Coronavirus, studio cinese rivede la distanza minima per evitare il contagio

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Redazione
10/03/2020 - 01:27

Il coronavirus può rimanere nell'aria per almeno trenta minuti e coprire una distanza di circa 4,5 metri, molto più delle distanze di sicurezza di uno o due metri raccomandate dalle autorità sanitarie in varie parti del mondo.

Lo rivela una ricerca di epidemiologi cinesi, citato dal South China Morning Post, secondo cui il coronavirus, come già emerso nelle scorse settimane da altri studi, può rimanere per giorni sulle superfici, aumentando il rischio di contrarlo per chi le tocca.

È presto, comunque, per dare una valutazione a questo lavoro. La tenuta sul tempo di un virus nell'aria è facile da misurare, mentre il calcolo della dispersione nello spazio è estremamente complesso. Ci vorranno ulteriori indagini per verificare i risultati di questa ricerca. Risultati che se fossero confermati costringerebbero le autorità sanitarie mondiali a rivedere tutti i protocolli di sicurezza adottati nelle ultime settimane in tutti i paesi colpiti dal virus.

La permanenza sulle superfici è soggetta a fattori variabili, come il tipo di superficie e la temperatura: a 37 gradi centigradi, il virus può resistere fino a due o tre giorni, su vetro, metallo, plastica, carta e tessuti, spiegano gli epidemiologi della provincia dello Hunan dopo le indagini su un cluster di contagi. Secondo lo studio, poi, il coronavirus può sopravvivere più di cinque giorni nelle feci o nei liquidi corporei.

«Si può confermare che in un ambiente chiuso con aria condizionata, la distanza di trasmissione del nuovo coronavirus eccederà la comunemente riconosciuta distanza sicura», scrivono gli studiosi guidati dall'epidemiologo Hu Shixiong, in un paper pubblicato dalla rivista scientifica Practical Preventive Medicine, prendendo come situazione di esempio quella di un autobus per dimostrare la permanenza del virus sul mezzo pubblico anche dopo la discesa della persona contagiata.

L'ESPERIMENTO SUI PASSEGGERI DI UN AUTOBUS

Lo studio si basa su un gruppo di casi risalenti al 22 gennaio scorso, pochi giorni prima dell'inizio del capodanno lunare e quando l'epidemia non era ancora riconosciuta come un'emergenza nazionale in Cina. Un passeggero che già avvertiva i sintomi della malattia, identificato come “A”, è salito su un autobus a lunga percorrenza di 48 posti al completo, sedendosi in penultima fila, senza mascherina per coprire il volto.

In base alle immagini delle telecamere a circuito chiuso (obbligatorie in Cina) l'uomo non ha avuto interazioni con altri passeggeri durante tutto il viaggio, durato quattro ore. Il coronavirus ha però fatto in tempo a posarsi su sette altri passeggeri prima che A scendesse dal mezzo, secondo i risultati dei ricercatori, tra cui alcuni che stavano sei file più avanti delpaziente zero”, a una distanza stimata, appunto, in circa 4,5 metri.

Circa mezz'ora dopo la fine della corsa, un altro gruppo di persone è salito sull'autobus e uno di loro che non indossava la mascherina è rimasto contagiato, si pensa a causa di particelle inalate dal gruppo di passeggeri seduti in precedenza. Il paziente preso in considerazione è, invece, salito su un altro minibus contagiando, in un'ora, altre due persone, una delle quali si trovava a una distanza di circa 4,5 metri.

In base allo studio è infine emerso che nessuna delle persone che portavano una maschera per coprire il volto mentre viaggiavano assieme al paziente zero ha contratto il coronavirus. Nonostante rimangano ancora interrogativi aperti sullo studio - come per esempio il fatto che la persona seduta al fianco di A non abbia contratto il coronavirus, pur avendo l'esposizione più alta - la conclusione dei ricercatori è quella di indossare la mascherine quando si prendono i mezzi pubblici, comprese metropolitane e aerei, e «ridurre al minimo il contatto tra le mani e le aree pubbliche, ed evitare di toccare la faccia prima di averle pulite».

(AGI)

 

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