Le cure domiciliari. A che punto siamo?

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06/04/2017 - 23:17

In Italia la cura alternativa al ricovero ospedaliero si chiama assistenza domiciliare integrata, un servizio che permette al paziente di ottenere le cure direttamente a casa. Il cittadino italiano può utilizzare l'assistenza domiciliare concordando, per un periodo prestabilito, il programma e le modalità insieme all'ASL, i parenti e il medico di base. Un indispensabile modello assistenziale che dovrebbe permettere al paziente di restare in contatto con il proprio ambiente familiare, evitando così lunghi e scomodi spostamenti dalla propria abitazione. Nonostante questo servizio sia previsto dalla normativa italiana, ad oggi all'interno del territorio italiano si registrano non poche carenze e inefficienze che causano notevoli ritardi nell'ambito dell'assistenza domiciliare.

Tra le diverse tipologie di cura domiciliare, esistono l'assistenza domiciliare integrata (A.D.I.), l'assistenza domiciliare programmata (A.D.P.) e l'assistenza domiciliare infermieristica (S.I.D.), strumenti previsti dal Servizio Sanitario Nazionale e che fanno parte di quel percorso che dovrebbe garantire alle persone non autosufficienti o in condizioni di fragilità dei supporti assistenziali nel proprio domicilio. Servizi, che tra l'altro, comprendono un'assistenza di trattamenti medici, infermieristici e riabilitativi, che servono per stabilizzare il quadro clinico e “limitare il declino funzionale e migliorare la qualità della vita” del paziente.

In Italia, tuttavia, nell'ambito della domiciliazione delle cure non si riscontra un consolidamento diretto alle ASL in grado di supportarle con l'individuazione di personale medico e paramedico, anzi si ha una diminuzione degli interventi socio-assistenziali in termini qualitativi e quantitativi. Oggi chi vorrebbe usufruire delle cure domiciliari cosa deve fare? Per quanto tempo potrà sfruttare questa possibilità? Quali sono gli aiuti? Dovrà sostenere dei costi? Ma soprattutto, ad oggi, il paziente è stato messo in grado di usufruire dell'assistenza domiciliare integrata, oppure si deve confrontare con le carenze e le inadeguatezze del sistema sanitario?

Ilpapaverorossoweb, in precedenza, si era occupata del Fascicolo sanitario elettronico, lo strumento che comunica ai medici un quadro clinico completo sullo stato di salute dei cittadini italiani e nel farlo aveva sottolineato la lentezza e la frammentarietà riscontrata nell'attuazione di questo prezioso dispositivo sanitario. Discorso simile si potrebbe fare sull'attuazione delle cure domiciliari che non trovano ampio riscontro sul territorio nazionale.

Innanzitutto, l'assistenza domiciliare viene rivolta alle persone che registrano situazioni di fragilità, senza limitazioni di età o reddito, che hanno una situazione di non autosufficienza parziale o totale di carattere temporaneo o definitivo; che hanno una una condizione di non deambulabilità e di non trasportabilità. Con la legge numero 69 del 2009, il servizio può essere erogato anche dalle farmacie pubbliche e private in convenzione con il Servizio Sanitario nazionale e anch'esse sono obbligate a offrire dei programmi di assistenza domiciliare a favore dei pazienti, attraverso la consegna domiciliare di farmaci e la messa a disposizione degli operatori socio sanitari.

La persona che vorrebbe attivare questo percorso assistenziale per un proprio familiare o per sé, deve, dunque, dimostrare di essere in una situazione di non autosufficienza o in una condizione di non deambulabilità. Le cure domiciliari sono erogate con modalità differenti, in base all'organizzazione dei servizi territoriali dell'ASL di pertinenza, e sono gestite direttamente dal Distretto sociosanitario delle Aziende Sanitarie Locali, in collaborazione con i Comuni. Il personale a quel punto accerterà il bisogno clinico-assistenziale tramite gli strumenti di valutazione multidimensionale che consentono di accettare oppure no la richiesta del paziente.

