Università di Oxford, tassare la carne rossa per compensare costi malattie

Visualizzazioni:
87
20/11/2018 - 13:07

Tassare la carne rossa per compensare il costo sociale delle malattie provocate dal suo consumo, e per mangiarne meno. È quanto propone una ricerca dell'Università di Oxford, pubblicata sulla rivista PLOS One.

Lo studio parte dal presupposto che il consumo eccessivo di carne rossa può portare a cancro, malattie cardiache e diabete. La cura di queste malattie rappresenta un costo per la società.

Una tassa compenserebbe questi costi sociali e farebbe calare il consumo. La ricerca sostiene che le malattie legate alle carni rosse costano 285 miliardi di dollari all'anno nel mondo. Viene quindi proposta una imposta del 20% sulla carne non lavorata (come le bistecche) e del 110% su quella lavorata (come gli insaccati, le salsicce e la pancetta).

La misura raccoglierebbe 170 miliardi di dollari all'anno nel mondo e farebbe risparmiare 41 miliardi di dollari annui in cure mediche: in pratica, si eliminerebbe o compenserebbe il 70% dei costi sanitari dovuti alle carni rosse, e si eviterebbero 220.000 decessi all'anno. Il consumo medio di carne sarebbe ridotto di due porzioni alla settimana: attualmente nei paesi ricchi la media è una porzione al giorno. Il consumo di carni rosse lavorate calerebbe del 16%.

L'Organizzazione Mondiale della Sanità ha dichiarato nel 2015 che la carne rossa lavorata è cancerogena e quella rossa non lavorata potenzialmente cancerogena. Nel settembre scorso l'assemblea dell'ONU (su pressione anche dell'Italia) ha approvato un documento in cui afferma che non esistonocibi sani o insalubri”, madiete sane o insalubri”. A novembre però sette paesi (fra i quali la Francia) hanno presentato un progetto di risoluzione ONU che esorta gli stati membri ad adottare politiche fiscali e regolatorie verso cibi e bevande insalubri.

Sull’argomento si è espressa anche Coldiretti che, commentando la ricerca dell’Università di Oxford, afferma che, con il 93% degli italiani che consuma carne, è inaccettabile la proposta di una tassa per scoraggiare gli acquisti in un momento di difficoltà economica.

Un corretto regime alimentare, sostiene la Coldiretti, si fonda sull'equilibrio nutrizionale tra i diversi cibi consumati, e non va ricercato sullo specifico prodotto. Non esistono cibi sani o insalubri, ma solo diete più o meno sane. Inoltre, il consumo medio annuo in Italia di carne (pollo, suino, bovino, ovino), ricorda la Coldiretti, è sceso a 79 chilogrammi pro capite, tra i più bassi in Europa; i danesi, infatti, sono a 109,8 chilogrammi, i portoghesi a 101 chilogrammi, gli spagnoli a 99,5 chilogrammi, i francesi e i tedeschi rispettivamente a 85,8 e 86 chilogrammi.

In Italia si assiste peraltro ad una decisa svolta verso la qualità, con il 45% degli italiani che privilegia la carne proveniente da allevamenti italiani, il 29% sceglie carni locali e il 20% quella con marchio DOP, IGP o con altre certificazioni di origine, secondo l'indagine Coldiretti/Ixè. Vola, infatti, il consumo di bistecca DOC, con un balzo del 20% nel numero di animali di razze storiche italiane allevati negli ultimi 20 anni sulla base delle iscrizioni al libro genealogico.

(ANSA)

 

clicca e scopri come sostenerci

Aggiungi un commento