In un gene il perché alcuni mangiano poco le verdure

16/11/2019 - 10:27

Un gene potrebbe rendere le verdure meno appetibili per alcune persone, aumentando la sensibilità al gusto amaro di alcune sostanze in esse contenute. In questo modo il DNA può influenzare le scelte alimentari individuali verso opzioni più o meno sane.

Lo rivela uno studio che in questi giorni viene presentato al congresso della American Heart Association a Philadelphia.

«Il tuo DNA influenza il modo in cui percepisci i gusti, e il gusto è un importante fattore nella scelta dei cibi», e può dissuadere alcuni dal consumo di verdure che fanno bene al cuore, dichiara l'autrice del lavoro Jennifer Smith dell'Università del Kentucky.

Il gene in questione si chiama TAS2R38 ed è importante per percepire l'amaro dei cibi. Ne esistono due versioni, PAV e AVI. Chi nel proprio DNA ha due copie di PAV è supersensibile all'amaro di certe sostanze, ad esempio quelle tipicamente contenute in verdure come i broccoli (ma anche agli antiossidanti amari del cioccolato fondente, al caffè). Chi ha due copie della versione AVI sente pochissimo l'amaro ed è avvantaggiato quando a tavola c'è la verdura. Infine, chi possiede nel DNA una copia AVI e una PAV sta nel mezzo in quanto a percezione dell'amaro.

In questo studio gli esperti hanno confrontato il diario alimentare di 175 adulti (divisi poi in base alla quantità e varietà di verdure consumate abitualmente), analizzandone anche il DNA per verificare quale delle due versioni del gene del gusto amaro avessero. Ebbene è risultato quasi il triplo più probabile che i portatori di due copie di PAV (supersensibili all'amaro) figurassero nel gruppo delle persone con scarso consumo di verdure. Insomma, le scelte alimentari rispecchiano la genetica individuale legata al gusto dell'amaro.

«Speriamo di usare l'informazione genetica per scoprire le verdure più accettabili per il gusto delle diverse persone, e anche per individuare le spezie in grado di mascherare il gusto amaro e rendere le verdure accettabili a tutti i palati», ha concluso Jennifer Smith.

(ANSA)

 

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