Parkinson e Alzheimer, nei paesi OCSE 19 milioni di malati

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04/07/2018 - 07:59

Dal declino cognitivo dovuto al Parkinson o all'Alzheimer a quello di origine cardiovascolare: nel 2017 nei paesi OCSE (Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) ben 19 milioni di persone presentavano una qualche forma di demenza. E il loro numero, a seguito del progressivo invecchiamento della popolazione, potrebbe raddoppiare arrivando a 40,9 milioni nel 2050.

A fare il punto della situazione è l'ultimo Rapporto dell'OCSE dal titolo Care Needed - Improving the Lives of People with Dementia, che stima essere di 1.000 miliardi di dollari per il solo 2018 il costo economico e sociale della patologia. Se la media OCSE nel 2017 è di 14,8 persone con demenza ogni 1.000 abitanti, in testa alle 44 nazioni esaminate c'è il Giappone (con oltre 23 persone ogni 1.000 abitanti), subito seguito dall'Italia (oltre 22). E nel nostro paese, nei prossimi 10 anni, l'aumento previsto è vertiginoso, tanto che nel 2037 si stima saranno affetti da demenza quasi 34 residenti ogni 1.000.

Tra le criticità rilevate, l'OCSE segnala problemi sulle diagnosi. Infatti, si legge nel Rapporto che «meno del 40% dei paesi è in grado di stimare il proprio tasso di diagnosi nazionale». Lo stesso vale per i dati sulla presa in carico dei pazienti. «La maggior parte dei sistemi sanitari ha dati molto scarsi sulla cura della demenza. I paesi dovrebbero lavorare per rafforzare la misurazione della qualità e gli esiti della cura». Ma anche la gestione dei pazienti in molti casi risulta inadeguata ai bisogni reali delle persone. «Ci sono costi elevati per la salute e sistemi di assistenza di scarsa qualità. Come mostra il grande numero di ricoveri ospedalieri di pazienti affetti da demenza che potrebbero essere evitati investendo in un migliore coordinamento di prevenzione e assistenza».

In particolare, conclude il Rapporto, nonostante le crescenti prove a sostegno della prevenzione di fattori di rischio per la demenza, i paesi OCSE «dedicano solo meno del 3% della spesa sanitaria alla prevenzione».

(ANSA)

 

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