Rapporto ONU su perdita biodiversità, un milione di specie a rischio estinzione

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09/05/2019 - 13:00

Il rapporto sulla biodiversità pubblicato qualche giorno fa dall’ONU lancia l’allarme sull’enorme perdita di specie a causa dall'impatto umano. Per le Nazioni Unite sono necessarie azioni urgenti per proteggere le foreste, gli oceani e occorrono cambiamenti radicali nella produzione e nel consumo di cibo.

Lo studio del Gruppo Intergovernativo per la Biodiversità e i Servizi Ecosistemici (IPBES), un lavoro di circa 1.800 pagine realizzato grazie alla documentazione fornita da 400 esperti di oltre 50 paesi, avverte che un milione di specie animali e vegetali sono a rischio di estinzione, più che in ogni altro momento nella storia umana. «Stiamo consumando le basi stesse delle nostre economie, i nostri mezzi di sussistenza, la sicurezza alimentare, la salute e la qualità della vita in tutto il mondo», ricorda Robert Watson, a capo dell'IPBES.

«Quanto emerge da questo rapporto è devastante. Nonostante il ruolo fondamentale della biodiversità nella conservazione della vita sul Pianeta, il prevalere degli interessi economici ha portato ad un tale sfruttamento delle risorse naturali da rischiare ora conseguenze irreversibili», afferma Martina Borghi, Campagna Foreste di Greenpeace Italia. «Per mantenere le temperature globali sotto il grado e mezzo ed uscire dalla crisi climatica che stiamo attraversando, è urgente combinare una drastica riduzione delle emissioni di anidride carbonica con la conservazione della biodiversità, prestando particolare attenzione agli ecosistemi naturalmente capaci di immagazzinare grandi quantità di carbonio, come le foreste torbiere».

Il rapporto IPBES rivela che le attività umane hanno significativamente cambiato la maggior parte degli ecosistemi terrestri e marini: i tre quarti dell'ambiente terrestre e circa il 66% dell'ambiente marino sono stati modificati in modo significativo; più di un terzo della superficie terrestre del mondo e quasi il 75% delle risorse di acqua dolce sono ora destinate alla produzione di colture o bestiame. Inoltre, il 40% dell'ambiente marino globale mostra gravi alterazioni a seguito delle pressioni umane e la ricchezza e abbondanza degli ecosistemi marini è in declino.

«I nostri oceani sostengono tutta la vita sulla Terra», afferma Giorgia Monti, responsabile della Campagna Mare di Greenpeace Italia. «Invece di saccheggiare i mari per ottenere profitti a breve termine, i governi dovrebbero mettere la sostenibilità al centro delle proprie politiche. Il rapporto ONU conferma, infatti, che i meccanismi esistenti per proteggere i nostri oceani non funzionano. Oggi solo l'1% dei mari globali è protetto e non esiste uno strumento legale che consenta la creazione di santuari nelle acque internazionali».

C’è bisogno di un accordo globale che protegga almeno il 30% dei nostri oceani entro il 2030. Si tratterebbe di un'opportunità unica per i governi di lavorare insieme per salvaguardare la biodiversità marina, garantire la sicurezza alimentare a milioni di persone e avere oceani sani, ovvero una grande risorsa per contrastare i cambiamenti climatici.

Il rapporto IPBES afferma infine che fattori come il cambiamento dell'uso del suolo, cambiamenti climatici e i livelli di consumo sono aumentati a livelli senza precedenti.

«Accogliamo con favore la richiesta di un'azione urgente per cambiare le nostre abitudini alimentari, in modo da ridurre il consumo di carne e latticini la cui produzione intensiva ha effetti negativi ormai ben documentati sulla biodiversità, i cambiamenti climatici e la salute umana», dichiara Federica Ferrario, responsabile della Campagna Agricoltura di Greenpeace Italia.

Dimezzare produzione e consumo di carne e prodotti lattiero-caseari entro il 2050 deve diventare una priorità a livello politico, dal momento che non c’è più tempo da perdere.

 

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