ENEA inventa metodo per produrre alcuni principi attivi dello zafferano benèfici per la salute umana

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07/07/2018 - 11:04

ENEA ha brevettato un metodo biotecnologico per produrre in grandi quantità, a basso costo e con alti livelli di purezza le molecole di colore giallo-rosso dei fiori di zafferano, le cosiddette “crocine”, che vantano proprietà antiossidanti e funzioni protettive nei confronti di malattie degenerative della retina e di alcune forme tumorali.

«Questa invenzione appare come l’unica via per produrre crocine in grandi quantità, in considerazione dell’impossibilità di ottenerle tramite sintesi chimica e della stagionalità della pianta che fiorisce solo una volta l’anno», spiega la ricercatrice del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA Olivia Costantina Demurtas, una delle autrici del brevetto. «Inoltre, il metodo che abbiamo messo a punto consente di ottenere pigmenti a costi fino a cento volte inferiori rispetto a quelli di origine naturale e con livelli di purezza tali da consentirne l’utilizzo anche in biomedicina», conclude Demurtas.

Oltre a essere pubblicato sulla rivista del settore Plant Physiology, questo metodo biotecnologico ha consentito a Olivia Costantina Demurtas di vincere recentemente uno dei riconoscimenti del Premio “Hausmann & Co e Patek Philippe – Dedicato a chi ha talento”, istituito dai celebri marchi di orologi per premiare le giovani eccellenze italiane. Da sottolineare che tale brevetto non competerà con gli usi culinari della spezia, in quanto le crocine non sono responsabili delle proprietà organolettiche (sapore e profumo) dello zafferano.

Il sistema brevettato da ENEA ha permesso anche di individuare metodi innovativi di ingegneria genetica per produrre le crocine in batteri, lieviti o piante diverse dallo zafferano. Inoltre, grazie a studi sulle molecole biologiche, ENEA e l’Università di Castilla-La Mancha hanno identificato una serie di geni coinvolti nella produzione delle crocine. I risultati ottenuti nell’ambito delle attività di caratterizzazione di uno zafferano selvatico, che accumula crocine anche nella parte gialla di altri organi oltre che negli stimmi, sono stati pubblicati sulla rivista Scientific Reports del gruppo Nature.

«Attraverso l’uso di tecnologie “omiche” per determinare i meccanismi che controllano la sintesi di crocine, abbiamo ottenuto una serie di geni associati all’accumulo di queste molecole e questi risultati saranno oggetto di studi futuri al fine di aumentarne la produzione», spiega Gianfranco Diretto del Laboratorio Biotecnologie dell’ENEA.

La coltivazione dello zafferano è limitata a terreni ad altitudini superiori ai 300 metri e ogni pianta produce al massimo tre fiori, ognuno dei quali porta al massimo tre stigmi; inoltre, tutte le operazioni di raccolta e processamento devono essere svolte manualmente. E non è tutto: lo zafferano, infatti, è una pianta sterile, aspetto che ne aumenta le difficoltà di miglioramento genetico e delle sue caratteristiche produttive. A causa della ridotta produzione e disponibilità e all’alto costo della manodopera, il cosiddetto “oro rosso” rappresenta una delle spezie più costose al mondo, con prezzi che possono raggiungere trentamila euro al chilo. Si calcola che per produrre una bustina di zafferano siano necessari più di venti fiori dai quali si ricavano sessanta pistilli mentre per ottenere un chilo di zafferano occorrano centocinquantamila fiori e cinquecento ore di lavoro.

 

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