I servizi per l'assistenza domiciliare sono erogati sempre e solo a orari e giorni prestabiliti, la durata è definita dal Piano individuale ed è soggetta a variazioni in base alle rivalutazioni delle condizioni del paziente. Per quanto concerne i costi, la componente di assistenza sanitaria che garantisce l'ASL nell'assistenza domiciliare integrata è gratuita, invece, per i servizi a carattere socio-assistenziale, si prevede una compartecipazione ai costi da parte del paziente.

Come si diceva, il servizio assistenziale delle cure a domicilio dovrebbe aiutare il paziente a ricevere un supporto medico e infermieristico adeguato senza spostarsi da casa. Tuttavia, questo servizio registra delle carenze. Di seguito alcuni casi eclatanti, che riguardano in primo luogo l'intervento integrato degli specialisti. Ad esempio, una signora anziana residente nelle Marche ha denunciato – tramite i media nazionali – il disagio riscontrato con l'assistenza domiciliare integrata. La paziente – si legge – ha una invalidità totale e mediante i suoi familiari ha attivato l'A.D.I., che prevede oltre alle visite domiciliari del medico di famiglia e dell'infermiere, anche l'intervento di altri specialisti come il cardiologo, il geriatra e il neurologo. Nonostante il servizio lo preveda, la sua richiesta non è stata esaudita, poiché l'ASL di pertinenza non aveva gli specialisti a disposizione. Pertanto, la paziente non ha potuto usufruire dei medici richiesti e si è dovuta recare autonomamente in ospedale pagando personalmente il trasporto.

Una signora residente nel Lazio, invece, ha registrato difficoltà nell'assistenza domiciliare a causa dei medici che non si sono presentati a casa del paziente, con la conseguenza, di chiedere e di pagare le cure a dei privati. Alle carenze che si possono riscontrare in lungo e in largo nella penisola, si aggiungono le inefficienze e le inadeguatezze non di poco conto dovute alla mancanza di fondi. Come nel caso di una paziente residente in Sardegna che poteva contare su un'assistenza domiciliare di almeno 4 ore per 4 giorni alla settimana. Fino alla nuova comunicazione che invece le dava la possibilità di ottenere soltanto 2 ore per 2 giorni alla settimana. E le denunce sulle inefficienze e sulle carenze del nostro servizio sanitario trovano conferma, soprattutto se ci affidiamo ai dati del XIX Rapporto Pit Salute, che raccoglie almeno 21.493 segnalazioni di persone che si sono viste negate o ridotte le cure domiciliari che invece dovrebbero spettare di diritto. Inoltre, i tagli alla sanità hanno portato ad alcune drastiche riduzioni in merito al servizio assistenziale domiciliare causando notevoli disagi alle famiglie richiedenti.

Infine, bisogna evidenziare che l'accesso a questo servizio assistenziale registra diversi disservizi: liste d'attesa eccessivamente lunghe, una trafila burocratica intollerabile per i pazienti che devono anche confrontarsi con le lungaggini amministrative; una diminuzione delle ore di assistenza, molti pazienti si ritrovano, improvvisamente, nel proprio programma d'assistenza il monte orario decurtato; l'inadeguatezza del sistema sanitario nel prendere in carico la persona che presenta delle criticità; una mancanza di supporto economico per le famiglie che devono affrontare le spese per l'acquisto dei farmaci e le visite nei privati.

Ci ritroviamo, pertanto, a parlare di un servizio, quello dell'assistenza domiciliare, che dovrebbe essere già consolidato e potenziato, che dovrebbe avere il pregio di essere considerato come una solida spalla per la sanità pubblica ospedaliera, pronto a essere attivato in un Paese che fa del Welfare il proprio pilastro per garantire la sicurezza e il benessere dei cittadini.

 

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