emissioni di carbonio entro il 2030, tutte risorse necessarie per il settore industriale che si occupa del bestiame.
Ma, come si sa già, ognuno nel suo piccolo può fare qualcosa. Il Global Footprint Network ha lanciato una campagna di sensibilizzazione. Si chiama #pledgefortheplanet ed è partita il 22 aprile, in occasione della Giornata della Terra: chiunque poteva scegliere di impegnarsi per il Pianeta, organizzando party vegetariani o riducendo il consumo di energia, per poi condividere un selfie sui social network. Quellla che potrebbe sembrare soltanto una piccola goccia nell'Oceano potrebbe diventare, con la collaborazione di tutti, l'Oceano in cui viviamo. Oggi l'informazione è un alleato di chi crede che insieme si può, oggi è possibile agire e noi tutti dobbiamo farlo. Esistono alternative valide ai combustibili fossili, si tratta di fonti rinnovabili e pulite che farebbero la differenza, basterebbe espandere la cultura del riciclo, vivere ogni giorno seguendo uno stile di vita sostenibile. Insieme all’uso razionale ed efficiente di energia e materiali con queste piccole mosse sarebbe possibile cambiare il destino dei nostri figli e nipoti. Possiamo essere testimoni del cambiamento, basta crederci.
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