La cura attraverso le immagini: allestimento per la Rianimazione

19/12/2015 - 19:57
Vista di insieme del reparto di rianimazione di Biella

BIELLA Nell'era dell'immagine le fotografie si scattano e si condividono con facilità, sino a diventare un'azione istintiva, ma se trasportate in un contesto sanitario si scopre una valenza terapeutica, come avviene all'Ospedale degli Infermi di Biella. Nel reparto di rianimazione sono stati posizionati dieci pannelli, ritratti del territorio, della cui presenza beneficiano i pazienti con le loro famiglie e il personale medico.

Alla presentazione dell'iniziativa, che si è svolta nei giorni scorsi nella sala convegni della struttura, la professoressa Lucetta Fontanella, già docente universitaria e autrice di un libro dedicato all'argomento, ha raccontato la propria esperienza di degenza e di malattia, vissuta in un reparto di rianimazione a Torino. "Un giorno di circa otto anni fa mi sono risvegliata in uno spazio che non conoscevo - ha detto - Non potevo parlare, né muovermi. Mi limitavo ad esplorare l'ambiente. Per un po' ho addirittura creduto di trovarmi in un Paese del Nord Europa, tanto era viva nel mio immaginario l'eccellenza sanitaria di quei luoghi. Davanti al mio letto c'era un vaso di fiori rossi, di gerani veri, una differenza sostanziale rispetto a quelli finti, e appeso alla parete c'era il ritratto di un bosco autunnale. Io stavo malissimo, ma nella mia solitudine, dentro a quel quadro e tra i fiori ho trascorso molto tempo in modo dignitoso, organizzando le mie giornate. In seguito ho condiviso l'esperienza con altri e tutti hanno ammesso di aver vissuto lo stesso percorso. Altri fattori determinanti nella mia degenza sono stati il profumo di caffè che proveniva da una porta accanto e le visite dei miei famigliari. E' importante vivere nella normalità quotidiana per trovare benessere nella malattia".

L'occasione di ricreare l'esperienza a Biella è sorta dalla volontà di fare del bene da parte di una famiglia colpita da un lutto improvviso, che ha donato le fotografie all'Ospedale in ricordo di Marco.

"Le immagini non sono soltanto un elemento decorativo ma qualcosa che possiede potenzialità terapeutiche - ha spiegato il dottor Umberto Colageo, responsabile del reparto di Rianimazione - Se la contemplazione delle bellezze della natura può contribuire a tenere un malato agganciato alla realtà, alla vita, non c'è nessuna differenza con la donazione di un’apparecchiatura medicale. Per questo motivo ho voluto allestire il reparto con le fotografie tratte dall'archivio di Gianfranco Bini e Giuseppe Simonetti, due fotografi biellesi che raccontano con garbo e desiderio profondo di conoscenza del mondo, proprio come avviene nel rapporto tra medico e paziente, dove l'intensità delle cure si intreccia con la bellezza delle persone. Non sono foto nate per stupire. Sono storie di vita, paesaggi della nostra montagna, e anche uno di mare, per rispecchiare la sensibilità di tutti. Sono racconti a colori. I loro scatti sostituiscono i precedenti poster raffiguranti il massaggio cardiaco e le linee guida sulle intubazioni difficili, tutte rappresentazione che, a ben guardarle, sono abbastanza preoccupanti se viste dalla parte di un paziente".

L'intervento si potrebbe pensare che riguardi poche persone, ma non è così. In un anno, in rianimazione, a Biella, sono passati più di trecentocinquanta pazienti e più di mille famigliari. "Nella nostra realtà si consumano spesso tragedie e talvolta si verificano miracoli, dove il termine miracolo non indica solo l'insperata guarigione o un esito clinico migliore di quanto temuto. Il termine miracolo - ha sottolineato il medico - identifica la capacità di qualcuno di andare oltre il proprio dolore privato e di fare qualcosa per la collettività: un'azione che rende visibili i legami umani. Miracoloso è il desiderio di fare del bene nel ricordo di un proprio caro scomparso. Prodigiose sono le vite di coloro che dedicano l'esistenza ad assistere i malati, che sono capaci con la loro abnegazione di rendere bella e piena una vita che altrimenti sarebbe solo un calvario infinito. Qui da noi sono state tante le persone meravigliose che possiamo citare: Stefano, Veronica, Damiano, Lorenza e infine Marco, alla cui memoria sono stati donati i quadri. Fin qui - ha concluso Umberto Colageo - ho cercato di spiegare perché le fotografie sono importanti per noi e per i pazienti, ma lo sono anche per Marco? Io credo di sì. In Nepal mi hanno spiegato che quando il vento agita le bandiere buddiste, sulle quali sono impresse le preghiere, queste salgono al cielo. Mi piace pensare che quando qualcuno guarderà le immagini e leggerà la dedica a Marco, farà salire al cielo un pensiero, l'amore, la preghiera della sua famiglia".

Alla presentazione hanno partecipato anche il direttore sanitario Angelo Penna, il direttore della struttura Anestesia e Rianimazione Claudio Pissaia, l'editore di "Lassù gli ultimi" Giuseppe Simonetti, la coordinatrice Alessandra Zago, il ricercatore e musicista Emiliano Toso e Margherita Borello, referente per l'area Formazione e comunicazione.

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