Covid-19: in futuro rischiamo pandemie peggiori. Serve prevenirle

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Redazione
05/11/2020 - 04:57

In futuro le pandemie saranno più frequenti, si diffonderanno più rapidamente, arrecheranno più danni all'economia mondiale e uccideranno più persone del Covid-19, se non si cambia l'approccio al problema passando dalla reazione - cioè l’intervenire dopo che l’emergenza è scoppiata - alla prevenzione.

Questo soprattutto considerando che si stimano altri 1,7 milioni di virus ancoranon scopertinei mammiferi e negli uccelli, di cui fino a 827.000 potrebbero avere la capacità di infettare le persone, e che gli attuali impatti economici sono cento volte superiori al costo stimato per la prevenzione.

Le informazioni arrivano da un rapporto scientifico dell’IPBES (Intergovernmental Science-Policy Platform on Biodiversity and Ecosystem Services - Piattaforma intergovernativa di politica e scienza sulla biodiversità e i servizi ecosistemici) sulla biodiversità e le pandemie che, stilato dopo aver consultato con urgenza ventidue esperti di livello mondiale sui legami fra il degrado della natura e i rischi crescenti di pandemia, avverte del pericolo suggerendo la strada per ridurre il rischio che gli scenari peggiori possano divenire realtà. In sostanza bisogna cercare di evitare tutte quelle attività umane che causano la perdita della biodiversità, dalla deforestazione al commercio di fauna selvatica, attraverso una maggiore conservazione delle aree protette e misure che riducano lo sfruttamento non sostenibile delle regioni ad alta biodiversità. Questo tipo di azioni, secondo il rapporto, potranno ridurre il contatto tra fauna selvatica-bestiame-uomo e aiutare a prevenire la diffusione di nuove malattie.

Quella di Covid-19 è almeno la sesta pandemia sanitaria globale dalla grande pandemia influenzale del 1918, e, sebbene abbia le sue origini in microbi trasportati dagli animali, la sua comparsa è stata interamente guidata dalle attività umane.

«Non c'è nessun grande mistero dietro la pandemia di Covid-19», ha affermato il dottor Peter Daszak. «Le stesse attività umane che guidano il cambiamento climatico e la perdita di biodiversità guidano anche il rischio di pandemia attraverso i loro impatti sul nostro ambiente. Cambiamenti nel modo in cui usiamo la terra, l'espansione e l'intensificazione dell'agricoltura, il commercio, la produzione e il consumo insostenibili “disgreganola natura e aumentano il contatto tra fauna selvatica, bestiame, agenti patogeni e persone. Questo è il percorso che ci porta alle pandemie».

Il rapporto afferma che affidarsi alle risposte alle malattie dopo la loro comparsa, come misure di salute pubblica e soluzioni tecnologiche, in particolare la rapida progettazione e distribuzione di nuovi vaccini e terapie, è unpercorso lento ed incerto”. Peraltro, con la conseguenza di una diffusa sofferenza umana da un lato e dall'altro di decine di miliardi di dollari di danni economici annuali per l'economia globale derivanti dalla risposta alle pandemie.

Indicando il probabile costo del Covid-19 fra 8 e 16 trilioni di dollari a livello globale entro luglio 2020, si stima anche che i costi nei soli Stati Uniti potrebbero raggiungere i 16 trilioni di dollari entro il quarto trimestre del 2021. Gli esperti, come detto, stimano che il costo della riduzione dei rischi per prevenire le pandemie, fornendo forti incentivi economici per il cambiamento trasformativo, sia inferiore di cento volte rispetto al costo della risposta a tali pandemie.

Il rapporto offre anche una serie di opzioni politiche che aiuterebbero a ridurre e ad affrontare il rischio pandemico.

  • Lanciare un consiglio intergovernativo di alto livello sulla prevenzione delle pandemie per fornire ai decisori politici la migliore scienza e le migliori prove sulle malattie emergenti; prevedere le aree ad alto rischio; valutare l'impatto economico di eventuali pandemie ed evidenziare le lacune della ricerca. Il consiglio intergovernativo potrebbe coordinare la progettazione di un quadro di monitoraggio globale.
  • Far stabilire ai paesi obiettivi o traguardi concordati tra loro nel quadro di un accordo internazionale, con chiari benefici per le persone, gli animali e l'ambiente.
  • Istituzionalizzare l'approccio “One Health” nei governi nazionali per prepararsi alle pandemie, migliorare i programmi di prevenzione ed indagare e controllare le epidemie nei vari settori.
  • Approntare valutazioni sull'impatto dei rischi pandemici e delle malattie emergenti sulla salute ed incorporarle nei principali progetti di sviluppo e di utilizzo del suolo, riformando nel contempo gli aiuti finanziari per l'utilizzo del suolo in modo che i benefici e i rischi per la biodiversità e la salute siano riconosciuti ed esplicitamente presi come obiettivo.
  • Assicurare che il costo economico delle pandemie sia preso in considerazione nei consumi, nella produzione e nelle politiche e nei budget del governo.
  • Consentire cambiamenti per ridurre i tipi di consumo, l'espansione agricola e il commercio globalizzati che hanno portato alle pandemie - questo potrebbe includere tasse o imposte sul consumo di carne, sulla produzione zootecnica e su altre forme di attività ad alto rischio di pandemia.
  • Ridurre i rischi di zoonosi nel commercio internazionale di animali selvatici attraverso una nuova partnership intergovernativa “salute e commercio”; ridurre o eliminare le specie ad alto rischio di malattia nel commercio di animali selvatici; rafforzare l'applicazione della legge in tutti gli aspetti che riguardano il commercio illegale di fauna selvatica e migliorare l'educazione delle comunità sui rischi per la salute.
  • Valorizzare l'impegno e la conoscenza delle popolazioni indigene e delle comunità locali nei programmi di prevenzione delle pandemie, raggiungere una maggiore sicurezza alimentare e ridurre il consumo di fauna selvatica.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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