Cure in UE solo per 200.000 europei, troppi ostacoli

12/06/2019 - 08:04

Poche informazioni, tanta burocrazia e ritardi nello scambio dei dati sanitari. La possibilità di accedere all'assistenza sanitaria in altri paesi dell'Unione Europea è ancora un miraggio per molti cittadini. Ad averne beneficiato, in un anno, sono poco più di 200.000 europei, pari a meno dello 0,05% della popolazione. A fare il punto è una relazione della Corte dei Conti Europea, che sottolinea come «solo una minoranza dei potenziali pazienti sa di aver diritto a ricevere assistenza sanitaria all'estero».

La direttiva UE sull'assistenza transfrontaliera, operativa in Italia dal 2014, mira a garantire il diritto a esser curato in un altro stato membro e a un rimborso per prestazioni sanitarie ed ospedaliere oltre i confini nazionali, all'interno dell'UE. Una possibilità particolarmente utile per la cura di alcune patologie, come le malattie rare, per le quali le conoscenze e l'esperienza sono ancora concentrate in pochi centri super specializzati. Come mostrano i dati dell'ultimo Rapporto PiT Salute, presentato da Cittadinanzattiva a dicembre 2018, relativamente all'accesso alle cure all'estero, le aree cliniche interessate nelle segnalazioni di mobilità sanitaria sono, innanzitutto, quella oncologica (38,7%), quella ortopedica (21,5%), la neurologia (14,7%) e le malattie rare (10,8% nel 2017).

Quanto ai problemi, i cittadini lamentano quelli relativi ai rimborsi spesa (42,7%), alla negata autorizzazione da parte della ASL (nel 38,1% dei casi) e alla mancata o ritardata risposta da parte della ASL (al 19,2%). Secondo la relazione della Corte dei Conti Europea, nel 2016, a registrare il maggior numero di pazienti “in entrata”, sono stati Spagna e Portogallo: ne hanno ricevuti rispettivamente 46.000 e 33.000; circa 9.300 quelli venuti invece in Italia. Mentre è stata la Francia quella ad avere più pazientiin uscita”, circa 150.000 (soprattutto verso Spagna, Belgio, Portogallo e Germania) su un totale di 213.000, a fronte di 200 registrati in Italia.

«I cittadini dell'UE non beneficiano ancora a sufficienza delle azioni ambiziose previste dalla direttiva sull'assistenza sanitaria transfrontaliera», commenta Janusz Wojciechowski, responsabile della relazione. In particolare, emergono «problemi e ritardi nel campo dello scambio elettronico dei dati sanitari dei pazienti tra stati membri».

(ANSA)

 

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