Tumore al polmone: aumentano i casi tra donne e non fumatori. Speranze da nuovo farmaco

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Redazione
02/12/2020 - 04:07

Ogni giorno, in Italia, vengono diagnosticati più di 115 casi di tumore al polmone e, a fine 2020, verranno contate circa 41.000 nuove diagnosi, con un aumento dei casi tra donne e persone più giovani, anche non facenti parte della categoria dei fumatori accaniti o degli ex-tabagisti.

Il dato ci arriva da Women Against Lung Cancer in Europe - WALCE Onlus. Ancora oggi l'85% dei casi interessa i tabagisti, ma sono chiamate in causa anche predisposizione genetica ed esposizione ad amianto e radon.

A cinque anni dalla diagnosi è vivo circa il 18% dei pazienti, percentuale molto bassa (il tumore al polmone è al mondo la neoplasia con il più alto numero di decessi) dovuta anche al fatto che in più di sette casi su dieci il tumore viene scoperto tardi.

Con i nuovi farmaci a bersaglio molecolare e l'immunoterapia si sono aperti promettenti scenari di cura e di stabilizzazione della malattia, che permettono anche a chi non è candidabile a un intervento una buona e prolungata qualità di vita.

Nel nostro Paese vivono quasi 107.000 persone con pregressa diagnosi di carcinoma polmonare, dieci anni fa erano circa 82.000 con un incremento del 30%, incremento che dimostra come la speranza di vita si stia allungando, grazie anche alle diagnosi precoci.

«Con una diagnosi di tumore del polmone non a piccole cellule con alterazione molecolare si ha la possibilità di essere curati con soluzioni terapeutiche sempre più personalizzate ed efficaci», spiega la professoressa Silvia Novello, presidente WALCE.

Per quanto riguarda la possibilità di nuove e più efficaci cure una novità importante ci arriva da uno studio di fase 1/2 dedicato al Selpercatinib, un inibitore specifico del gene RET (REarranged during Transfection), in sviluppo clinico e finora approvato solo negli Stati Uniti. Questo farmaco può essere utilizzato per combattere il tumore del polmone e non solo. Si tratta di una molecola molto attiva e ben tollerata contro quelle neoplasie che presentano l'alterazione dell'oncogene RET responsabile della crescita tumorale non solo al polmone ma anche alla tiroide e in altre neoplasie.

I dati della ricerca sono stati presentati per la prima volta in Italia all’ultimo congresso dell’Associazione Italiana di Oncologia Medica (AIOM) da Federico Cappuzzo, direttore dell'Oncologia Medica 2 dell'Istituto Nazionale Tumori Regina Elena (IRE).

Il lavoro ha coinvolto pazienti con tumore al polmone che presentavano tale alterazione biologica e mostra come il farmaco sia in grado di indurre, in un'alta percentuale di casi, la regressione di malattia per un tempo prolungato.

«Lo studio su Selpercatinib mostra che il tasso di risposta al farmaco è di oltre l'80% per i pazienti naive”, cioè che non avevano precedentemente ricevuto alcun tipo di trattamento. Nei pazienti precedentemente trattati con terapia standard, invece, il tasso di risposta è del 64%. Risultati di grande importanza, che dimostrano come vi sia un impatto importante nel controllo del cancro da parte di questo inibitore molecolare», spiega Federico Cappuzzo.

«Alla diagnosi di neoplasia polmonare è importante procedere immediatamente con la caratterizzazione molecolare», aggiunge Gennaro Ciliberto, direttore scientifico IRE. Il farmaco non è ancora disponibile in commercio in Italia se non nell'ambito di sperimentazione clinica, ma si sono fatti passi in avanti importantissimi in quest’ultimo anno. Il primo riguarda l'approvazione del Food and Drug Administration (FDA), l'agenzia del farmaco statunitense, per i tumori avanzati del polmone e della tiroide. Via libera che viene concesso solo quando un farmaco in corso di sviluppo offre benefici superiori rispetto alle terapie già in uso.

(Fonte: ANSA - Foto di copertina: Pixabay)

 

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