Prezzi troppo bassi: Il frutteto Italia perde terreno

13/12/2015 - 22:48

I prezzi bassi della frutta talvolta nascondono un prezzo ancora più alto per la collettività.

Anno dopo anno in Italia sono spariti migliaia di etteari di frutteto. Colpa della crisi, certo, della poca innovazione, e dello strano fenomeno della "globalizzazione della frutta". Che sta penalizzando la qualità.

L'Italia non è solo il giardino d'Europa, ma è anche il frutteto d'Europa. Per quanto tempo ancora lo sarà, è un punto interrogativo.
Eppure i consumi di frutta sono tendenzialmente gli stessi, in molti casi perfino in aumento: gli italiani non sono diventati solo più salutisti a tavola ma sono nate anche nuove figure professionali: dal «sommelier della frutta», allo scultore che crea opere d’arte con frutta e verdura, al "personal trainer dell’orto". 

I nostri 286mila ettari di alberi da frutto producono 7,4 miliardi di euro di valore ogni anno. Il valore più alto del continente.
La spesa degli italiani per gli acquisti di frutta, calcolata unitamente a quelli della  verdura, rappresenta il 23 per cento del budget delle famiglie per il cibo, per un importo di 99,5 euro al mese, contro i 97 euro della carne (22 per cento). Un sorpasso!
Tutto molto positivo, ma dietro un sistema in crescita gli ingranaggi ancora non funziano come dovrebbero.

E' giunta di recente una denuncia di Coldiretti che ha mostrato che 15 anni gli ettari di frutteto erano 431mila. Una riduzione di 145mila ettari andati perduti. Particolarmente colpiti i limoni (-50 per cento rispetto alla superficie che avevano nell'anno 2000), le pere (-41 per cento), le pesche (-39 per cento), le arance (-31 per cento), le mele (-27 per cento) e i mandarini (-19 per cento).

"La ragione principale della perdita di ettari di frutteto è il crollo del prezzo pagato agli agricoltori, che, non recuperando nemmeno le spese, convertono i frutteti in coltivazioni meno onerose - spiega Lorenzo Bazzana responsabile settore ortofrutta di Coldiretti - Il motivo di questo crollo sta negli effetti della globalizzazione del mercato e in regolamenti troppo rigidi e in certi casi miopi. In Italia, ad esempio, abbiamo proibito ben 400 antiparassitari, puntando su tecniche di lotta biologica e di minimo uso della chimica, che hanno reso la nostra frutta la più pulita d'Europa. Cosa che ci deve rendere orgogliosi. Ma l'Unione europea permette l'importazione di frutta da paesi che usano antiparassitari vietati in Italia, e che consentono di produrre frutta a prezzi più bassi. Il risultato? I campioni di frutta importata con antiparassitari oltre i limiti sono il 6,2 per cento, contro appena lo 0,2 di quelli italiani, ma il consumatore non lo sa, e attratto dai prezzi più bassi, punta ad acquistare solo quelli più convenienti".

Inoltre, nuove abitudini alimentari si stanno facendo strada, non solo tra i ceti più abbienti. "Spesso si compra frutta fuori stagione, che non può arrivare dall'Italia. E non parlo solo delle ciliege a dicembre - prosegue Bazzana di Coldiretti - ma anche le pere Williams sudamericane in primavera, che scalzano le italiane Abate. Poi si preferiscono prodotti importati, come le clementine o l'uva senza semi, che sono meno buoni dei nostri mandarini o dell'uva senza semi, che sono meno buoni dei nostri clementini o dell'uva Italia, ma più di moda".

Non si potrebbe dunque, con la tecnogia di cui disponiamo in Italia, produrre e valorizzare la nostra maggiore qualità e creare varietà più appetibili dal consumatori, cercando di andare in contro anche alle loro "mode", per non rischiare di essere battuti, come sta avvendo, dalla concorrenza straniera?

"Ci sono esempi positivi come le mele Melinda o Marlene del Trentino Alto Adige: consorzi di piccoli produttori che hanno saputo imporre il proprio marchio di qualità in tutta Europa. Ma non è facile riprodurre quella particolare situazione. La ricerca agronomica è in grave difficoltà e talvolta procede in direzioni poco utilii. In Italia, ad esempio, abbiamo creato 400 varietà di nettarine, troppe. Non a caso è tra la frutta più in crisi".

 

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