Dieta, sport e stop al fumo per prevenire il ritorno del cancro al seno

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30/10/2018 - 08:04

Avere una dieta sana e con pochi grassi, fare attività fisica regolare per almeno 150 minuti a settimana e dire addio alle sigarette.

Tre regole semplici, e solo apparentemente scontate, che possono però fare la differenza nella lotta ai tumori: infatti non solo aiutano a prevenire il cancro - tanto che gli studi dimostrano che il 50% dei casi di tumore potrebbe essere evitato grazie a stili di vita corretti - ma nel caso di donne già colpite da cancro al seno hanno un ruolo primario nell'evitare il ritorno della malattia.

A puntare l'attenzione sul peso degli stili di vita sono gli oncologi, in occasione del convegno nazionale “Carcinoma mammario. I traguardi raggiunti e le nuove sfide”.

Solo quest'anno, secondo le stime, sono 52.800 le italiane che hanno avuto una diagnosi di tumore alla mammella, neoplasia divenuta la più frequente in Italia superando il primato detenuto dal cancro al colon. La buona notizia è che l'87% delle donne sconfigge la malattia, con 800.000 italiane sopravvissute, ma sono ancora poche le pazienti che modificano le abitudini sbagliate andando così incontro ad un più alto rischio di recidive.

Niente di più sbagliato perché, spiega la presidente dell'Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) Stefania Gori, «la mancata adesione a queste semplici regole rischia di vanificare gli importanti risultati ottenuti con terapie sempre più efficaci». E a dimostrarlo sono gli studi scientifici: una dieta troppo ricca di grassi, ad esempio, aumenta fino al 24% il rischio di recidiva del tumore della mammella e ciò dimostra il ruolo degli stili di vita sani nella cosiddetta prevenzione terziaria, che mira a evitare il ritorno della malattia. Ed ancora: bastano 150 minuti di attività fisica a settimana (come camminata veloce o giardinaggio) per ridurre del 25% la mortalità per tumore del seno nelle pazienti che hanno già ricevuto la diagnosi rispetto alle sedentarie. E ingrassare di 5 kg può incrementare fino al 13% la mortalità per la neoplasia.

Attenzione anche al fumo: le donne che hanno abbandonato questa pericolosa abitudine ma che in passato hanno fumato da 20 a 35 sigarette al giorno presentano un rischio di ricomparsa di carcinoma della mammella del 22%, del 37% per le fumatrici di più di 35 sigarette e, addirittura, del 41% per coloro che non hanno mai smesso.

Eppure, avverte Stefania Gori, «solo l'11% delle donne guarite incrementa l'attività fisica ed appena il 15% sceglie una dieta più sana. Serve dunque più impegno nella prevenzione terziaria: da un lato, infatti, più della metà degli oncologi non parla con le pazienti di questi aspetti, dall'altro i cittadini hanno scarsa consapevolezza dell'importanza degli stili di vita corretti».

Sul fronte delle terapie, invece, si sono fatti notevoli passi avanti, ed oggi non è raro trovare pazienti con cancro al seno metastatico vive anche oltre 10 anni dalla diagnosi. Si distinguono tre sottogruppi di tumori mammari: con recettori ormonali positivi (cioè con positività dei recettori per gli estrogeni e/o per il progesterone); HER2-positivi (in cui è presente la proteina HER2 in quantità eccessiva) e triplo negativi (che non esprimono i recettori ormonali né iperesprimono il recettore HER2).

«Oggi abbiamo molte armi a disposizione per combattere la malattia, dalla chemioterapia all’ormonoterapia, dalle terapie target all’immunoterapia. Nei tumori HER2-positivi, grazie alla presenza di terapie mirate che interferiscono specificamente bloccando il recettore HER2 e che sono utilizzate sia nelle forme iniziali non metastatiche sia nelle forme metastatiche, è cambiato radicalmente il decorso clinico. Nelle forme metastatiche, i farmaci anti-HER2, associati alla chemioterapia o all’ormonoterapia, determinano una sopravvivenza delle pazienti molto più lunga che in passato. E si sono registrati continui progressi. Infatti, mentre agli inizi degli anni Duemila il 50% delle pazienti metastatiche con tumori HER2-positivi sopravviveva oltre 25 mesi con la somministrazione di chemioterapia associata ad un solo anticorpo anti-HER2, oggi i risultati delle sperimentazioni cliniche ci dicono che il 50% delle pazienti metastatiche sopravvive oltre i 4 anni, con l’utilizzo di chemioterapia associata a due anticorpi monoclonali. Recentemente sono state introdotte nella pratica clinica terapie mirate con inibitori di CDK 4/6, una nuova classe di farmaci in grado di inibire due proteine coinvolte nella replicazione delle cellule tumorali. La combinazione di queste molecole con la terapia ormonale rappresenta una nuova opzione di trattamento per le pazienti con carcinoma mammario avanzato e recettori ormonali positivi ed HER2-negativo».

Nell'immediato, tuttavia, le sfide riguardano i casi di tumore del seno più difficili da trattare: quelli triplo negativi che costituiscono il 15% del totale. «Importanti in questi casi le prospettive offerte dall'immunoterapia in combinazione con la chemioterapia. L'associazione si è dimostrata infatti efficace, portando ad un aumento di sopravvivenza quasi doppio rispetto alle donne trattate con la sola chemioterapia», conclude Stefania Gori.

(ANSA)

 

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