
Biodiversità: in montagne l’85% delle specie

Il cuore della biodiversità della Terra è nelle montagne: sebbene occupino solo il 25% della terraferma, ospitano l'85% delle specie di anfibi, uccelli e mammiferi, che adesso potrebbero essere minacciate dai cambiamenti climatici.
La rivista Science ha pubblicato una rassegna di articoli su questo tema per celebrare i 250 anni dalla nascita del naturalista Alexander von Humboldt (1769 - 1859).
In questi articoli gli esperti suggeriscono che le complesse interazioni tra il clima eterogeneo delle montagne e l'aspro suolo montuoso probabilmente hanno giocato un ruolo chiave sia nel generare che nel mantenere la diversità delle specie nelle montagne, rispetto alle regioni di pianura.
«Le persone spesso pensano ai climi montani come desolati e aspri, ma nella regione montuosa più ricca di specie, le Ande settentrionali, ad esempio, c’è circa la metà dei tipi di clima del mondo e questa regione è relativamente piccola rispetto alla vicina Amazzonia, che è dodici volte più grande», rileva Michael Borregaard, dell'Università di Copenhagen, uno degli autori dei sette articoli pubblicati sulla rivista.
Tuttavia, con i cambiamenti climatici globali e l'aumento dell'uso della terra in montagna, la loro lunga storia di rifugio per la biodiversità potrebbe essere minacciata.
Tutti gli articoli dello speciale, secondo Carsten Rahbek, dell'Università di Copenhagen, «sono una testimonianza dell'eredità lasciata da Alexander von Humboldt, che ha rivoluzionato il nostro pensiero sui processi che determinano la distribuzione della vita». Nel 1799, Alexander von Humboldt salpò per un viaggio di 5 anni e 8.000 chilometri in America Latina, studiandone le specie e gettando le basi per la comprensione della biodiversità terrestre. Le nostre ricerche, conclude, «seguono il suo approccio di integrare i dati e la conoscenza delle diverse discipline scientifiche per comprendere il mondo naturale».
(ANSA)
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